Molte generazioni sono cresciute con l’immagine mentale e la storia di una figura fittizia, ovvero Pinocchio: ha fatto un po’ sognare, ma anche riflettere dal momento in cui ha toccato pedagogicamente il significato dell’infanzia presentato, forse, con tinte un po’ fosche e a tratti divertenti. Il romanzo “Le avventure di Pinocchio. Storie di un burattino” è quel libro che è stato letto e riletto più volte dalle mamme e dalle nonne, un vero e proprio romanzo di formazione che rientra nell’ambito della letteratura d’infanzia. L’ autore del testo è Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzo Filippo Giovanni Lorenzini, scrittore e giornalista morto nel 1890. Si tratta di un vero e proprio importante classico della tradizione letteraria, pubblicato nel 1883 e tradotto in diverse lingue; è diventato oggetto di trasposizioni teatrali, televisive e cinematografiche: ricordiamo quella del 1940 realizzata da Walt Disney, mentre, in Italia la Rai mandava in onda lo sceneggiato di Luigi Comencini nel 1972. Benedetto Croce reputò il testo come una grande opera della letteratura italiana sostenendo che <<il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità>>. In un’atmosfera tragicomica si muove Pinocchio, un burattino di legno, figlio del falegname Geppetto. Pinocchio cresce e diventa un bambino maturo grazie alla Fata dai capelli turchini. Dal 7 luglio 1881 il libro, intitolato “La storia di un burattino”, fu pubblicato a puntate sul “Giornale per i bambini”. Inizialmente il libro non ebbe un enorme successo; poi, il testo fu ampliato trasformandosi subito in un best seller e long seller. Dal punto di vista narrativo, fu subito riconosciuto il suo valore, tanto che non è solo considerato come parte della letteratura per l’infanzia. Sono molti i livelli interpretativi inerenti all’opera. Tra le tante interpretazioni, ad esempio è da ricordare quella che considera la transizione da marionetta a bambino come metafora dell’uomo. Pinocchio, dunque, non è un personaggio vero, ma è una finzione narrativa. Viene indicato dall’ autore come un burattino che affronta svariate avventure ed esperienze, mostrando il mondo dei bambini come costellato di difficoltà. L’autore preferisce indicarlo come marionetta e non burattino, perché al tempo in cui uscì il romanzo, burattino aveva il significato di “fantoccio mosso da fili”, tra l’altro per molti era un francesismo. Di gran lunga interessante è la storia editoriale: Collodi doveva pagare dei debiti di gioco e pubblicò il romanzo a puntata sul Giornale per i bambini. Mentre, altri otto episodi furono pubblicati su Il Fanfulla. Per Collodi, il suo lavoro diventato un capolavoro universale, era una <<bambinata>>. Infatti, <<Fanne quello che ti pare, ma, se la stampi, pagamela bene, per farmi venire voglia di seguitarla>>, affermò nei confronti del direttore del giornale. Però, lo scrittore dovette cambiare le trame, in quanto non piacque al pubblico. Alla fine, dopo due anni per una conclusione ben rivista, Pinocchio si trasforma in un “burattino perbene ” e in un bambino in <<carne ed ossa>>. In questa metamorfosi pedagogica, diventa educato e studioso. La storia è ambientata nel periodo del Granducato di Toscana e, secondo alcune fonti, a Firenze, zona nord. In provincia di Lucca, invece, è ambientata un’altra scena, quando Pinocchio si impicca a un albero ancora esistente e conosciuto come Quercia delle streghe. L’ incipit della trama è come se, in un certo qual modo, facesse crollare la sospensione iniziale che si crea: <<C’era una volta…/ Un re! -diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno>>. E, così, da quel pezzo di legno ci si cala in una trama affascinante e dal grande valore pedagogico. Il falegname mastro Ciliegia crea una gamba di tavolo da un tronco, che inizia a parlare e si lamenta per il dolore. Mastro Geppetto ha costruito un burattino; poi, va a trovare mastro Ciliegia. Geppetto con il pezzo di legno lo lavora. Così, gli dà il nome e lo chiama Pinocchio, che sovente bistratta il falegname. Inoltre, scappa e viene inseguito da Geppetto. Così, iniziano le avventure di un Pinocchio birichino. La letteratura per bambini dell’Ottocento ricorda le opere di Dickens, volte a mostrare ai ragazzi quanto sia difficile la vita; infatti, esse rappresentano come i bambini vivevano nel periodo della rivoluzione industriale. Inoltre, l’ottocento è noto per il romanzo gotico. È un’atmosfera un po’ tenebrosa: ciò che, con tinte diverse, si riscontra anche nel romanzo di Collodi.
Pinocchio incontra e supera molte sfide, talvolta ripete gli errori. L’ infanzia dunque non appare come un momento gioioso. Altro elemento importante è il realismo, la realtà descritta è quella che appare, difficile, dura. Questo non appare da una lettura fatta in età infantile. Ma, riflettendoci Pinocchio ha tante difficoltà e momenti da affrontare! Infine, il romanzo continua a “vivere” nelle case degli italiani e diventa quasi impossibile non leggerlo ai bambini. Nuove e vecchie generazioni sono cresciute e si formano tuttora con questo romanzo pedagogico e di formazione.
