La ribellione delle donne e dei giovani è l’emblema di un paese subordinato ad una teocrazia che si sviluppa subito dopo la nascita della repubblica islamica nel 1979, una nazione che perde la sua identità, la sua libertà, che resta senza futuro e senza diritti umani.
La rivoluzione islamica fu feroce, incalzante ma di stampo solamente religioso, integralista e a nulla è servito il tentativo di occidentalizzazione apportato dallo Shah Mohammad Reza Pahlavi, che ha spinto su riforme economiche e educative vicine al sistema europeo al fine di liberalizzare il popolo e la sua cultura, culla del Medio Oriente e trionfo di stile, ma il fondamentalismo degli Ayatollah, prese il sopravvento rigurgitando un intera nazione, e rovesciando la monarchia che democraticamente al servizio del popolo iraniano aveva tolto il velo non solo alle donne rendendole libere ed emancipate, ma anche all’economia ponendo l’Iran in una centralità pari nel Medio Oriente rispetto all’occidente.
La modernizzazione indotta dallo Shah di Persia per quanto sostenuta dall’intero Occidente, fu travolta in ogni ambito culturale, fu suffragata e inghiottita dal Khomeini, di turno, che creò disparità, disuguaglianze, ovunque declinando ogni diritto e ogni conquista verso una vita di terrore, censura e repressione anche di genere. Chi si opponeva al regime islamico, veniva giustiziato, chi tentava una mera opposizione costretto all’esilio, i giornalisti e gli intellettuali epurati e le donne sottomesse all’islam e alle sue regole assurde.
Praticamente la laicità, la democraticizzazione fu repentinamente trasformata in teocrazia sciita e l’islamizzazione costituzionale cede il passo al potere islamico, con guida suprema dell’allora Khomeini e oggi di Ali Khamenei. L’esportazione del regime e la rivoluzione islamica si estese all’intero Medio Oriente. Gli Hezbollah in Libano, gli Hamas in Palestina, Siria, Yemen, Afghanistan, rendendo l’instabilità dei governi la norma, e la censura dei diritti umani il terrore, con persecuzioni e guerre civili ovunque, ovviamente furono gettate le basi per una rete terroristica internazionale, controprova furono gli attentati di matrice iraniana, implementando una generazione di ribelli al vivere civile occidentale. Certamente parliamo di un’altra cultura, degna di rispetto se essa stessa fosse rispettosa delle libertà e dignità civili.
La matrice sionista mondiale e globale, che ha sempre vissuto in contrasto con questa cultura, oggi denota un’azione finanziaria di grande portata e denota anche un procedere non sempre assolutamente condivisibile, come l’estremizzazione di una reazione troppo violenta nei confronti dei palestinesi, sottoposti ad una pulizia etnica incomprensibile, e a uno scontro contro gli iraniani.
Oggi il regime deve cadere, come? Shirin Ebadi giurista, attivista iraniana, premio Nobel per la Pace del 2003, dal suo esilio londinese, pur disapprovando la guerra e gli attacchi cruenti bellici, israeliani, si confessa in una lunga intervista, ove afferma che l’escalation temuta dopo i fallimentari negoziati sul nucleare, induce il popolo iraniano dopo 46 anni di lotte al regime a riappropriarsi della sua libertà, e questo colpo basso della lobby sionista, potrebbe forse contribuire alla sua caduta, anche se il popolo deve insorgere e riconquistare la sua identità perduta, per evitare odi e razzismi interni verso il liberatore o verso comunque il regime stesso e deve farlo in piena consapevolezza e libertà di intenti.
Dunque, il regime sciita e inclusivamente il popolo iraniano oppresso hanno dichiarato guerra all’Israele, come se fosse il nemico numero uno da combattere, in quanto, il regime non si sente libero di colpire e martoriare la popolazione a suo piacimento, infatti, chiunque si sentisse libero di diffondere notizie o immagini su Tel Aviv, verrà incriminato dal regime senza esclusione di colpi, ogni forma di insurrezione comunicativa sarà repressa e condannata.
