I mestieri e i borghi che non esistono più, stanno modificando radicalmente la storia dei piccoli paesi del sud.
I ragazzi si spingono lontano dai loro luoghi dove sono nati e dove hanno le loro famiglie alla ricerca di posti di lavoro e di assunzioni dopo anni di studio e sacrificio.
Sono sempre di più le famiglie che vedono svuotate le case dai loro stessi affetti, dalla presenza dei figlioli che riempivano spazi e cuori.
I genitori consapevoli di doversi adeguare a queste modifiche di stile di vita, imposto dalla realtà, trovano conforto nella giustificazione che vivendo lontano da casa essi possano costruire le loro ambizioni professionali riuscendo in questo modo a realizzarsi.
E così anno dopo anno i paesini diventano scarni, tristi, fatti di sola speranza per ogni figlio che rientra per qualche giorno da trascorrere in famiglia, quelle pochissime volte all’anno.
I mestieri di una volta, il calzolaio, il sarto, l’arrotino, fanno parte della storia di un tempo che fu e che difficilmente torneranno a brillare.
Eppure gli artigiani sarebbero una sorgente dalla quale attingere per dissetare tanti giovani che vogliono restare dove sono nati e che si sentono radicati. Ebbene oggi abbiamo bisogno proprio di questo, della rieducazione all’artigianato. Perché non formare i nostri giovani ad imparare i lavori di una volta?
E non solo, servono i medici ma anche gli idraulici; servono gli avvocati ma anche gli elettricisti, i meccanici, i contadini, gli allevatori, i produttori di “sapori genuini”.
I nostri giovani talenti facciamo in modo che possano restare e che non debbano fuggire dalle loro terre per vivere.
Il territorio sannita è un bacino di bravi studenti, promesse per il futuro, se solo fossimo in grado di riuscire a realizzare la possibilità di fornire loro un futuro!
Lo stato potrebbe aiutare in questo realizzando dei progetti mirati a “ trattenere le risorse per creare il domani”.
Nei paesini della vallata telesina ci sono giovani medici, avvocati, ricercatori scientifici, insegnanti,ingegneri, cantanti lirici, musicisti e artisti affermati ma sono stati tutti assegnati a luoghi che li porta ad allontanarsi dal sud.
I nostri borghi sono piccoli gioielli che brillano al sole ma che si ingrigiscono per ogni figlio che lascia la sua terra.
Intere generazioni dai primi anni trenta fino agli anni cinquanta salparono con le navi dai porti di tutta Italia, per cercare fortuna negli Stati Uniti d’America.
In pochi sono tornati, sono stati gli emigranti storici che hanno ricreato la piccola Italia, Little Italy,per l’amore conservato e per poter tramandare alle generazioni future ciò che era stata la loro scelta di vita, come unica possibilità di realizzarsi, la testimonianza da condividere per non dimenticare mai le proprie origini.
E noi oggi, nel 2026, viviamo una nuova “migrazione” nell’affannosa ricerca di trovare migliori opportunità lavorative dei nostri figli.
E’ un fenomeno storico che ci ha segnato in passato rendendo la nostra società povera dal punto di vista strutturale ed economico.
I genitori invecchiano lontano dai figli in case immense e camere ormai vuote, tra i silenzi e le attese dei telefoni che squillano.
Il tempo scorre veloce e gli anni passano e intanto aumentano le abitazioni vuote, lasciate in eredità a quei figli che non sono più tornati. Molte cadono a pezzi, diroccate, abbandonate, incustodite.
I vicoletti parlano di passato e hanno conservato l’odore di certe giornate piovose…le finestre serrate nascondono quella solitudine di un tempo quando le mamme se ne stavano sedute davanti alla porta ad aspettare l’ arrivo atteso del loro pezzo di cuore.
I campanili delle chiese a volte pare che si innalzino a guardare lontano oltre l’orizzonte, a spiare fino alle finestre dietro alle quali i figli lontani vivono, solo per sbirciare e rubare un accenno di sorriso da donare a quelle mamme tristi e sole.
Oggi le mamme prendono il primo volo e raggiungono i figlioli perché sanno che la vita è cambiata e bisogna adeguarsi. Ma perché invece dell’adeguamento non ci si sforza per realizzare il cambiamento. Cambiamento che sollevi l’economia territoriale riportando la forza lavoro e riscrivendo la storia che ci appartiene, i luoghi che ci appartengono e la dignità che è nostra di diritto.
Quando un governo riuscirà a tenere saldi i popoli nelle loro terre vivendo dignitosamente senza dover diventare migranti e clandestini, allora avremo dei popoli capaci di vivere “uniti” valorizzando le origini e condividendone le ricchezze . Solo allora borghi e mestieri diventeranno tesoro da custodire e da impreziosire e solo così si avranno paesi giovani e con menti ricche e aperte al mondo e al futuro.
