• 16 Gennaio 2026
Editoriale

Ereditare in Occidente, una leadership dalla storia e focalizzarla a destra non è cosa che si impone attraverso un populismo massivo volto a seguitare una prassi politica che mira esclusivamente a rappresentare il popolo, il demos nella sua complessità esautorandone i valori e le aspettative collettive, comunitarie o globali che siano, anzi racchiude in sé una posizione politica che propugna sia la difesa che la riconquista di un ruolo autorevole della sovranità nazionale, al fine di iniettare un sovranismo che si suole contrapporre alle dinamiche popolari  della mera globalizzazione, in particolare allontanandosi da una globalizzazione finanziaria elitaria, che suole sopraffare per esempio in Europa le politiche sovranazionali di concertazione e coesione cooperativista.

La destra non ha un fondamento ideologico, piuttosto un fondamento pragmatico e comportamentale, come asseriva Indro Montanelli, la destra non nasce da un’idea ma da un comportamento esemplare e morale volto all’applicazione di un’azione concreta nell’ambito amministrativo, a servizio dello Stato, pertanto, molti uomini e politici del passato hanno saputo essere uomini di destra esemplari, pur essendo talvolta di matrice di sinistra.

Quindi, il concetto di attaccamento alla nazione, evidenzia un sovranismo di destra incentrato sull’interesse patriottico nazionale, che giammai scade su una retorica populista anti-intellettuale, o anti-elitista, ma che si avvicina al connubio popolo e interesse comune, affermando una sovranità suprema del popolo stesso attraverso la sua cultura, il suo patrimonio, le sue tradizioni, incentrati negli elementi costitutivi dello Stato.

E sebbene la costituzione nasce nel 1948, con i suoi diritti e suoi doveri e con essa la Repubblica, l’Italia e gli italiani hanno sempre sentito sin dagli albori un forte sentimento nazionalistico, già con Ottaviano Augusto, a Roma, vi era un sentire politico per l’Italia, un concetto, un entità non solo geografico del nostro paese, ciò emerge dai suoi discorsi propagandistici augustei dove conferisce alla parola “Italia” un intendimento politico,” l’Italia giurò sulle mie parole”, a seguire importanti sono i versi di Dante ”Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di province, ma bordello” e oltremodo quelli di tanti altri poeti tra cui Petrarca la “servitù italica”, ed infine il grande Machiavelli un altro toscano d’eccellenza che parla dell’Italia in maniera strategica e politica, infatti intitola l’ultimo capitolo del principe ” Esortazione a liberare la Italia dà barbari”. Uomini che seppero coniugare il sentire poetico con l’impegno politico, pertanto non basta, oggi, l’Unità d’Italia del Risorgimento con la proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861 con Vittorio Emanuele II come Re, ma eticamente dobbiamo far fronte ad un sentire nazionale che congiunge l’ideologico con il pragmatico come fu per questi nostri eccellenti predecessori che hanno creduto nella Nazione.        

Purtroppo l’Italia si esprime nella contemporaneità, è un Paese di contemporanei, senza una memoria storica precipua, che ha delle conoscenze profonde, sui vari passaggi ed eventi susseguitesi, spesso non si ha contezza delle idee che hanno motivato gli accadimenti, questo perché l’identità storica dei nostri fondamenti cristiano giudaici, delle nostre tradizioni risorgimentali e liberali non sono note ai contemporanei, che confusi si arrampicano sui diritti e i doveri laici di uno Stato senza una identità valoriale atemporale, così sfuggono i valori di Patria e di Nazione circoscritti ad un territorio geografico che non è ancora nemmeno paese con profonde lacerazioni politiche tra nord e sud. Un comportamento che ha insignito la morte storica della sinistra, per proclamare un arcobaleno confuso e manipolato dai poteri finanziari, che preferiscono una divisione violenta benché mai la soluzione reale e sociale.      

Nel corso del Novecento la destra ha spiegato le sue vibranti ali ideologiche, attraverso il conservatorismo fino a giungere ad oggi ad un pragmatismo necessario, allontanandosi dai radicalismi di un’opposizione di sinistra che sta tentando il suicido assistito promuovendo un propagandismo geopolitico che poco ha a che vedere con l’interesse nazionale. Infatti, i risultati delle ultime regionali, la sinistra esce sconfitta a metà, squarciata nell’identità e nell’illusione di trainare e sconfiggere, la destra trascinando nel baratro Propal, le aspettative concrete dei territori interessati e coinvolti. E così il campo largo, populista e sciovinista si riduce ad un campo funereo di sconfitte, nel mentre si dispiega il vento sovranista trumpiano che asfalta ogni aspettativa verso un processo di pace di altri tempi.

