Tre gradi di giudizio. Dodici anni di udienze. Quaranta rinvii. Poi una parola: prescritto.
Il truffatore che ha svuotato i conti di ventidue anziani oggi beve il caffè al bar, libero. Gli anziani? Cinque sono morti aspettando giustizia. Gli altri hanno perso casa.
La Costituzione dice “innocente fino a condanna definitiva”. Non dice “impunito fino a prescrizione”. Eppure succede questo: garantismo per tutti, giustizia per nessuno. Il garantismo è sacro. Il lassismo è la sua caricatura.
Nessuno sano di mente vuole smontare il garantismo. È il vaccino contro gli errori giudiziari, contro le condanne sommarie, contro lo Stato che sbaglia e ti rovina la vita. Presunzione d’innocenza, diritto alla difesa, giusto processo: sono il sale della democrazia.
Ma c’è un punto oltre il quale il sale brucia la ferita. Oltre il quale il garantismo smette di difendere l’innocente e inizia a proteggere il colpevole. Quel punto si chiama lassismo.
La giustizia a orologeria, ma solo per prescrivere.
Un processo penale in Italia dura in media 7 anni. Uno civile, 8. La “ragionevole durata” è una barzelletta che raccontiamo all’Europa. Nel frattempo le prove si sciolgono, i testimoni muoiono, le vittime si rassegnano.
Ogni anno in Italia si prescrivono 125mila processi. Centoventicinquemila. Non sono opinioni, sono dati del Ministero. La prescrizione non è un diritto dell’imputato: è la resa dello Stato che non riesce a processare in tempo. E più si è potenti, più avvocati si hanno, più rinvii si chiedono, più è facile spuntarla.
Questo non è garantismo. È burocrazia che premia il furbo e punisce l’onesto.
La pena che esiste solo sulla carta.
Sospensione condizionale. Affidamento in prova. Domiciliari con il permesso di uscire per andare a lavorare. Indulti mascherati da “svuota-carceri”.
La certezza della pena è diventata certezza dell’impunità. Spacciatore arrestato con due chili di cocaina? Torna a casa con l’obbligo di firma. Al quarto arresto è ancora tecnicamente “incensurato”. Al quinto accoltella qualcuno e tutti a dire “ma come, era noto alle forze dell’ordine”.
Intanto al cittadino onesto per una multa da 87 euro arriva Equitalia il giorno dopo, con ganasce e interessi. Due pesi, due misure. Il garantismo guarda l’imputato. Il lassismo si dimentica della vittima. E dello Stato e la vittima è l’unica che paga sempre.
Il processo garantista è giusto: nel dubbio, si assolve. Sacrosanto. Ma quando il dubbio non c’è più, quando c’è la condanna, perché la vittima continua a pagare?
La donna vittima di stalking cambia casa, lavoro, numero di telefono, vita. Lo stalker, condannato a un anno, non fa un giorno di carcere grazie alla condizionale. Il messaggio che passa è devastante: lo Stato protegge chi viola la legge, non chi la subisce.
E quando lo Stato non ti difende, la tentazione di farti giustizia da solo diventa fortissima. Il lassismo non è l’opposto del giustizialismo. Il lassismo genera giustizialismo. Genera Far West.
Il contrario del lassismo non è il boia. È la giustizia.
So già l’obiezione: “Senza garantismo torniamo ai plotoni d’esecuzione, alla giustizia sommaria”. È una balla che serve a non cambiare nulla.
Il contrario del lassismo non è il giustizialismo. È una giustizia veloce. Processo breve, pena certa, umana ma reale. Diritti per tutti: per l’imputato durante il processo, per la vittima dopo la sentenza.
Gli Stati Uniti sbagliano con la pena di morte e le condanne esemplari. Noi sbagliamo con la pena che non arriva mai. In mezzo c’è l’Europa: carcere sì, ma rieducativo. Pene sì, ma che si scontano. Tutte. Sempre.
