Un noto autore che la letteratura italiana ha da sempre innalzato scrive nel suo celebre romanzo Uno, nessuno e centomila: «Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti». Egli è Luigi Pirandello, scrittore del Novecento che è riuscito a coniugare nel suo pensiero la crisi identitaria e la riflessione filosofica.
Il mese di febbraio è quel periodo dell’anno in cui si svuotano gli armadi dei costumi carnescialeschi; il mese in cui, in caso di infelicità, si può lanciare in aria una manciata di coriandoli e tornare a sorridere sotto la maschera di cavalieri e dame indomite, pressate da una società che stabilisce dei countdown per ogni fascia d’età. In adolescenza bisogna diventare maturi, in maturità bisogna diventare responsabili e in senilità bisogna augurarsi di avere a disposizione più tempo possibile per concludere il lungo viaggio esperienziale ed esistenziale senza alcun rimorso.
Nascono scadenze sul lavoro, nella sfera privata e sociale: dentro di sé l’essere umano è disincantato e svuotato, un “osso di seppia” sui cocci aguzzi di bottiglia che rischia di tagliarsi a ogni passo verso un’inarrivabile felicità, scandita da numeri e lancette. La buona notizia, cari Pulcinella, Arlecchini e Colombine, è che nessuno è delimitato o sbarrato da punti fissi da dover per forza raggiungere; è necessario abbandonare i cliché della società liquida per approdare all’inverosimile viaggio, controcorrente, del tempo privato e di qualità che ogni essere umano sente di possedere.
Non avere figli a trent’anni non è un procedere lento, così come non lo è non essere ancora laureati o lavoratori a venticinque; non avere un compagno o una compagna non è una colpa, né lo è l’aver disatteso i tempi accademici dettati dalle regole di una società impervia e ricca di criticismo, se non di cinismo e ipocrisia. Nel lungo viaggio mascherato del carnevale di una vita colorata, si preferisce restare àncore sicure per il proprio personale porto d’imbarco: non ha importanza seguire il resto del mondo, la Terra gira lo stesso. L’importante è seguire la locomotiva del “quando resti solo” e senza restare nessuno, di fronte ai nudi occhi del personale auto criticismo.
Lo scavare nel profondo della propria mente, per tanti, sembra coincidere con quelle Colonne d’Ercole da non attraversare, ma bisogna farsi Ulisse per cambiare il proprio assetto di ragionamento. «Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza», recita Dante Alighieri nella famosa terzina del canto XXVI dell’Inferno, della Commedia “meno divertente” di tutti i tempi. Si inizia il viaggio male e lo si termina col riso: questa è la commedia e il palcoscenico di ogni esistenza. Quindi, si tendono le corde, si svela il tappeto rosso, si apre il sipario, s’indossa la maschera e si procede lungo tutto l’anno… buona visione!
