• 11 Aprile 2026
Politica

Il cosiddetto “Board of Peace” promosso da Donald Trump non è un organismo ufficiale riconosciuto dall’ONU o da trattati internazionali. Si tratta di un’iniziativa politica/consultiva legata alla sua rete diplomatica e ai suoi alleati, non di un’istituzione multilaterale strutturata con criteri pubblici e verificabili di adesione. I Paesi con una scarsa propensione democratica ma nello stesso tempo molto vicini a Trump sul progetto del Board of Peace sono Arabia Saudita, Ungheria, Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Argentina.

Tra questi Paesi citati, solo l’Argentina è una Democrazia elettorale con delle criticità a livello di corruzione secondo gli indicatori del Democracy Index dell’Economist e dal Freedom House. Mentre Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto sono dei veri regimi autoritari, Turchia e Ungheria sono stati inseriti nella classifica dei Regimi ibridi.

In realtà i Paesi che hanno aderito a questa iniziativa privatistica sono 27: Albania, Argentina, Armenia, Azerbaijan, Bahrain, Bielorussia, Bulgaria, Cambogia, Egitto, El Salvador, Ungheria, Indonesia, Israele, Giordania, Kazakhistan, Kosovo, Kuwait, Mongolia, Marocco, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan, Vietnam.

In questa strepitosa classifica è da notare come la maggior parte di questi Paesi sono regimi autoritari, non democratici o considerati ibridi, cioè democratici solo sulla carta ma non nei fatti. La domanda viene spontanea. Possono questi decidere come costruire la pace in un pezzo di terra occupata e distrutta da uno di loro senza invitare il Paese della controparte? Fa anche rabbrividire nel vedere personaggi come Tony Blair sedere tra i banchi del Board of Peace insieme a Infantino con il berretto di Trump indossato. Blair, personaggio che ha mentito al mondo intero insieme a Bush sulle armi possedute da Saddam Hussein in Iraq solo per scatenare una guerra che ad oggi non ha portato soluzioni. Infantino, un altro personaggio che negli ultimi tempi ha dimostrato di essere molto discutibile per il ruolo che possiede, sta dimostrando di essere più coinvolto negli affari di politica che in quelli sportivi, cosa che è assolutamente vietata proprio dallo statuto della Fifa.

Proprio perché diversi membri sono Paesi classificati come autoritari o “non liberi” secondo gli indici internazionali, si arriva a diverse osservazioni da diversi esperti del diritto internazionale. Come può un Board per la pace essere guidato in gran parte da governi non democratici? Inoltre questo Board non ha forza vincolante, non può imporre sanzioni, non può inviare missioni di pace e non ha un budget strutturato pubblico. Inoltre cosa succederà se i leader che attualmente siedono a questo fantomatico Board venissero rimossi? Specialmente se fosse Trump a non essere riconfermato?

Purtroppo la non funzionalità dell’ONU, la sua debolezza e la sua composizione attuale tra i membri permanenti permette una crisi, come attualmente si dimostra, del diritto internazionale e di una mancanza strutturale di imposizioni verso Paesi che ledono tale diritto.

Per risolvere tale crisi è necessaria una riforma concreta strutturale dell’ONU. Baipassando il modello dei Paesi permanenti che possono destabilizzare decisioni concrete dell’organismo e della maggioranza di Stati che si trovano in difficoltà a causa di Paesi sotto tirannia e dittatori criminali.

Autore

Campano, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali, specializzato in scienze della politica in studi parlamentari all'Università della Sapienza di Roma. Collaborato con RadioSapienza, web tv e giornali web. Direttore della Biblioteca Comunale Safina di Gioia Sannitica. Sono stato presidente del Comitato Sviluppo e Territorio. Appassionato di viaggi internazionali e scrittura pubblicando un primo libro, un giallo ironico, in formato ebook, i segreti di filetto. Il libro è il primo capitolo su 4. Appassionato di storia, soprattutto locale.