• 26 Maggio 2024
Editoriale

La propaganda politica nazionale e sovranazionale, non è ancora partita in vista delle prossime elezioni europee, ma le posizioni assunte e direi difficili da conciliare, sono divergenti dalle aspettative. Le alleanze si prospettano completamente incontrovertibili rispetto ad un piano politico nazionale, apparentemente chiaro in relazione ad un centrodestra unito e vincente, sia in termini di un potenziale di voti determinati come consensi assoluti e non derivati, sia in termini di programmi coerenti e programmati per una legislatura senza sorprese. Siamo difronte ad un centrodestra, con un duplice schieramento d’intesa, posta a livello europeo, con due posizioni diverse e divergenti, da un lato abbiamo Forza Italia , che con la scritta nel simbolo, di Partito Popolare Europeo, ha messo subito in chiaro la sua alleanza europea, pur essendo di fatto disponibile, a probabili aperture, sia in terra nazionale che in Europa, nel centrodestra, a correre con la Lega, e dall’altro lato vi è la Lega, che a sua volta fa sorgere, in Italia e in Europa, dei dubbi per le sue alleanze, infatti, l’incompatibilità emergente è in funzione delle sue alleanze con il partito Allianz für Deutschland (AfD) estrema destra tedesca e il partito, Rassemblement National, di Marine Le Pen, entrambi fondamentalmente con istanze programmatiche antieuropee, che generano in sé un isolazionismo politico di riferimento, non accettabile, che pone delle contro vertenze di posizione e incomprensioni programmatiche.

Questo dualismo demarca come le alleanze non ancora delineate possano incresciosamente creare futuribili divisioni, interne nel centrodestra o probabili connotazioni di dissenso plebiscitario non ancora percepito né nella politica interna nazionale, né per le assunzioni di voto fatte o prossime da fare nella maggioranza di Consiglio Europeo. Anche se poche e brevi inclinazioni, si sono colte con la recente votazione alla legge sulla natura, che ha messo in luce una lieve spaccatura e propensione del Partito Popolare con un dissenso verso una possibile alleanza con le destre proprio in vista del voto del 2024. Ma in realtà, si è reso possibile l’impossibile, poiché senza i 21 voti del PPE, la legge non sarebbe passata a svantaggio della sostenibilità della natura e della tutela delle biodiversità. Un colpo di scena? No, un messaggio chiaro, di come le alleanze di destra possano orientare e decidere con pochi voti il destino della governance europea, e renderne possibile un’integrazione politica a sostegno anche di ideologie fortemente green. Infatti, la Nature Restoration Law, consente la riduzione dei pesticidi del 50% entro il 2030, un aumento delle aree protette e degli spazi verdi urbani, nonché una tutela delle biodiversità e un dichiarato sforzo per salvare gli impollinatori.

Si denota una sicura distensione, a Bruxelles motivata da una politica di asset legata alla crisi ucraina ed energetica dalla quale è  scaturito un fronte antinflazionistico ed antirecessivo necessario. Anche se la politica dei tassi della Lagarde, compromette non poche linee convergenti di governance europea pubblica, non necessariamente condivisibile in termini di scientifica predizione economica, essendo essa distante da un raggiungimento degli obbiettivi nel breve.

L’attuale situazione, al momento, mette in evidenza, come comunque i tre partiti di centrodestra fanno riferimento a tre diversi gruppi a livello europeo, Forza Italia al Partito popolare europeo (Ppe), Fratelli d’Italia ai Conservatori e Riformisti europei, (ECR), di cui il presidente del consiglio Giorgia Meloni ne è a sua volta il Presidente in carica europeo, e la Lega che fa capo al gruppo Identità e Democrazia (ID).