Ovviamente l’Escalation bellica fa prevedere o fa paventare una possibile catastrofe nucleare globale, che non avverrà, Khamenei, sicuramente farà la fine di Saddam e i raid Israeliani saranno supportati sicuramente dagli Usa. I boati di Tel Aviv che spaventano il mondo sono i fragori di una probabile libertà annunciata ad un Iran troppo vessato, dal dominio islamico.
Le violazioni dei diritti umani, incluse le libertà di espressione, censure, blocchi di satelliti, piattaforme social, con migliaia di persone detenute, perché diverse per religione, pensiero politico, orientamento di genere, incarcerate, senza essere processate, dunque migliaia di detenzioni arbitrarie, in condizioni durissime e torturati, gridano liberazione e giustizia. Senza esclusione della pena di morte per crimini di ogni genere, applicata anche ai minori e alle donne ritenute fuori dai dettami islamici, come le femministe o le giornaliste, che si ribellano alle discriminanti di indossare il velo, o alle violenze ripetute, corporali e sociali, a matrimoni imposti e all’impossibilità di poter divorziare.
Inoltre, vi sono le minoranze etniche e religiose che affrontano abusi di ogni genere, torture, uccisioni, persecuzioni, in nome di una fede quella cristiana non ammessa dal regime.
Le comunità LGBT vengono criminalizzate come nell’olocausto, e spinti dopo persecuzioni e fustigazioni alla pena di morte.
Le teocrazie così elegantemente sopracitate, ovvero i regimi religiosi islamici, più specificatamente assumono delle leadership religiose, come quella recente iraniana, apparentemente innocua, perché interprete della volontà divina di riferimento, con forme di governo che definiscono democratiche ma che sono democrazie ribaltate in regimi totalitari, dove la vera autorità ombra è attribuita all’autorità suprema, o leader che si avvale della divinità o entità religiosa di riferimento sciita, in tal caso. O come in Mauritania, una repubblica islamica che ha adottato la Sharia come base del suo sistema giuridico, frodando ogni laicità del sistema di governo di riferimento e dello Stato in sé.
I paesi al mondo con problemi e restrizioni religiose sono molteplici, Corea del Nord, Arabia Saudita, Cina, India, Nigeria, compresi quelli sopra citati, ovvero Iran, Palestina, libano, Iran, Siria, Yemen, Afghanistan e le categorie di persecuzioni, pur differenti regimi sono paritetiche, violenze diverse, restrizioni diverse, intimidazioni, discriminazioni, persecuzioni, pene corporali, sociali, morte. Ma la Cina resta sempre un invasore di stampo commerciale che indipendentemente dal suo regime vuole conquistare il mondo senza forme colonialiste, imponendo anche in Iran, paese sulla “Via della seta”, un punto di vista commerciale innovativo, fatto di scambi bilaterali molto operativi.
Non sono mai stati sufficienti né i contrasti estremi attraverso organizzazioni, volte a monitorare le comunità perseguitate, sia esse statunitense USCIRF (United States Commission on international Religious Freedom) sia di carattere Cristiano come Open Doors, pertanto, siamo giunti alle volontà geopolitiche, che intendono sottomettere i territori islamici allo sfruttamento di risorse rare, petrolifere e gas-dotte monitorando e salvaguardando ciò, a vantaggio della finanza energetica, nell’ambito internazionale come sta avvenendo difatti ora con l’attacco diretto israeliano e il successivo attacco americano di domenica 22 giugno, come previsto sembra tradire la diplomazia e gravi conseguenze e ripercussioni potrebbero avvenire gettando il mondo nel caos.ma le minacce dirette agli Usa lasciano pensare a nuovi attacchi terroristici o alla distruzione delle basi americane in Medio Oriente, spaventano il mondo. L’oltraggiosa violazione dei principi sanciti dallo statuto dell’Onu denotano che l’America è ancora una volta in una posizione di sostegno del regime conservatore israeliano, e se ne assume una responsabilità irreversibile, pericolosa, ma anche con tutta probabilità, l’iniziazione di un negoziato di pace duraturo.