Se non salviamo il garantismo dal lassismo, lo perderemo
Un Paese dove il truffatore muore nel suo letto e il truffato muore di crepacuore non è un Paese garantista. È un Paese stanco, arreso, cinico.
Il garantismo salva l’innocente dal carcere. Il lassismo salva il colpevole dalla responsabilità. Il primo è civiltà giuridica. Il secondo è complicità di Stato.
Come se ne esce? Tre cose semplici:
1) la prescrizione si blocca quando il processo inizia, non quando lo Stato si addormenta.
2) le pene alternative vanno bene, ma dopo un assaggio di carcere vero. La galera non deve essere un albergo, ma nemmeno un optional.
3) la vittima torna al centro del processo, con risarcimenti veloci e Stato che si rivale sul colpevole, non il contrario.
Se non lo facciamo, tra dieci anni non staremo qui a discutere di garantismo. Staremo qui a contare i cittadini che hanno deciso di farsi giustizia da soli. Perché quando lo Stato garantisce tutto a tutti, alla fine non garantisce giustizia a nessuno.
E uno Stato che non dà giustizia, prima o poi, smette di essere Stato.
Garantismo e lassismo: nella Chiesa e nella Politica. La verità che fa male, ma va detta.
La deontologia giornalistica ci impone di distinguere. Il Codice dice: “Il giornalista rispetta la presunzione di innocenza”. Giusto.
Ma lo stesso Codice dice: “Il giornalista ha il dovere di informare su fatti di interesse pubblico”. E quando l’interesse pubblico è un bambino che piange, un cittadino che ha perso tutto, il silenzio diventa complicità.
Il garantismo è una regola del diritto. Il lassismo è una scelta degli uomini.
Il garantismo, nella Chiesa, ha un nome preciso: processo canonico. Serve a evitare che un sacerdote sia condannato senza prove, sulla base di una calunnia. È una tutela doverosa. La Chiesa, come ogni istituzione, ha il diritto di verificare i fatti prima di punire.
I documenti della CEI ( Conferenza Episcopale Italiana)lo ribadiscono: ogni segnalazione di abuso deve essere presa sul serio, ma l’accusato ha diritto alla difesa. Fino a qui, è garantismo. È civiltà.
Il problema nasce quando il diritto alla difesa del singolo si trasforma nel diritto all’omertà dell’istituzione. La Commissione indipendente voluta dalla CEI ha certificato, dati alla mano, che per decenni in numerose diocesi italiane la prassi è stata “spostare” il sacerdote segnalato invece di denunciarlo all’autorità giudiziaria.
Non lo diciamo noi. Lo dicono i report. Lo dicono le sentenze definitive di condanna. Lo dicono le vittime ascoltate dalle commissioni parlamentari.
Questo non è garantismo. È lassismo istituzionale. È quando la tutela del “buon nome” della Chiesa supera la tutela del “corpo violato” del bambino.
La deontologia ci impone di scrivere “presunto” fino alla Cassazione. L’umanità ci impone di scrivere che intanto quel bambino è cresciuto, e non crede più a nessuno. Nemmeno a Dio. E questo è un fatto. Un fatto che tocca l’umanità, al di là delle velleità teologiche.
Il garantismo evangelico dice: “La verità vi farà liberi”. Il lassismo ecclesiastico troppo spesso ha risposto: “La verità, se fa scandalo, nascondiamola”.
Il garantismo, nella Politica, ha un nome preciso: articolo 68 della Costituzione: L’insindacabilità parlamentare.
L’autorizzazione a procedere. Serve a evitare che un magistrato blocchi l’attività di un governo con inchieste pretestuose. Serve a proteggere la democrazia. Giusto. Sacrosanto. Ma il problema nasce quando la guarentigia diventa garanzia d’impunità. I dati del Ministero della Giustizia sono pubblici: negli ultimi 20 anni, il 63% dei processi a carico di parlamentari si è concluso con la prescrizione. Non con l’assoluzione. Con la prescrizione!
