Wanda Marasco si è aggiudicata il premio Campiello 2025. Docente di Materie letterarie all’Istituto Tecnico” Galileo Ferraris“di Scampia (quartiere “difficile” di Napoli), è finita sotto i riflettori del palcoscenico del Teatro La Fenice di Venezia. Tale traguardo è stato raggiunto dopo un percorso lungo e complesso.
Laureata in Filosofia presso l’ateneo partenopeo “Federico II”, a Roma si è diplomata anche alla Accademia di Arte Drammatica” Silvio D’Amico”.
La sua carriera di autrice prende corpo fin dai primi anni di docenza.
Poesie e romanzi riecheggiano, infatti, delle voci, delle ferite, dei disagi ma anche delle resistenze con cui doveva fronteggiarsi quotidianamente. Insegnare, in certi contesti, è più complesso e- perché no? – più appassionante che in altri. La professoressa Marasco non si è limitata a trasmettere nozioni e contenuti, ma ha trovato la maniera di dare dignità e un futuro a tanti giovani. I suoi studenti sono stati spesso protagonisti di rappresentazioni teatrali. L’aula si è trasformata in uno spazio creativo che ha posto al centro chi era ai margini. Un simile impegno pedagogico non poteva non riflettersi nella sua narrativa.
La narratrice napoletana con 86 voti della Giuria dei Trecento Lettori Anonimi ha superato di misura “Bebelplatz” di Fabio Stassi. Perché? A nostro avviso per molte ragioni, a cominciare dal genere. È un romanzo storico? Sì…e no.
Di spalle a questo mondo non è un romanzo storico in senso tradizionale. Anzi la scrittrice ne rovescia le regole.
Palasciano e Olga, pur essendo personaggi realmente esistiti, quindi storici, vengono raccontati attraverso visioni, sogni, deliri e sprazzi di memoria. Invece di una prosa asciutta, neutra, ricorre ad una scrittura lirica, densa, evocativa più che descrittiva. Il tempo del racconto è frantumato, circolare, caratterizzato da salti e ritorni, come se gli eventi del passato fossero un corpo da esplorare e non una linea da seguire. Anche la follia, evidente chiave di lettura dell’opera, diventa un filtro per rivelare la realtà, anzi per deformarla. Insomma, non vuole riportare i fatti storici, ma trasformarli in un’esperienza emotiva e sensoriale. Un esempio è Olga Pavlova Vavilova. Non è descritta come farebbe una biografa o una storica. La sua essenza si propaga come un’onda che accompagna i lettori anche dopo aver chiuso il libro. La storia è diventata materia poetica.
Quindi, Di spalle a questo mondo è sì un romanzo storico, ma scritto con l’anima di una verseggiatrice e la mente di una filosofa. In questa peculiarità risiede il fascino del romanzo che ha trionfato a Venezia.
In Di spalle a questo mondo, ma anche in “L’arciere d’infanzia “(Premio Bagutta 2003), “Il genio dell’abbandono” (2015) “La compagnia delle anime finte”, parole e stile sono una firma inconfondibile. Evolvono, ma restano fedeli a una precisa visione del mondo. Il lessico è ricco di termini arcaici, poetici e razionali insieme. Lo stile è barocco (non in senso negativo), ossia elaborato, esornativo, decorativo. Le frasi, spesso lunghe, intrecciate con abilità, prendono un ritmo che ricorda la musica o la preghiera. C’è sempre la ricerca della bellezza formale, anche quando si parla di dolore o pazzia. Ma, ciò che rende viva e unica la narrazione, è l’oralità napoletana. La lingua della scrittrice è fortemente radicata nel parlato napoletano, non tanto come dialetto quanto come ritmo, cadenza, filosofia di vita. Uno sguardo, “di spalle a questo mondo”, ironico, tragico, affettuoso, resistente. Si tratta di una forma di pensiero espressa attraverso immagini vive, metafore tratte dalla quotidianità e una sapienza antica passata di bocca in bocca. Un’oralità che nelle opere di Wanda Marasco diventa linguaggio narrativo: i personaggi parlano come si fa a Napoli, con teatralità, intensità ma anche con una profonda consapevolezza del dolore.
Non possiamo che essere grati alla giuria popolare del Premio Campiello per aver reso più luminoso il nome di una letterata che da anni scava tra le contraddizioni e le verità del nostro tempo. Un tempo fragile, disincantato e desideroso di trovare un senso. Un senso che la romanziera e poetessa sembra aver trovato in una formula semplice e potente insieme: “Dedico questo premio a tutto ciò che nella vita e nella letteratura mi ha consegnato amore e conoscenza”. E voi, gentili lettrici e lettori, siete pronti a raccogliere questa consegna?