Ad un anno esatto dalle prossime elezioni europee, il centrodestra italiano è comunque ad un bivio, restare nei gruppi di riferimento, o costruire una alleanza funzionale alla vittoria e rompere l’asset tra Popolari e Socialisti. Bisogna andare oltre e creare una apertura notevole, che consenta di riproporre un modello europeo di centrodestra esteso alle forze conservatrici, quanto popolari e liberali. Vero è che al momento le intenzioni e prospettive di alleanze non sono ancora assolutamente chiare, anche perché la Lega tergiversa in una probabile performance volta a proporre cambiamenti troppo programmatici di sviluppo economico e al contempo di politiche sociali familiari a protezione della vita, con il fine di primeggiare nell’economia sovrana nazionale e spiccare il volo nella politica di integrazione di stampo federale o ancora meramente cooperativistica. Ne consegue, che la Lega cerca di proporre un modello che vada oltre l’intesa popolare e socialista, ambendo, alla costruzione rapida e profittevole delle elezioni europee, di generare un centrodestra alternativo al progressismo di sinistra finora maggioranza relativa europea. Questa non è una utopia distopica della Lega, molti movimenti europei si stanno promuovendo in tal senso, un esempio recente sono state le amministrative in Spagna, in Italia, in Grecia, in Finlandia e in Svezia, dove il riformismo di sinistra ha assunto un decadimento strutturale, rafforzando quello conservatore, e non vi sono sorprese che si possano improvvisare anche se le attese a sinistra auspicano una ripresa in modalità sprint dello schieramento politico di Renew Europe.

L’Italia resta lo snodo, di questa controrivoluzione reazionaria, questa rivoluzione conservatrice volta non solo a promuovere gli interessi nazionali ma a riformare l’Europa nella sua identità ed etica di civiltà distinta e unita nelle diversità sovrane. Non si possono accettare forme preventivate di negazionismo di accordi di alleanze, si devono accorciare necessariamente le distanze, per carpire la volontà di consenso dei votanti, poiché l’utente politico europeo non si sofferma alle semplici alleanze sostenute di recente in Europa e non le valuta aprioristicamente come impossibili nel loro mutamento o cambiamento per un rinnovato centro di qualità politico. Bisogna fare squadra, essere uniti, in Europa come in Italia, per un centrodestra, riformato e riformista che in Europa non sia ai margini in un’opposizione isolazionistica, proporre una politica di ampio respiro è possibilmente che non si impunta alla leghista maniera per effetti sociali negativi di appartenenza solo ed esclusivamente progressista.

Il dibattito in Italia è già nel vivo, e sebbene i ministri del governo, discutono vivamente sulle probabili alleanze europee, con prospettive diverse, perché diversi sono i gruppi di riferimento al parlamento europeo, le sensibilità politiche sono univoche, ergo, le preannunciate divisioni derivanti da una certa stampa progressista, si infrangono in un mare di supposizioni. Infatti, il centrodestra italiano consapevole, del sistema proporzionale, a livello europeo irrompe, fermo restante la divisione nella scheda elettorale, e sa perfettamente che poi i gruppi devono creare alleanze consolidate per formare una maggioranza stabile, volta ad eleggere il prossimo presidente della Commissione europea, che rappresenta il potere esecutivo della governance pubblica dell’Unione Europea.

E qui nasce, il problema. Mentre il Ppe ha votato a favore dell’attuale presidente Ursula von der Leyn, e così dicasi per i parlamentari di Forza Italia che nel parlamento europeo sono nei banchi della maggioranza, quelli di Fratelli d’Italia e Lega, dall’opposizione hanno votato contro. I Conservatori non si definiscono euroscettici, e sono pronti ad una nuova “maggioranza Ursula”, e formare una alleanza tra conservatori e popolari, volta a destituire derive euroscettiche e filorusse, per un rinnovato neo- atlantismo tattico e strategico, la cui autonomia politica può essere giustificata da un’Europa rafforzata, ed estesa. Una nuova maggioranza, che nasce da una formazione di origine politica italiana, con un’integrazione rafforzativa liberale, strappata al sistema di sinistra, con aggiunto oltre il gruppo Renew Europe, il gruppo The Left, e il gruppo Greens altrimenti detti verdi europei, e i voti dei progressisti S&D. Ovviamente, parliamo di un sistema di aggiustamento elettorale che ancora non ha trovato l’approvazione, sostanziale di tutti gli attori, un ipotesi probabile, con un aggiustamento progressista del tutto spostato a destra, una destra conservatrice e riformista, capace di centrare le nuove politiche di integrazione energetica del futuro.

Molto spesso si è denunciato a più voci, che un governo di destra in Italia, potesse isolare l’Italia, e decentrarla e delocalizzarla nel parlamento europeo, in realtà la presidenza italiana degli euroconservatori denota, una tattica strategica politica finora mai palesata da nessuna forza europolitica, siamo difronte ad una nuova era della politica europea, con un atlantismo di centralità europeo, dove gli Stati Uniti, dovranno rincorrere la sovra- nazionalità europea e la sua strategia.