La prescrizione non dice “sei innocente”. Dice “lo Stato non ha fatto in tempo a dire se sei colpevole o innocente”. E quando a non fare in tempo è lo Stato, perché le leggi le fa lo stesso Parlamento sotto processo, allora il cittadino smette di credere.
La deontologia ci impone di scrivere “indagato” e non “colpevole”. L’umanità ci impone di scrivere che intanto il cittadino che ha denunciato ha perso la casa all’asta, il lavoro, la speranza. E questo è un fatto. Un fatto che tocca l’umanità, al di là delle velleità dei comunicati stampa.
Il garantismo costituzionale dice: “La responsabilità penale è personale”. Il lassismo politico risponde: “E la responsabilità politica? Non pervenuta”.
Il punto in comune: la velleità di essere intoccabili!
Chiesa e Politica hanno una velleità in comune: pensarsi “corpi separati” dallo Stato. La Chiesa con il diritto canonico, la Politica con l’immunità parlamentare.
Il garantismo era nato per proteggere l’individuo debole dallo Stato forte. Il lassismo ha ribaltato il tavolo: ora protegge l’istituzione forte dall’individuo debole.
In entrambi i casi, il meccanismo è documentato:
La giustizia canonica e quella politica hanno calendari,tempi,diversi da quella ordinaria. E nel ritardo, la verità muore.
Si parla di “fragilità” per non dire “reato”. Si parla di “accanimento giudiziario” per non dire “processo”.
Il rovesciamento: La vittima che denuncia viene descritta come minaccia alla “stabilità” della Chiesa o del Governo.
La deontologia ci chiede di dare le notizie. L’etica ci chiede di non dimenticare le persone dietro le notizie.
Non stiamo processando la fede, né la democrazia. Stiamo chiedendo conto a chi le rappresenta. Perché un’istituzione si salva solo se ha il coraggio di punire i propri colpevoli, non se ha l’abilità di proteggerli.
Papa Francesco ha detto: “Tolleranza zero”. Lo ha detto. È agli atti. Ora i fatti devono seguire le parole.
La Costituzione dice: “Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”. Lo dice. È scritta. Ora la legge deve valere anche nei palazzi.
Se Chiesa e Politica non tornano a scegliere la giustizia invece dell’autoconservazione, la gente smetterà di crederci. E una società che non crede più né a Dio né allo Stato, è una società che si consegna alla rabbia.
Ogni giornalista ha un dovere: raccontare i fatti. E un dovere più grande: ricordare che dietro ogni fascicolo c’è una faccia, una storia, un’umanità che sanguina.
Il garantismo senza giustizia è lassismo. Il lassismo con la tonaca o con la coccarda è sempre lassismo.
Ed ecco la più difficile. Perché qui non parliamo di palazzi o di sagrestie. Parliamo di casa tua. Di casa mia. Della stanza dove dorme tua madre, tuo padre,i tuoi figli…
Garantismo e lassismo: nelle famiglie. Quando l’amore diventa alibi!
Il garantismo è nato nei tribunali. Ma è morto per la prima volta a tavola, durante un pranzo di famiglia.
“Lasciatelo stare, è fatto così”.
“Non denunciarlo, è sangue del tuo sangue”.
“In famiglia i panni sporchi si lavano in casa”.
Frasi che sembrano amore. Che sembrano protezione. Che in realtà sono il primo gradino del lassismo. E il lassismo, in famiglia, non perdona nessuno. Nemmeno gli innocenti.
E cosí il garantismo familiare diventa la sacra presunzione d’innocenza.
Ogni famiglia ha un garantismo sano. È quello che ti fa dire “mio figlio non può aver fatto questo”, quando arriva la telefonata dei carabinieri. È la madre che difende il ragazzo fino all’ultimo, perché una madre deve. È il fratello che dice “prima vediamo le carte”. Questo è amore. È istinto di protezione. È la Costituzione che entra in casa e dice: “Nessuno è colpevole fino a prova contraria”. Senza questo garantismo, le famiglie si sfascierebbero al primo sospetto, alla prima lite, alla prima calunnia del vicino.