La minaccia è reale, o presunta tale come ci comunicano, l’Iran, essendo un sistema totalitario, con rete islamica terrorista, non può essere detentore anche di un sistema di armi nucleari di nuova generazione, la deterrenza nucleare prevede il riarmo e la sicurezza qualora la nazione è dotata di una democrazia vera, volta alla pacificazione dei rapporti bilaterali e internazionali, precedenti negoziazioni, infatti, hanno visto l’Iran in contrapposizione a tutto ciò, forse oggi dopo un preventivo attacco il regime sarà disposto ad addivenire ad ulteriori negoziazioni più aperte ad una pacificazione internazionale o subirà un change ordinamentale, o il mondo subirà una guerra non programmata.
Questa dimensione di negoziazione è pertinente anche alle volontà del G7 dove la consapevolezza di una de-escalation si ritiene opportuna e necessaria. Ma la vera negoziazione per fermare il regime e deporlo sembra ancora non di facile attuazione, e solo un’alleanza atlantica potrebbe impedire ad un sistema così ostinato di decapitare, l’intervento trumpiano equivale alla intermediazione putiniana, entrambe, due risposte diverse di soluzione dello stesso problema.
Questo attacco israeliano, potrebbe portare dei cambiamenti al regime iraniano in corso, con l’ausilio delle lobby sioniste come all’epoca, potrebbe però anche movimentare quella parte di popolazione iraniana che vuole un ribaltamento, scevra di dover destituire il regime, ma incapace di farlo da sola, mentre con la spallata bellica Israeliana e l’ausilio di intervento degli Stati Uniti, o di quelli Stati Uniti che da sempre dirigono con potere finanziario il mondo, il regime potrebbe saltare, e essere sostituito dai padroni sionisti iraniani dell’economia, ovvero la fazione militare pasdaran che controllano le forze armate e che potrebbero addivenire ad un cambio di regime, che potrebbe accordarsi con Israele e non per forza foraggiare l’Iran. O altrimenti cosa più confacente, sostituire Khomeini, con il figlio dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, punto di riferimento per gli esuli e per gli oppositori degli Ayatollah, il principe Reza Ciro Pahlavi , 64 anni, possibile ultimo Shah di Persia, pronto a tornare nel suo paese per favorire la transizione democratica e cominciare una nuova era patriotica per una controrivoluzione di potere e nuovo alleato dell’Israele, consapevole del suo esilio e del sua dinastia che ha reso l’Iran la prima monarchia democratica del Medio Oriente, garantendo stabilità di governo e democrazia diffusa, al punto tale che la repubblica è percepita come una forma di governo oppressiva.
Attualmente la deposizione potrebbe avvenire solo grazie alle forze militari di opposizione, ma la mobilitazione culturale in essere è notevole, gli attivisti e gli intellettuali iraniani attraverso le testate più influenti a livello mondiale come “Le Monde”, stanno comunicando al mondo per chiedere la fine delle ostilità, e la fine dei massacri civili, e l’uscita di scena dei dirigenti del regime, per addivenire alla riaffermazione dell’integrità e dell’identità della nazione e autodeterminazione del popolo iraniano.
Siamo di fronte ad un vero processo di internazionalizzazione democratica, dove le forze sociali, le forze militari, e ‘il ritorno di una monarchia democratica scevra da declini autorevoli ed autoritari possa integrare politicamente un cambiamento di rotta, l’attacco israeliano avrà di sicuro un impatto di contrasto al regime tecnocratico e l’ausilio della popolazione determinerà di sicuro un “Cambio di regime”, dove non si coglie ancora la posizione dell’Europa, al di là della leadership pragmatica di Meloni, il resto del carlino sembra eclissato ad un sistema che non percepisce il riarmo come soluzione alla libertà. A quella libertà di difesa che è necessaria per rendere le democrazie tutelate e indipendenti.
L’America questa volta con Trump, vedrà di buon occhio il “Regime change”, cedendo in cambio di sicurezza, affidabilità e stabilità di governo, e come fu per la Siria anche per l’Iran, l’Israele potrebbe incassare un successo, e centrare l’obbiettivo. Portare al tavolo delle trattative l’Iran, per giungere ad una geopolitica e geoenergetica programmatica e strategica, sostenuto anche dal re dell’Arabia Saudita, che sta raccogliendo le simpatie geo globali e dell’Occidente europeo.