Molto si parla e si discute di una probabile svolta moderata di Fratelli d’Italia, ma resta un ipotesi suffragata da una visione progressista non confacente e allineata al sentire del gruppo Conservatore democratico europeo, di cui fa parte il più importante partito della maggioranza di governo italiana, definire moderata una decisone atlantista che consente di porsi nella centralità delle politiche mondiali è sminuire un riformismo crescente che è ben performante nella sua silente ripresa economica europea. Inoltre, è noto come molte sono le incognite economiche e finanziare, che possono travolgere l’Europa e che molte di queste sono sostenute da una visione tattica di dimensione esterna della stessa sostenuta dal presidente dell’ECR, che sta ponendo con una visione lungimirante la politica di integrazione europea al centro, dello sviluppo offshore del mar Mediterraneo non escludendo un’estensione programmatica anche alle sovranità balcaniche e oltre. Una politica di partenariato strategico che vuole inglobare la necessità energetica come volano di sviluppo di paesi nord africani la di cui instabilità politica è funzionale ad un sistema egemonico multinazionale di estrazione cinese e conformemente asiatica. Dunque, la posizione dell’ECR, non si discosta dalla possibilità di strutturare una nuova maggioranza secondo un modello di connotazione di centrodestra, vero è che bisogna approfondire ed eludere quelle tematiche, che meno consentono una applicazione del principio di sussidiarietà, e che meno consentono di addivenire a trattati estensivi nell’ambito politico europeo. La ventata di riformismo resta ed è di estrazione euroconservatrice, spegnere questo significativo momento storico, politico con alleanze libertine poco coese sulle visioni strutturali induce a non conquistare numericamente la maggioranza del consiglio europeo. Le elezioni europee sono decisive sia per gli interessi nazionali e sovrani, altresì in chiave europea, costruire delle alleanze, positive, significa rafforzare il lavoro fatto fin qui da una politica estera di dimensione europea, che sta motivando un nuovo ruolo dell’Italia nell’Europa e una centralità del mar Mediterraneo come porto di snodo di strategie economiche e finanziarie non più controvertibili.

La condivisone resta il nodo cardine della politica di integrazione europea che deve, pensare a ridurre i costi d’integrazione che gravano sulle rispettive sovranità nazionali, bisogna creare alleanze capaci di centralizzare le decisioni verso un maggiore processo decisionale, con maggiori cessioni di sovranità, fermo restando la tutela della sovranità nazionale come principio di unicità e diversità di civiltà da tutelare. Gli obiettivi sovranazionali, con la crisi ucraina si sono automaticamente implementatati e orientati verso un campo di conquista energetico alternativo, la riduzione degli approvvigionamenti ha generato una transizione geopolitica e il partenariato di vicinanza, nonché una sicura presenza in zone artiche inesplorate, impone una capacità di geo trattativa diplomatica, che ricollochi l’Europa in una centralità di governance selettiva.

Siamo difronte ad una politica di Unione, differenziata che, secondo un patto di stabilità, consenti comunque una crescita ed un raggiungimento degli obiettivi sia di bilancio nazionali che sovranazionali al fine di rispettare gli investimenti strutturali e gli aiuti necessari, derivanti dal cambiamento del clima, ne consegue che si deve attuare una politica riformista, atta a preservare e ad avanzare nel futuro conservando l’esistente e creando un volano di investimenti, per un maggiore sviluppo economico. L’asimmetria fiscale, generata da un potere federale improprio, deve sostanziare una iniziativa di sovranità maggiore a livello sovranazionale che consenti al potere centrale maggiori decisioni. La politica di alleanza deve comunque centrare l’uomo all’interno di un integrazione e centrare il cittadino europeo e le sue aspettative sociali compatibilmente con le sue capacità di reddito, ne consegue che un alleanza avulsa dal sentire comunitario e dal sentire sociale di questa unita sovra-nazionalità, non potrà raggiungere scopi di centralità nella globalizzazione mondiale e sarà costretta a deglobalizzare e ritornare ad un economia chiusa, poco capiente dove la forza asiatica emergente produrrà una sottrazione economica ed di approvvigionamento energetico alternativo a danno dell’Europa.                          

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”. Ha in preparazione altri due saggi sull’identità e sulla politica europee.