• 9 Marzo 2026
Economia

Le preoccupazioni dell’economia negli USA riguardano principalmente la possibilità di una recessione causata dalle politiche economiche del presidente Trump, con l’imposizione dei dazi e delle guerre commerciali che stanno destabilizzando i mercati interni ed esterni aumentando l’inflazione. Inoltre, si aggiunge il rischio default dovuto dall’enorme debito pubblico statunitense.

Negli USA c’è una crisi finanziaria iniziata nell’aprile del 2025 con l’imposizione di dazi commerciali come principale causa scatenante. L’inflazione è aumentata significativamente.

L’amministrazione Trump ha un disperato bisogno di soldi in quanto il debito estero ha raggiunto il record assoluto di oltre 28.100 miliardi di dollari. Gli USA stanno accumulando una gigantesca massa di debito estero che ormai non è più sostenibile. Il mondo sta perdendo fiducia nel dollaro e gli Stati Uniti potrebbero subire una crisi finanziaria già da quest’anno come riferisce Desmond Lachman, ex vicedirettore del Dipartimento di Sviluppo e Revisione delle Politiche del Fondo Monetario Internazionale. Ovviamente, questa critica situazione fiscale del Paese, era in crisi già prima dell’arrivo del secondo governo di Trump. Purtroppo, con i suoi tagli fiscali del mega-progetto aggiungeranno altri miliardi di dollari al deficit. I suoi dazi e la pressione sulla Federal Reserve per far abbassare i tassi hanno ulteriormente aumentano la sfiducia verso il dollaro.

Per molti economisti, la crisi dello stato di diritto che lo stesso Trump sta alimentando hanno fatto si che la fiducia verso gli Stati Uniti raggiungesse i minimi storici e contribuisse a far crollare il dollaro per il 10% segnando il peggior andamento della moneto dal 1953. I dazi hanno ulteriormente destabilizzato il dollaro e compreso la fiducia verso gli USA.

Inoltre le migliaia di licenziamenti nel Paese hanno contribuito ad alimentare la sfiducia interna con l’aumento senza precedenti della disoccupazione. Aumentano le famiglie in difficoltà economica e questo non giova alla situazione economica del Paese stesso. Infatti, il rapporto sull’occupazione è stato scioccante per l’impennata di disoccupati raggiungendo, nel novembre 2025, il 4,6%, il più alto dal 2021. Nonostante la media dal 1948 al 2025 è del 5,7%, quello attuale resta basso ma comunque sempre più in crescita negli ultimi mesi. Questo indica un raffreddamento del mercato del lavoro e segnali di indebolimento dell’economia.

Negli ultimi mesi numerosi economisti ed esperti economici hanno criticato apertamente l’incoerenza, l’irrazionalità e i rischi delle politiche economiche di Trump, in particolare sul fronte commerciale e tariffario. Lawrence H. Summers, ex Segretario del Tesoro USA ed ex Presidente di Harvard, ha detto che le nuove tariffe sono “la più grande politica economica sbagliata degli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale” e ha definito l’approccio come un’improvvisazione sconsiderata piuttosto che una vera politica economica.

N. Gregory Mankiw, ex capo dei consiglieri economici della Casa Bianca e professore ad Harvard, ha definito la politica tariffaria “nientemeno che malapprendimento economico” perché Trump sembra confondere deficit di bilancio con deficit commerciale, cosa che “non ha senso per la teoria economica”.

Inoltre, molti economisti osservano che Trump cambia rotta rapidamente, imponendo tariffe aggressive, poi sospendendole o modificandole in modo apparentemente arbitrario. Questo tipo di politica instabile crea incertezza nei mercati, riduce gli investimenti e rallenta l’economia, proprio perché le imprese non riescono a pianificare.

Lo scorso primo ottobre del 2025 c’è stato l’inizio dello Shutdown più lungo nella storia degli Stati Uniti, superando quello del 2018-2019, durando oltre un mese fino a quando non è stato approvato un accordo nel mese di novembre. Il Congresso non riuscì a trovare un accordo entro il 30 settembre sulle leggi di bilancio e sulla continuing resolution per finanziare il governo per il nuovo anno fiscale. Senza questi finanziamenti, molte agenzie e servizi federali hanno dovuto sospendere le attività non essenziali. Tra i 750.000 e i 900.000 lavoratori federali sono stati mandati in congedo non pagato o hanno lavorato senza salario fino alla risoluzione. Questa situazione ha portato perdite significative di salari e consumi causando all’economia del Paese una perdita di centinaia di milioni di dollari al giorno. Quasi tutti i settori ne hanno risentito compreso quello turistico.

Lo Shutdown del 2025 è un esempio di conseguenze di un profondo impasse politico sul bilancio federale, con effetti economici reali e diffusi. È stata la chiusura più lunga nella storia degli Stati Uniti e ha evidenziato quanto le divisioni politiche possano impattare servizi pubblici, lavoratori e stabilità economica generale.

Autore

Campano, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali, specializzato in scienze della politica in studi parlamentari all'Università della Sapienza di Roma. Collaborato con RadioSapienza, web tv e giornali web. Direttore della Biblioteca Comunale Safina di Gioia Sannitica. Sono stato presidente del Comitato Sviluppo e Territorio. Appassionato di viaggi internazionali e scrittura pubblicando un primo libro, un giallo ironico, in formato ebook, i segreti di filetto. Il libro è il primo capitolo su 4. Appassionato di storia, soprattutto locale.