Ora l’unico fermento che non va sottovalutato è il cambio generazionale in termini di governo, il popolo deve avere il suo ruolo di protagonista l’Iran è un popolo estremamente giovane in termini anagrafici e demografici, ciò può farlo con una nuova democrazia a servizio indiscusso dello stesso, per una rivisitata sovranità iraniana.
Ma perché Iran e Israele sono passati da essere alleati di un tempo trascorso a divenire nemici giurati, anche se geopoliticamente erano in una condizione commerciale strettissima in cui includevano la vendita di petrolio, di armi, la stessa intelligence organizzativa? La storia ci insegna nei vari passaggi cosa di fatto è avvenuto.
Infatti dopo la Seconda guerra mondiale, si pervenne alla proposta di due stati disgiunti tra Israele e Palestina, mentre l’Iran spinse e rafforzò l’intesa per un unico stato formato da due etnie diverse, ovvero uno stato unico federale con cantoni ebrei e arabi ed unico parlamento, quindi tecnicamente l’Iran riconosce agli ebrei il diritto di andare a vivere nell’ex Palestina britannica, con l’aiuto sionistico britannico ma nel 1953 l’Iran sostenuto dagli Stati Uniti fa cadere il governo di Mossadeq democraticamente eletto e riporta al potere lo Shah Reza Palavi. I due paesi iniziano a collaborare come alleati nel blocco Occidentale, sia commercialmente con il petrolio e le armi sia nella lotta ai gruppi antiisraeliani, antisemiti, ma ciò ebbe un esito incontrovertibile di fatti i gruppi israeliani in esilio e si alleano ai gruppi alla lotta palestinese, e i gruppi di Arafat. In una sorta di amichevole inimicizia storica.
Ma si crea grazie a ciò, del malcontento e nel 1979 scoppia la rivoluzione che abbatte la monarchia e si instaura come già sopra enunciato il regime repubblicano islamico, ma i nuovi leaders islamici non riconoscono più la causa israeliana e rilanciano la causa palestinese, non più in chiave araba ma in chiave islamica e iniziano a diffondere estendendo la rete terroristica anche in Libano, avviando un periodo sospetto di pace tesa o fredda come comunemente si definisce.
Periodo in cui l’Israele riesce a sostenere anche l’Iran nella guerra con l’Iraq, ma dopo il 2000, che si aprono le ostilità tra i due paesi o meglio etnie religiose, l’Iran di Ahmadinejad dichiara di voler cancellare gli israeliani conservatori con l’ascesa di Netanyahu e Israele geograficamente, e l’Iran sposta le ostilità sul nucleare, perché decide di sviluppare un nucleare civile, cosa poco credibile sulle istanze dell’Occidente che attraverso Israele vuol porvi fine, ritenendola una minaccia assoluta.
Possedere il primato del nucleare in Medio Oriente è un vero fenomeno esistenziale per Israele e ciò è giustificato ufficialmente dall’esistenza di un regime assolutistico islamico iraniano, che raccoglie consensi grazie alle ostilità verso Israele, ma dicasi altrettanto per il regime conservatore israeliano, determinando così una rara possibilità di pace molto lontana nei tempi, che ha bisogno di una reale negoziazione ma anche un ripristino della democrazia in Iran. E molti pregano per il ritorno dello Shah, perché la ritengono meno divisiva la monarchia, e più tollerante della teocrazia islamica. Un duello tra Oriente ed Occidente, molto religioso e molto geopolitico, perché l’ebreo amico del cristianesimo e di Gesù non può accordarsi con gli antisemiti, o con gli antisionisti? anche se pavloviani di per sé?!
Un trono in terra per un regno nei cieli, un eufemismo ormai superato che potrebbe innescare l’apocalisse nel mondo.
Quindi non è solo il prezzo del petrolio, ma un’escalation biblica contro il corano, ed un’escalation democratica contro un regime teocratico sciita, comunque non è più uno stereotipo da sottovalutare, una spirale tremenda che chiede un fermo per Gaza e per il mondo. Uno stereotipo che potrebbe essere superato da una Cina alleata della Russia ed incline all’apertura commerciale come lo è Trump che denota una volontà commerciale tattica molto geopolitica e finanziaria ma anche molto pacifica.
