• 11 Aprile 2026
Cultura

Esplorare l’arte, i suoi diversi modi di manifestarsi, le correnti artistiche e il modo in cui si intersecano con il clima culturale del momento considerato, è esercizio utile per comprendere l’impatto che esse hanno svolto e svolgono sulla società.

Ad oggi, però, le discussioni artistiche, letterarie, storiche vivono un passo indietro, regrediscono sempre più. Sembra quasi che viviamo nell’epoca in cui l’ uomo è giunto alla consapevolezza che possa vivere anche senza conoscere ciò che riguarda le humanae litterae e la storia e l’arte! Ma, nonostante ciò, io continuo a discorrere di arte e letteratura e storia andando, sicuramente, controcorrente rispetto agli ideali odierni delle nuove generazioni. Dunque, in questo contesto, il mio sguardo è rivolto al Dadaismo.

Nella fattispecie, durante il periodo della prima guerra mondiale a Zurigo, in Svizzera, fiorisce un movimento artistico e letterario, ovvero il Dadaismo, che influenza molto la letteratura, il teatro, la poesia. Il gruppo primario era costituito principalmente dal poeta Tristan Tzara, da Hugo Ball, da Richard Huelsenbeck e , poi, da Hans Arp.

Il loro luogo di ritrovo era il Cabaret Voltaire, dove si tenevano incontri poetici. Ars asserì dicendo: “Cercavamo un’ arte elementare che curasse gli uomini dalla follia dell’ epoca, un ordine nuovo che ristabilisse l’equilibrio tra il cielo e l’ inferno”. Riguardo l’origine e il significato del nome “dada” ci sono incertezze; pare che il termine dada sia stato creato nel trovare a caso un lemma nel vocabolario Larousse. Inoltre, Tristan Tzara ha parlato, per questo termine, di nonsense. È probabile che il nome Dada dovesse opporsi agli -ismi nel campo letterario ed artistico. Il dadaismo fiorisce come una corrente di rifiuto e ribellione nei confronti della barbarie bellica, infatti, si contraddistingue proprio per mettere in discussione gli standard artistici vigenti all’ epoca, mostrando tutto ciò attraverso l’abito identitario bizzarro e stravagante degli artisti dada. Quindi, il movimento rifiuta l’arte e le tecniche tradizionali.

Diversi erano i motivi affrontati all’interno di esso, come l’ arte, la letteratura, la politica,  esprimendosi tramite il principio di combattere l’ arte con l’ arte e , come detto poc’anzi, il rifiuto nei confronti della cultura tradizionale. I dadaisti hanno connotato Dada come: <<un fenomeno che scoppia nella metà della crisi morale ed economica del dopoguerra, un salvatore, un mostro che avrebbe sparso spazzatura sul suo cammino. Un sistematico lavoro di distruzione e demoralizzazione…che alla fine non è diventato che un atto sacrilego>>. L’unico modo per “salvarsi”, infatti, non era più la “ratio” e la logica, ma l’anarchia, l’irrazionale. Attraverso le riviste, le idee del dadaismo, diverse dalle altre opinioni, si diffusero capillarmente, diventando un movimento a livello internazionale. Tra le riviste, ricordiamo Dada, ideata da Hugo Ball e Tristan Tzara nel 1917, di cui vennero pubblicati cinque numeri, il quinto nel 1919; poi, Dudu, Litterature, Bleu creata da Cantarelli e Fiozzi. Il dadaismo in poco tempo si diffuse in Germania, in Francia e New York. I dadaisti si distinguono nelle loro opere per mescolare la vita quotidiana con l’esperienza pratica, arte e vita, ma anche letteratura, musica, teatro, danza. L’arte non dipende dalla bravura dell’ artista, ma dalla capacità di accostare gli oggetti, le parole. Hans Arp, ad esempio, incolla dei quadrati in base al modo in cui sono caduti, quindi, secondo un ordine casuale. Cambia , dunque, la maniera di fare arte. Non si crea più, ma si costruisce un manufatto artistico attraverso il rifiuto delle tecniche della tradizione. L’arte, per i dadaisti, è insita in un chiodo, in un oggetto, una ruota della bici,in una stoffa. Marcel Duchamp , infatti, propone un’opera costituita da una ruota di bici poggiata su uno sgabello o “Il grande vetro “.

Per creare poesia, invece, per i protagonisti del movimento, basta prendere dei pezzi di giornale e mischiarli: il risultato è poesia.

Il movimento ebbe un particolare influsso soprattutto in Germania: i dadaisti qui ebbero un effetto  propagandistico. Infine, nel 1924 il manifesto surrealista sostituì il movimento dadaista, aprendo così la strada a un nuovo movimento.

Infine, un tuffo nell’ arte è il modo giusto per capire anche il modo in cui la mente umana reagisce a determinati fattori storici. I dadaisti, nel periodo successivo alla guerra, scelsero la strada della ribellione artista e del nichilismo. Hanno osato, lasciando un insegnamento non solo contenutistico, ma anche di modus vivendi: un equilibrio tra l’ osare e l’essere folli nel modo giusto.

Autore

Originaria di San Salvatore Telesino, laureata in Lettere e Filosofia presso l'Università Federico II di Napoli, si è dimostrata sempre attenta allo studio filologico dei testi letterari e all'aspetto storico-linguistico della lingua italiana. A 21 anni ha esordito con il romanzo introspettivo "Scaffali di ricordi". Attualmente, dedica ampia attenzione agli articoli di impronta storico - culturale e, contestualmente, si occupa di cronaca collaborando con "Il Mattino". Durante i suoi studi ha avuto modo di approfondire la figura poligrafa di Matilde Serao, focalizzandosi sul rapporto tra le tematiche letterarie e i meccanismi narratologici insiti nella sua opera narrativa, in particolare, ne "Il paese di Cuccagna".