È da poco comparso nelle librerie per i tipi di Idrovolante Edizioni, un volume davvero prezioso di Gianfranco de Turris, Evola e Tolkien antimoderni. Idee per la lotta al conformismo culturale (per ordini: idrovolante.edizioni@gmail.com, pp. 190, euro 14,00). Il libro si articola in due parti. La prima è dedicata all’analisi, puntuale e organica in ogni suo momento, della vita e dell’iter intellettuale e spirituale del tradizionalista romano, mentre la seconda presenta l’itinerario esistenziale dell’uomo Tolkien e gli aspetti più significativi della sua produzione letteraria centrata sul fantastico. Il volume è chiuso dall’Appendice “Teatrino tolkieniano” nella quale de Turris mette in luce le contraddizioni in cui sono rimasti imbrigliati certi critici italiani malevoli, a seguito dell’uscita del film, Il Signore degli Anelli di Peter Jackson. Il testo è, inoltre, arricchito dalla premessa di Adriano Scianca e dal saggio introduttivo di Guido Andrea Pautasso.
De Turris ha scritto pagine fondamentali su questi due autori. Quale curatore dell’opera omnia di Evola e Presidente della Fondazione che porta il nome del filosofo è, di certo, il massimo esperto del pensatore tradizionalista. Del resto, Evola e Tolkien sono gli autori cui ha dedicato la sua vita di studioso. È stato animatore del Premio Tolkien, istituito nel 1980, e direttore della rivista «Minas Tirith», nonché curatore e prefatore di alcune opere del professore oxoniense. Pautasso scrive, con pertinenza argomentativa, che l’obiettivo che muove queste pagine, è da individuarsi nella volontà di far cogliere al lettore la prossimità dei due autori: «L’accostamento Evola-Tolkien emerge dalla fondata condivisione della dimensione simbolica e mitopoietica dell’antimodernità». Essi sostanzialmente operarono da «Demiurghi di un’altra Civiltà», in pieno secolo XX. Evola e il filologo di Oxford furono quasi coetanei. Il primo, infatti, nacque nel 1898 e chiuse i suoi giorni nel 1974, il secondo, nato nel 1892 morì nel 1973. Come uomini, per formazione e carattere, furono diversi. Evola, dapprima dadaista e idealista magico, poi cultore della tradizione ermetica e fondatore del “Gruppo di Ur”, dopo l’incontro con Guénon, realizzatosi sul finire degli anni Venti del “secolo breve”, aderì al tradizionalismo integrale.
Nel Secondo dopoguerra si fece latore: «di un “anarchismo di destra” in un mondo che ha (aveva) perso tutti i valori, acerrimo critico del cristianesimo […] antidemocratico e vicino al fascismo». Il secondo, al contrario fu: «amoroso padre di famiglia, conservatore, studioso delle lingue, amante dei Miti del Nord, nemico di ogni totalitarismo, cattolico romano». Nonostante tali differenze caratterizzanti due diverse equazioni personali, essi furono assolutamente prossimi nella valorizzazione del Mito e dei simboli. La loro produzione scrittoria pone come centrali i medesimi valori simbolico-anagogici: l’albero, la montagna, la caverna, il viaggio, la regalità dall’alto, per citarne solo alcuni. In forza di essi, svilupparono: «una implacabile critica della modernità», che permise loro di attraversare da “convitati di pietra” le crisi, tragiche e drammatiche, del Novecento.
Non furono, insomma, questa la chiave di volta dell’interpretazioni di de Turris, intellettuali integrati nel loro tempo, ma degli apocalittici. Tale distinzione fu colta, in un suo volume, da Umberto Eco, con il quale, lungamente e tra i primi, il nostro autore polemizzò in merito al senso liberatorio proprio della letteratura fantastica. Evola e Tolkien vedevano nell’accelerazione catagogica verso la quale la modernità pareva avviata, una sciagura inenarrabile, sia sotto il profilo spirituale che esistenziale. La via d’uscita era rappresentata, per loro, da un radicale cambio di paradigma culturale atto a recuperare una kultur radicata nel Sacro. Furono, per questo, critici della tecnoscienza. Evola riteneva che il Gestell, per dirla con Heidegger, condizionasse gli uomini in profondità: «pur se ci offre infinite (apparenti ed effimere) meraviglie». La scienza moderna ha di fatto realizzato la desacralizzazione del mondo ponendo la Natura quale dimensione meramente quantitativa, mera res extensa, di fronte alla res cogitans-uomo, divenuto “padrone dell’ente”. La realtà animata e meravigliante della physis è stata, dall’Impianto tecnico, devastata, deturpata, sfruttata per ragioni legate all’utile e alla produzione.
Le macchine, comprese quelle che hanno creato l‘infosfera, ci determinano, condizionano il nostro immaginario. Tolkien, ricorda de Turris, durante il Secondo conflitto mondiale, definì l’aereo da guerra : «il vero male», utilizzato, in quel frangente storico dai diversi totalitarismi su piazza. Dopo la guerra, persino l’abitare, a dire del grande scrittore, aveva perso il suo tratto poetico: «Questa casa così graziosa è diventata inabitabile […] è agitata e tormentata dal rumore, avvolta dai fumi. Questa è la vita moderna». Da antimoderni senza compromessi, Evola e Tolkine hanno scritto pagine memorabili sulla Natura. Il tradizionalista, durante le sue pratiche alpinistiche di primo livello, ha riscoperto la montagna quale “regno degli dèi”, nel quale sarebbe stato possibile tornare a far esperienza del sacro, che avvolge, perfino nell’Età Ultima, la vita. Il filologo-narratore fu, invece, cantore impareggiabile della campagna inglese e dei suoi borghi rurali, della monumentalità dei suoi alberi secolari.
Il mago bianco Saruman, venduto a Sauron, è simbolo dell’uomo moderno. Distrugge, come lui, i boschi, forgia armi di distruzione e crea nuovi esseri malvagi, gli Uruk-hai. La Natura che altro non è se non il volto dell’origine, del principio, si ribellerà alla devastazione, in forza dell’intervento degli Ent. Questo libro ci dice che l’antimodernismo non è sterile nostalgia, ma prelude al superamento del moderno e del post-moderno. Evola e Tolkien, se abbiamo ben inteso il messaggio di de Turris, furono sostanzialmente animati da una visione ultramodernista, mirata al superamento del tempo presente. L’intera produzione saggistica di de Turris mira a fornire le giuste coordinate perché ciò accada. Una testimonianza da non dimenticare…
