• 13 Agosto 2026
Cultura

Un anno fa, esattamente il 10 giugno, tra dolori strazianti, ci lasciava per tornare alla Casa del Padre il nostro amico Giuseppe Del Ninno. Da quel giorno abbiamo sentito che ci mancava una figura importante, un affetto sincero, un intellettuale come pochi. E abbiamo avvertito la necessità di ricordarlo nell’unico modo possibile: pubblicando un libro su di lui scritto da chi gli era stato più caro. Per iniziativa di Stenio Solinas è venuto fuori Usque ad finem (Settecolori edizioni) che raccoglie con affetto ed intelligenza ventidue contributi che lo ricordano per come era, tracciando un ritratto ad un tempo commovente che ne esalta le doti spirituali ed il gran lavoro culturale che ha portato a compimento nel corso di una vita fatta di parole dense di significato e per nulla occasionali.

Del Ninno, per come emerge dalla lettura di questo libro che annovera tra gli autori buona parte dei protagonisti della cultura non conformista, giganteggia per il temperamento umano e per le doti di conoscenza che sapeva trasfondere in ogni suo scritto. Di questo parlano, accendendo ricordi e rimpianti, gli amici che hanno voluto ravvivarne la memoria. Li cito tutti, sperando di non dimenticarne nessuno: Alessandro Barilà, Maurizio Cabona, Alessandro Campi, Giovanni Canonico, Mario Conti, Alain de Benoist, Gianfranco de Turris, Alessandro Donati, Ada Fichera, Luigi Filippi, Luciano Lanna, Gennaro Malgieri, Michel Marmin, Giampiero Mughini, Marilena Novelli, Amtonio Pannullo, Gloria Sabatini,Andrea Scarabelli,Giovanni Sessa, Stenio Solinas, Marco Tarchi, Themistius George Tilita, Marcello Veneziani, oltre naturalmente alle testimonianze della moglie Patrizia e dei figli Massimiliano, Priscilla e Alessandro.

Viene fuori il quadro di un intellettuale gentiluomo, scrittore d’ingegno, ricercatore appassionato quale fu Giuseppe che nessuno degli amici citati ha dimenticato o sottovalutato.

È stato un innovatore della cultura di Destra o neo-conservatrice, fate voi, che ha alimentato generazioni di giovani venuti dopo contribuendo ad inviarli alla scoperta di un altro mondo, quello che da parte dei sinistra si voleva a tutti i costi negare. Giustamente Marmin, in colloquio con Alain de Benoist,  ha scritto: “Eravamo – Giuseppe Del Ninno, tu, io , Solinas, Gennaro Malgieri, Maurizio Cabona e alcuni altri – della stessa generazione (anni Quaranta/Cinquanta) e della stessa avventura, quella della “Nuova Destra” francese e italiana e un giorno potremo dire, sull’esempio degli eroi di Ettore Scola, ma questa volta penso, senza rimorsi: ‘c’eravamo tanto amati’ “.

Toccanti le parole di Marmin che rendono il dovuto a Del Ninno e lo ricordano come il protagonista di una stagione irripetibile, durata troppo poco, ma i frutti della sua semina sono stati raccolti a piene mani da giovani generazioni che hanno cambiato modalità e lessico di una Destra antiquata ed autoreferenziale. Del Ninno fu l’indiscusso protagonista di quel processo innovativo che avrebbe avuto conseguenze ben oltre gli ambiti dal quale era nato, al punto di contaminare aree culturali che si avvicinarono a noi scoprendo che non eravamo una banda di nostalgici adoratori del tempo che fu, ma inventori di una cosa nuova per quei tempi, la “metapolitica” alla quale Del Ninno si dedicò con una passione encomiabile scrivendone e discutendone con coloro che stavano da un’altra parte politica, lontano da lui eppure lo ammiravano come un “contributore” allo svecchiamento della politica stessa attraverso originali intuizioni culturali e innovazioni linguistiche che per l’epoca apparivano un tantino eccentriche, se non addirittura nemiche dell’imperante conformismo.

Ad un anno dalla sua morte sentiamo che Del Ninno  è con noi, come amico premuroso, intellettuale appassionato, scrittore multiforme (poeta, saggista, narratore, giornalista) e “uomo verticale”, esempio per chi lo ha conosciuto o lo ha riconosciuto troppo tardi.

Ci manca. Ci manca maledettamente e questo libro che lo ricorda è un lungo racconto della sua straordinaria  spiritualità e del suo essere generoso con tutti, soprattutto con chi non la pensava come lui. Con Giuseppe una parte di noi se n’è andata, ma resta l’essenza della sua umanità a tenerci compagnia.

Autore

Giornalista, saggista e poeta. Ha diretto i quotidiani “Secolo d’Italia” e “L’Indipendente”. Ha pubblicato circa trenta volumi e migliaia di articoli. Ha collaborato con oltre settanta testate giornalistiche. Ha fondato e diretto la rivista di cultura politica “Percorsi”. Ha ottenuto diversi premi per la sua attività culturale. Per tre legislature è stato deputato al Parlamento, presidente del Comitato per i diritti umani e per oltre dieci anni ha fatto parte di organizzazioni parlamentari internazionali, tra le quali il Consiglio d’Europa e l’Assemblea parlamentare per l’Unione del Mediterraneo della quale ha presieduto la Commissione cultura. È stato membro del Consiglio d’amministrazione della Rai. Attualmente scrive per giornali, riviste e siti on line.