• 11 Giugno 2026
Cultura

Cercatore di Dio. Infinito dubbio che “impone” un viaggio che non smette di essere viaggio. Non ha importanza l’arrivo. Il porto e Itaca sono metafora di lontananze nella vastità della libertà tra il bene e il male. Cercare la libertà nel cercare Dio è oltrepassare il crepuscolo e avviarsi verso il tramontare.

Eugenio Ionesco, lo scrittore e drammaturgo rumeno è dentro questo tracciato che ha come riferimento il legame (rapporto) tra teatro e filosofia. Non può esserci teatro senza il pensare la vita lungo gli anni che conducono al morire. Ecco perché nella metafora del crepuscolo si condensano la fine del giorno e l’inizio di un tempo che va oltre il meriggio.

Si abita lo stupore perché si è circondati dalla meraviglia. Se non si percorrono queste due strade la ricerca di Dio di Ionesco diventa un ascolto e non una attesa. Eugène Ionesco è nato il 26 novembre del  1909 ed è scomparso a Parigi il  28 marzo del 1994. È dentro quella visione della cultura rumena nazionalità francese che ha assorbito l’esilio e il tragico.

Accanto a lui Emil Cioran e l’inquietudine. Accanto a lui Mircea Eliade e il labirinto della nostalgia. Temi e personaggi che caratterizzano il disegno di una profezia che ha come riferimento il dubbio e la fede. Ovvero il divino: “Dio non può morire. È l’unica cosa che non può fare. Se l’uomo è stato creato a immagine di Dio, l’uomo non morirà. Dio non lascerà estinguere la propria immagine”.

Lo scavo profondo che va oltre le “lacrime e santi” di Cioran tocca in modo percettivo e metafisico proprio il meraviglioso come ebbe a dire, al Meeting di Rimini del 1987: “Uno dei motivi principali per cui scrivo è senza dubbio per ritrovare il meraviglioso della mia infanzia, al di là del quotidiano, la gioia al di là del dramma, la freschezza al di là della durezza”.

L’infanzia è la griglia di un incipit in cui la ragione comincia a elaborare. Ma la ragione per Ionesco non trova spazio perché è il mistero che si innerva nella spiritualità: “Tutto è assurdo, e tutti sono assurdi, quando manca Dio” ( in “Tutto è assurdo quando manca Dio”). Sino ad arrivare a una naturale comparazione sul suo scrivere: “Io sono un costruttore di letteratura che è sempre stato un cercatore di spiritualità”.

Dunque un cercatore di Dio. Tra le sue opere teatrali e i saggi il suo linguaggio si  erge a una immagine di stupore. Il senso religioso di Ionesco ha del mistico e non dell’assurdo. Egli stesso enuclea tale vissuto. L’assurdo è senza Dio. Il suo teatro e la sua scrittura sono la presenza di Dio. E non c’è intermittenza perché “…L’intermittenza è proprio la debolezza dell’uomo”, disse ancora Ionesco. Un cammino solitario verso la non dimenticanza della vita e del morire nella vita. Allora.  Eugenio Ionesco. Cercatore di Dio  tra il bene e il male. Non l’assurdo ma lo stupore.

Autore

nato in Calabria. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario. Esperto di Letteratura dei Mediterranei. Vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”.