È importante ricordare il senso profondo della letteratura e delle eminenti opere letterarie che, oggigiorno, leggiamo con grinta e curiosità. Non bisogna dimenticare chi ha combattuto attraverso l’arma della scrittura, chi ha donato la sua vita alle opere per cibare il pensiero delle menti umane. Così, uno sguardo a Ippolito Nievo ci consente di capire il ruolo importante che ha avuto nel corso della storia, in virtù dei suoi valori etico – storici e per la sua grandezza letteraria. Egli è stato uno scrittore, giornalista, infatti, ha scritto articoli per svariati periodici locali. Lo ricordiamo per essere stato uno scrittore italiano patriottico, vicino all’ ideologia mazziniana e per aver preso parte alla spedizione dei Mille. Tra le sue opere, citiamo il romanzo “Le confessioni di un italiano”, pubblicato postumo, opera di notevole importanza del Rinascimento Italiano. Il manoscritto autografo è stato rilasciato dagli eredi nel 1913 ed è conservato presso la Biblioteca Teresiana. La trama del romanzo è ambientata durante la guerra d’ indipendenza italiana, ma non mancano nella scrittura intensi momenti narrativi e sfumature fiabesche.
Nievo nasce a Padova nel 1831 e vive alcuni anni della sua giovane età a Mantova. Il padre era mantovano; mosso da valori patriottici, partecipa ai moti del 1848 e alla spedizione dei Mille di Garibaldi; frequenta il collegio nel seminario di Sant’ Anastasia a Verona, e, poi, intraprende il percorso del Ginnasio. Al nonno Carlo, uomo attento ai bisogni del nipote, Ippolito Nievo dedica i poetici componimenti (1846-1847). Lo scrittore, è stato un seguace del programma democratico di Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo. Dopo il Ginnasio, prosegue i suoi studi a Cremona e, poi, in Toscana entrando in contatto con i componenti del partito democratico di Guerrazzi. Probabilmente, il 10 maggio 1849, partecipò ad una insurrezione contro gli Austriaci. “Le confessioni di un italiano” è un romanzo che può essere definito storico, la cui stesura termina nel 1858, ma viene pubblicato nel 1867. Ad attraversare le pagine dell’opera è un’autobiografia fittizia, tramite la quale si narrano le vicende di Carlo Altoviti. Quest’ ultimo, ottantenne, racconta la propria vita vissuta come patriota, intrecciando la sua esistenza con i fatti storici del Risorgimento italiano.
Il romanzo è composto da 23 capitoli e ognuno di esso si apre con brevi riepiloghi; essendo molto lungo, Nievo ebbe difficoltà nel trovare un editore disposto alla pubblicazione. Nel 1867 l’editore “Le Monnier ” pubblica il romanzo con il titolo “Le confessioni di un ottuagenario”.
Nell’ incipit del romanzo si legge come segue: <<Io nacqui veneziano ai 18 ottobre 1775, giorno dell’Evangelista San Luca; e morrò per la grazia di Dio italiano quando lo vorrà quella Provvidenza che governa misteriosamente il mondo>>.
Ci tuffiamo nella scrittura del romanzo e notiamo che ad aprire la narrazione sono descrizione del castello di Fratta a Fossalto di Portogruaro e quella dei personaggi. In particolare, il secondo e terzo capitolo si focalizzano sulla figura di Carlino, il quale ricorda la propria infanzia, quando fu chiuso in una topaia e <<la Pisana>> che, andando a fargli visita, lo baciò. L’amore diventa veicolo dei sensi ed anche passione elevatissima. La Pisana, superficiale, frivola e lunatica, rappresenta la passione pura, naturale, che ha in sé il riscatto. L’aspetto etico- religioso attraversa il romanzo, a partire dalla “scoperta del mare”, insieme al tema patriottico. È, sicuramente, anche un romanzo di formazione, perché il protagonista vive un momento di crescita e maturazione; ma è altresì un romanzo storico, d’amore e d’avventura. Carlino è veneziano, ma muore italiano: ciò evidenzia il fatto che gli italiani, tra fine Settecento e metà Ottocento, abbiano conquistato la libertà, consapevoli dei passi in avanti dal punto di vista civile e politico del Paese, protesi alla creazione dello Stato italiano.
Quasi sul finire del romanzo leggiamo che nel 1848, allo scoppio della rivoluzione, Carlino, ottuagenario, resta con i figli, i nipoti e si sente soddisfatto della sua vita vissuta e, quindi, è contento di perire.
Recentemente, è stata rintracciata una lettera del 12 aprile 1861 scritta da Carlo Arrivabene Valenti Gonzaga, in cui si dà notizia della morte di Ippolito Nievo avvenuta nell’ isola di Ischia. Si spense a causa del naufragio del piroscafo mentre viaggiava verso Napoli; dunque, questa lettera testimonia l’arrivo della notizia a Bozzolo. Nella lettera Nievo è definito dallo scrivente della missiva “uno dei più egregi giovani che avesse l’Italia”. La missiva, insomma, si somma ai tanti documenti e manoscritti inerenti Nievo. Tutta la documentazione, tra cui lettere destinate all’ amico Attilio Magri, alla donna amata Matilde Ferrari, opere letterarie, manoscritti autografi è conservata presso la Biblioteca Teresiana. Non ci resta che imbatterci nel romanzo più noto di Nievo, gustando la sua bellezza contenutistica e formale.
