Dal finestrino di un treno passano veloci le immagini di paesaggi tra alberi e case, si vivono secondi di storia, attimi di vita nel sole che sveglia i condomini e le strade.
Vetri rotti in vecchie abitazioni svelano fantasie di tempi passati, mattoni logorati dagli anni e balconi vestiti dei primi gerani di una primavera timida e dubbiosa.
Le montagne del Sannio si trasformano in dipinti dal verde acceso sotto le prime luci dell’alba. Il Santuario del Roseto sul monte di Solopaca sembra risvegliare la vallata innalzando al cielo la speranza di un nuovo giorno che porti pietà per un mondo che si sta consumando per la troppa superficialità degli uomini.
Il treno regionale attraversa le campagne ed i paesi serpenteggiando lento fra terre ricche di misteri e di tradizioni. Un cartellone pubblicitario alla stazione di Caserta chiede:” Tu come immagini il futuro?”
Si ferma la corsa per qualche minuto e salgono altri visi ed altri discorsi da macinare lungo il viaggio. I dialetti che si agitano nelle carrozze riecheggiano come profumi di piatti tipici riportando la mente alle antiche masserie dove la farina e le uova impastavano delizie da infornare dopo aver fatto il buon pane.
La reggia Vanvitelliana è ancora assonnata ma consapevole di accogliere con eleganza le visite dei turisti che sono alla scoperta di bellezze storiche e culturali e di certo un palazzo reale tanto bello è un bene prezioso per questa terra, un vanto che resiste nei secoli, orgoglio di un passato che ha visto vittorie e sconfitte in battaglie dove si cercava di conquistare terre e libertà.
Ripensando a quella domanda su come si immagina il futuro viene da fermarsi con il pensiero nonostante la corsa del treno. Il futuro…il futuro è diventato un punto di partenza che non ammette più progetti, non permette più di pianificare, la vita è diventata un torrente imprevedibile che può diventare ruscello o fiume in piena senza nessuna pianificazione. Ormai il futuro lo costruiamo senza pensarci, alla rinfusa, come accatastare pezzi di vetri per cercare di ricomporre vetrate sul mondo.
Dunque come si potrebbe desiderare di immaginare il futuro? Si parla tanto di Pace e nel momento stesso che la si pensa si scagliano missili di guerra a stroncare vite.
Si immagina un futuro per i giovani con più opportunità di lavoro senza partire per l’ estero e con salari dignitosi ma intanto sul treno ci sono ragazzi con zaino in spalla e valigia piena di vestiti e propositi diretti verso altre nazioni che permettono di realizzarsi senza doversi “prostituire” alle offerte lavorative da datori irregolari come i loro contratti.
La corsa rallenta, siamo in prossimità della prossima fermata. Dal finestrino ci sono in attesa di salire colorate figure, anche abbastanza folcloristiche. Una signora di mezza età indossa un vestitino a fiorellini che grazie alla sua corporatura tondeggiante appare come un prato di papaveri rossi tutti sbocciati, il rossetto dello stesso colore delle gote ricorda i famosi dipinti che non disdegnano le forme abbondanti anzi le esaltano, bene, lei è un dipinto che si lascia ammirare come pura arte offerta in un museo a cielo aperto.
L’ incontro a Teano riporta alla storia, i passeggeri che si accingono a salire sono giovanissimi ma una coppia cattura l’ attenzione,sembrano essere usciti da un vecchio sussidiario delle scuole elementari degli anni cinquanta con le pagine che sembrano colorate con le matite, sono piccoli e precisi, perfettamente abbottonati nei loro abiti inamidati. Sono un fermo immagine del cortometraggio di questi paesini che ricordano le battute di caccia del re Carlo di Borbone.
Che paesaggi meravigliosi!
Siamo tutti passeggeri sulle locomotive che partono e arrivano, che si spostano lungo le regioni di un’Italia che esplode di architettura e di bellezze naturali. Siamo la nazione che racchiude in un contesto unico il modello dell’ essere uomini e donne plasmati dalla cultura e dalla voglia di intraprendere nuove strade, siamo il popolo del sorriso e della bontà d’animo,siamo anche ignoranza e cattiveria ma dov’è quel luogo dove non esistono queste ultime caratteristiche?
Assistiamo alle guerre che strappano vite dal presente dei bambini e restiamo tutti a bocca aperta, piangendo e arrabbiandoci, ma cosa facciamo per impedire tutta questa barbaria? A Gaza bombardano le scuole, i droni seguono e mitragliano i padri che cercano di tornare in quel che resta delle loro case con un sacco di farina preso per fortuna alle consegne dagli aiuti umanitari, nei vicoletti coperti di macerie i bimbi corrono mischiandosi tra loro cadendo come birilli sotto i colpi dei nemici di un’infanzia mai vissuta. Cosa immaginano nel loro futuro quei bambini? Cosa risponderebbero a quel cartellone? Nulla, perché non sanno nemmeno leggere, non hanno avuto il modo di andare a scuola, sono morti prima di imparare l’ alfabeto, non hanno avuto modo di passeggiare con i loro genitori per le strade delle loro città con un gelato da gustare sporcandosi la maglietta di cioccolato. Nulla di tutto questo, le loro magliette sono intrise del loro stesso sangue rosso pur essendo dei bimbi uguali a quelli che vivono nelle terre senza guerre, i loro sogni sarebbero stati forse anche più semplici ma non hanno avuto la possibilità di scoprirli. E la corsa del treno continua fra le pause nelle stazioni, la gente chiacchiera o dorme, c’è chi studia e chi alle otto del mattino parla già del pranzo da preparare. La destinazione di questo treno è la capitale, Roma dalle mille sfaccettature, Roma che è il centro del mondo, che si stringe intorno al colonnato del vaticano per pregare con il nuovo Papa per una soluzione che assopisca le minacce che incombono sulle teste dell’ umanità. Intanto tutto gira intorno al tempo di ognuno, ognuno in una storia, in un contesto proprio che quasi fa dimenticare che il mondo è anche fuori dal singolo e che la vita è vita di tutti e per tutti. Ci sono degli alberi secolari che hanno visto albe e tramonti e che non temono le sofferenze dopo aver vissuto alle intemperie e ci sono esili piantine che la grandine ha devastato incurante delle sue debolezze e fragilità. Così è la vita, così sono gli uomini,così sono le vicende.
C’è chi sta scontando ergastoli da innocenti e chi è colpevole e respira la libertà, c’è chi è sazio e non può capire come si sente chi soffre la fame,c’è il ricco che non potrà mai comprendere la disperazione del povero e c’è chi sta terminando in un letto e che non potrebbe mai spiegare le sue emozioni a chi è pieno di vita.
Ed è come la corsa di un treno la vita, si alternano dietro ai finestrini mondi e storie, giorno e notte, speranze e delusioni, vittorie e rese. Dovremmo solo imparare a scendere ogni tanto per restare un po’ ad apprezzare ciò che si ha modo di vedere e di vivere, i borghi, le tradizioni, le vite, i vissuti.
Il treno è un conduttore di solidarietà che avvicina le distanze, è come leggere un libro immaginando luoghi e personaggi, ma con la possibilità di salire e scendere per vivere la storia.
E siamo noi il treno, siamo noi la regia, siamo noi il passato che raccontandolo traccia il presente sulle rotaie del tempo .
