• 10 Maggio 2026
La mente, il corpo

Questa volta, invece di occuparci di scrittori, libri e pratiche della scrittura, riteniamo necessario condividere un’esperienza che concerne tutte e tutti: chi ha responsabilità e chi si aspetta che siano assunte.

Capita spesso che i problemi della sanità pubblica non si vedano nei grandi dati, ma nei piccoli inciampi di ogni giorno. La nostra mattinata all’ASL di Benevento ne offre un esempio chiaro, quasi banale nella sua semplicità, e proprio per questo significativo.

Partiamo dall’antefatto.

Esiste, vivvadio, la possibilità di prenotare telefonicamente una visita. Ma, se nessuno risponde, cui prodest? Ore intere trascorse a digitare i vari numeri. Riproviamo il giorno dopo: identico stallo. A quel punto siamo al limite della sopportazione, arrabbiate e stanche di prove andate a vuoto.

Decidiamo allora di ripetere la procedura già sperimentata l’anno precedente per la stessa problematica: chiamare la segreteria del dirigente. Le segretarie, particolarmente zelanti, si alternano nel fornirci contatti e orari in cui provare di nuovo. Insistiamo: abbiamo qualsiasi genere di informazione in merito, vogliamo semplicemente parlare con il dirigente. La richiesta non trova alcun seguito, come se non avesse un destinatario.

In mancanza di alternative, sempre più frustrate ma determinate a non mollare, riproviamo solo con l’ufficio di Telese, perché in passato, fra tanti, era stato l’unico da cui avevamo ottenuto un riscontro.

Dopo ripetute chiamate, finalmente una voce. Ci affrettiamo subito a precisare che abbiamo telefonato qualche minuto prima dell’orario previsto e, dunque, lringraziamo per aver risposto. La dipendente afferma che avrebbe eseguito l’operazione soltanto perché avevamo avuto la gentilezza di dirle “grazie di aver risposto”. Un dettaglio che parla da sé: indica quanto cortesia e rispetto debbano valere da entrambe le parti.

La prenotazione va a buon fine. Era luglio 2025 e l’appuntamento è fissato per l’8 gennaio dell’anno successivo.

Il giorno tanto atteso arriviamo con anticipo. Ci accostiamo alla macchina per pagare la prestazione, ma è bloccata. Chiediamo alla persona addetta alla portineria: conferma il disservizio, precisando che è da tanto che è guasta. In buona sostanza: come fai a non saperlo? Poi ci invita ad andare nello studio del professionista che dobbiamo incontrare. La segretaria, ci dice, avrebbe stampato il modulo con il quale, inquadrando il QR code, avremmo potuto effettuare il pagamento.

Raggiungiamo il medico che, imbarazzato, ci comunica che quella giornata la collaboratrice sarà assente. Suggerisce di salire all’ultimo piano, dove avremmo trovato la caposala in grado di stampare il modulo.

All’ascensore l’attesa si prolunga, perché nel frattempo i pazienti aumentano. Guadagniamo l’ultimo piano, ma chi avrebbe potuto aiutarci non è presente.

Vi lasciamo immaginare, dopo le peripezie per fissare una data, a che punto sia montata la nostra rabbia. Sì, siamo furiose e lo dichiariamo apertis verbis al sanitario presso il quale siamo tornate per capire cosa fare. Lui, mortificato, si rivolge a un’impiegata, forse addetta alle pubbliche relazioni, ma non ne siamo certe. È premurosa e sinceramente dispiaciuta. Nel tentativo di rassicurarci accenna, in modo velato, che con la prenotazione tramite sportello il problema non si sarebbe posto, comunque avrebbe provato a sistemare la faccenda. Ci sentiamo protagoniste di una vicenda fantozziana: abbiamo sbagliato a utilizzare un’erogazione prevista.

L’attesa si ripete, finché la signora ci raggiunge brandendo l’agognato modulo e alla fine possiamo procedere al pagamento. Ovviamente maggiorato delle spese bancarie.

Solamente a questo punto la visita può avere inizio. L’ottimo specialista continua a scusarsi e riconosce che abbiamo ragione a essere arrabbiate e a protestare. Aggiunge che parecchie persone, soprattutto le più anziane, stanno vivendo tale difficoltà. E sostiene di aver segnalato la disfunzione a chi di dovere, ma la macchina rotta è rimasta e rimarrà al suo posto.

Il fatto vissuto rivela quanto il personale si trovi a operare dentro limiti evidenti: strumenti inefficienti, passaggi non coordinati, assenze non coperte. Le persone incontrate lo rappresentano in modo netto: scuse sincere, consapevolezza del disagio, interventi per trovare una soluzione, disponibilità a rimediare a mancanze non dipendenti da loro. È un quadro che risulta dai fatti, non da supposizioni. Sia chiaro: Benevento non costituisce un caso isolato – anche se non può essere una scusante- perché simili problematiche si presentano in numerose altre sedi della rete sanitaria territoriale. Da qui nasce la necessità del nostro racconto: non per puntare il dito, ma per richiamare l’attenzione su ciò che non funziona e che riguarda ognuno di noi.

Gentili lettrici e lettori, allora, la cronaca di quanto accaduto è un invito a non tacere, a palesare eventuali criticità Per un servizio pubblico all’altezza dei bisogni, che ciascuno faccia la sua parte: cittadini e responsabili.

Autore

Originaria di Benevento, dopo il conseguimento della laurea in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Pisa, si è dedicata alla docenza presso il liceo classico di Saronno (VA). Animata da vivo interesse per la Letteratura, l’Arte e la Musica, si è occupata di Teatro, allestendo numerosi spettacoli che hanno ricevuto riconoscimenti sia dalla Presidenza della Repubblica, sia da attori di fama mondiale, come Dario Fo. Attualmente sta realizzando un interesse coltivato nel tempo: scrivere. Autrice di numerosi testi