Il problema nasce quando il garantismo per il “tuo” diventa lassismo per “l’altro”. Quando la presunzione d’innocenza per tuo figlio diventa presunzione d’impunità per i danni che fa.
I dati Istat e del Ministero dell’Interno sono pubblici, e fanno male. Oltre il 70% dei maltrattamenti in famiglia non viene denunciato. Oltre l’80% delle truffe agli anziani è compiuta da un parente.
Perché? Proprio perché in famiglia scatta il lassismo. Lassismo economico, Il lassismo affettivo, Il lassismo del silenzio.
Così il garantismo verso il colpevole diventa condanna per l’innocente. Perché la persona debole, in famiglia, è sempre quella che chiede giustizia. Il forte non ne ha bisogno: ha già il silenzio di tutti dalla sua parte.
E intanto la velleità più grande è il credere che “famiglia” significhi “impunità”.
La velleità delle famiglie è pensarsi uno Stato a parte. Dove la legge non entra. Dove il perdono cristiano viene usato per cancellare il codice penale. Dove “è mio padre”diventa un’attenuante per tutto.
Ma una famiglia non è un clan. Una famiglia è il primo Stato che incontri. E uno Stato che non punisce chi sbaglia, educa tutti gli altri a sbagliare.
Il garantismo in famiglia dice: “Ti difendo finché posso, ma se hai sbagliato paghi”. Il lassismo in famiglia dice: “Ti copro sempre, perché se paghi tu, crolliamo tutti”.
Il primo salva le persone. Il secondo seppellisce le vittime.Come se ne esce? Con il coraggio di amare dicendo “no”!
Amare un familiare non significa coprirlo. Significa salvarlo da se stesso. Significa denunciare tuo figlio se spaccia, perché un anno in comunità è meglio di dieci al cimitero. Significa dire “ti voglio bene, ma alla Polizia ci vado”.
La deontologia ci chiede di non puntare il dito prima del tempo. L’etica familiare ci chiede di non girarci dall’altra parte quando il dito lo dobbiamo puntare noi, per primi.
Perché una casa dove il colpevole è sempre giustificato è una casa dove l’innocente non dorme mai tranquillo.
E tu, da figlio, da madre, da sorella: preferisci una famiglia garantista o una famiglia giusta? Perché senza il coraggio di scegliere la giustizia, il proteggiamoci , diventa il boia di chi ami di più.
La famiglia, Lo Stato,La Chiesa parte da qui. Tutto parte da quella porta di casa che chiudiamo la sera. Se lì dentro vince il lassismo, fuori non avremo mai garantismo. Avremo solo omertà con un nome diverso.
Sarebbe giusto agire lealmente sempre, con giustizia. Senza se. Senza ma. Senza “è famiglia”. Senza “è Chiesa”. Senza “è lo Stato”. Lealtà e giustizia. Punto.
Lealtà verso la vittima, prima di tutto. Lealtà verso l’innocente accusato. Lealtà verso la verità, anche quando la verità fa schifo, fa male, fa perdere.
Perché il lassismo nasce proprio quando barattiamo la giustizia con qualcosa: con la pace in famiglia, con il buon nome della parrocchia, con la stabilità del governo, con la paura di fare brutta figura.
“Diciamo così per non rovinare tutto”; è l’inizio della fine.
“Copriamo qui perché sennò crolla il palazzo”; il palazzo è già crollato, dentro.
Agire lealmente vuol dire una cosa sola: avere il coraggio di perdere.
Perdere la faccia davanti ai parenti perché denunci tuo padre perché maltratta tua madre.
Perdere voti perché cacci il politico del tuo partito che ha rubato.
Perdere fedeli perché consegni il prete ai carabinieri invece che al silenzio.
È faticoso. È solitario. A volte ti odiano tutti.
Ma la notte dormi. E quando ti guardi allo specchio, riconosci la persona che vedi.Il garantismo senza lealtà diventa l’alibi dei furbi. La giustizia senza lealtà diventa vendetta. Lealtà + Giustizia = l’unica cosa che salva una madre, un prete, un Paese.
