È il 22 dicembre, sono ritornato a casa per trascorrere le feste in famiglia, ho aspettato questo periodo contando le ore e i minuti. Lavoro al Nord in una multinazionale, lo stipendio mi fa vivere senza problemi, ma non mi sento realizzato, vivo sempre con quel brivido di freddo nel cuore che non mi lascia mai. Penso spesso alla mia famiglia, alla città che ho dovuto abbandonare per mancanza di lavoro, mi manca l’odore del caffè la mattina che entra nella mia cameretta, che riprende a vivere nelle ricorrenze appena ritorno a casa. In quei giorni il mio olfatto si sveglia, riconoscendo gli odori dei sughi che mia madre prepara con tanto amore.
O ‘Ragù, la Genuvese, la frittura di pesce poi mi danno quel tocco in più, mi accompagnano in ogni ambiente che frequento. I giorni che vanno dal 22 al 24 Dicembre sono i veri protagonisti. In quei giorni io con tutta la famiglia, ottemperiamo al rito dell’acquisto del pesce, del baccalà, del capitone, anguille, cavolfiore, broccoli di natale, alici salate, papaccelle, frutta secca, ananas, e l’immancabile uva rosa del buon augurio. Ogni famiglia ha il suo fornitore di fiducia, che proprio in questi giorni dimostra la leale fedeltà al proprio cliente, evitando di dargli qualche purpo (in napoletano il purpo può indicare molte cose di pessime qualità, il classico “pacco”).
Nota è l’usanza dei pescivendoli di fare le nottate, ossia di rimanere aperti tutte le notti tra il 22 e il 24 dicembre, perché la tradizione vuole così: il pesce va comprato anche di notte per non rimanere sprovvisti ed è uno spettacolo che non si può perdere. Vongole e crostacei non devono mai mancare, la nonna, viceversa, alla vigilia di Natale deve mangiare assolutamente le linguine capa e cora (testa e coda di anguilla). Personalmente se non mangio la frittura di gamberi e calamari fino alla nausea non è Natale per me. In quei giorni Napoli non dorme mai, ad ogni passo hai una tentazione, una provocazione che difficilmente potrai contrastare.
Già appena attraversi la strada che dalla Circumvesuviana porta al mercato vieni catturato dall’irresistibile profumo della pasticceria Attanasio, un’istituzione per quanto riguarda la sfogliatella. Mentre ci fai un pensierino, la nonna è già al secondo morso di una frolla ancora calda.
Non resisto un attimo di più, mi lancio su una sfogliatella, che divoro in un attimo. Tutti soddisfatti degli acquisti torniamo a casa, immaginandoci sazi e satolli al cenone. Tutto questo pensare non fa altro che provocare un notevole danno, un piccolo languorino si fa breccia nello stomaco. Guardo l’orologio in cucina, è mezzanotte!!
Quale occasione migliore per uno spaghettino aglio, olio e peperoncino!
Mentre ci penso, mia madre ha già messo la pentola per cuocere la pasta.
Papà stappa la bottiglia di vino bianco e vai …!!!
Questi giorni scorrono velocissimi, mentre fai il solito giro dei parenti, che come da tradizione, tirano fuori roccocò, mostaccioli, rame, susamielli, caffè, e il solito carrello dei liquori, appena ti vedono giungere. Il 24 mattina mi alzo con calma e bevo un caffè fatto con la caffettiera napoletana, poi scendo a comprare qualche regalino, e via per le strade della città, a fare il pieno di ricordi da portare con me quando tornerò alla vita fredda di prima. Arrivato a Mergellina mi consolo subito con due taralli sugna e pepe accompagnati da una birretta ghiacciata. Ti senti subito alla grande, niente può fermarti, sei il Re di Napoli. Ma all’improvviso ti ricordi che non vivi più a Napoli, e ti senti come se qualcuno ti stringesse il cuore fino a farti soffocare. Appena hai un attimo di lucidità ti rendi conto che hai fatto la cosa giusta, almeno stai lottando per avere una vita migliore. Molti altri si sono arresi, inghiottiti dalla precarietà, dalla paura di non riuscire. Pochi minuti dopo l’una e già hai l’acquolina in bocca, il 24 dicembre è tradizione consumare a pranzo la pizza di scarole, ogni famiglia ha la sua ricetta, per gli imbranati o per quelli che non hanno tempo, c’è Fiorenzano alla Pignasecca (Quartieri Spagnoli), la sua pizza di scarole è spettacolare, con questo rustico riesci ad arrivare a cena tranquillamente (forse se non guardi la vetrina da esposizione, dove troverai sempre la stragrande maggioranza di sfizi della tradizione). Sono le 19.00 è ora di tornare a casa e prendere il posto di combattimento, ti siedi e davanti a te si aprono le porte del paradiso, noti in bella mostra, una serie di antipasti che non possono mancare la Vigilia di Natale e la vigilia di Capodanno, insalata di polpo, alici e salmone marinati, frutti di mare crudi da consumare con abbondanti spicchi di limoni, cavolfiore e broccoli di Natale bolliti, conditi con olio, sale e limone. E poi c’è lei l’insalata di rinforzo, che nasce per sostenere la cena “leggera” a base di pesce, adatta a sostenere tutto il resto. A casa mia gli ingredienti sono sempre gli stessi da generazioni: cavolo bollito, acciughe salate, olive verdi e nere, papaccelle (peperoni rossi e verdi, dolci e piccanti sotto aceto) giardiniera. Questa insalata è ottima anche nei giorni a seguire, basta rinforzarla sempre con gli stessi ingredienti e l’aceto. Alla mia destra noto con piacere un vassoio misto di baccalà e capitone fritto, voi non ci crederete ma questi sono i due protagonisti di questa serata. Le nuove generazioni non gradiscono tanto. Chiaramente ogni anno c’è il familiare che contesta: “il baccalà non è ammollato per bene, è troppo salato” oppure “quest’anno non sa di niente”. Anche questa fa parte della tradizione. Finalmente vedo uscire dalla cucina la mamma con un vassoio esagerato di spaghetti con le vongole, lo spazzoliamo in pochi minuti, la nonna invece si gusta lentamente il suo piatto di linguine con capa e core (anguilla tagliata in due e cotta in un leggero sugo di pomodorini freschi, aglio, prezzemolo e peperoncino). Da quando ha compiuto 70 anni, in questa giornata particolare si augura di poter consumare questa pietanza anche l’anno successivo. I miei occhi brillano quando scorgono da lontano la frittura di pesce, mangio e bevo abbondantemente come se fosse per me l’ultima volta. Dopo poco si sparecchia e ci si prepara a giocare a Tombola, a tavola arriva il cesto della frutta fresca (mandarini, melone bianco, conosciuto come melone di pane, l’uva rosa) e l’immancabile frutta secca chiamata “o spass” (noci, mandorle, fichi secchi, nocciole, datteri). A seguire roccocò, susamielli, raffiuoli, struffoli, pandoro e panettone. A chiudere spumante, vino lambiccato, limoncello.