La scissione ideologica antisemita, con scivoloni antisionisti, testimoniano che a sinistra non solo si suole strumentalizzare la storia ma non la si conosce anche in termini politici e di movimenti affermatisi, per creare un flusso controrivoluzionario e conservatore che possa pacificare gli animi e le crisi.

Infatti, il vento sovranista che si respira a livello globale, fa capire quanto la sinistra non solo quella italiana deve risalire ideologicamente una montagna di valori che hanno ripreso a rendere il mondo assolutamente diverso, e volto verso non un pacifismo di maniera e classista. ma verso una pacifica realizzazione liberale che possa durare nel tempo e dove il tempo ci darà ragione.

E se i movimenti di destra di tutto il mondo, in America, in Europa avanzano inesorabilmente, non è perché la sinistra elitaria mondiale non ha un alternativa credibile, e che spopolano le loro incongruenze populiste, demagogiche, che poco si possono confrontare con il pragmatismo meloniano, il tatticismo trumpiano e l’imperialismo antinazista storico putiniano, e la marketizzazione  commerciale di Xi Jinping  infatti i blocchi: Occidente e Medio oriente incominciano a confondersi, a generare una visione distinta ma che induce univocamente ad accelerare verso una pace duratura.

E chi parla ad esempio in Italia di bipolarismo commette un errore di fondo , con evidenti marcature ideologiche, tipiche della sinistra, perché il neoconservatorismo della “Via Italiana” non pregiudica e tantomeno fomenta una spazzatura economica, politica, e geopolitica globale, anzi autorevolmente riesce a svolgere un ruolo di protagonismo, che cresce dall’Europa per indurre a livello globale ad un nuovo Occidente democraticizzato lontano da un islamizzazione politica, che nutre il populismo a sinistra, sfociando in intrichi la cui rete vola verso un integralismo e radicalismo pericoloso.

Al di fuori della destra, dunque non sembrano circolare nuovi comportamenti, se non sono marcatamente allarmisti, catastrofisti, tali da ripercorrere e inneggiare a nuovi dittatori, genocidi di un perverso fondamentalismo che ha generato l’incipit di una crisi israeliana che sembrava non terminare, ma che il sovranismo ha travolto e ripiegato in un processo di pace strutturato e ristrutturante il Medio Oriente.

La spregiudicatezza di alcuni personaggi, hanno reso complesso l’approccio pragmatico, della pace, il coraggio dei leaders di sinistra si è affogato nella presunzione, ideologica della Francesca Albanese, subordinata ad una sindrome intellettuale, che con l’economia del genocidio ha inteso crearsi una carriera già finita, sprezzante di ogni veridicità e con il miraggio di una visibilità altrimenti impossibile.

Ancora una volta l’Italia si contraddistingue, con un leader pragmatico non emulando l’America, ma sapendo attendere con saggezza il posto nella storia, e mentre a sinistra cercano un appiglio in un circolo misto, Pd, Italia viva, azione, e così via radicali socialisti e pentastellati distratti, il miraggio di una nuova rivoluzione ancora una volta gli allontana, verso un modello politico senza uscita , senza soluzioni, concrete e vicine al popolo , in un turbinio di populismo massificante ed ideologico, forse estremo ed estremizzante.

I movimenti egemonizzanti Propal sono gli stessi che formalmente hanno contribuito in America a condannare e predestinare la perdita di Kamala Harris, ovvero un radicalismo populista non demonizza che la sinistra, ricordando i dinosauri che ha tra i suoi intellettuali ancora impregnati di odio storico anacronistico alla realtà del momento. E se l’America di Trump è conservatrice, non è distruttiva, ma propositiva, la sicurezza non è estremista ma deve estremizzare la tutela del mondo, la tutela delle idee, benché diverse dalla maggioranza, non si può solo fare propaganda, sia essa di tipo bellico, o geopolitico, i leaders devono dare un’immagine rassicurante, non essere parte di manifestazioni che inneggiano alla violenza ormai conclamata.

Il soggetto dell’ideologia populista resta il popolo che è sovrano, e che cerca sicurezza, protezione, attraverso politiche di tutela dei confini, dell’immigrazione clandestina, dell’economia reale, delle crisi energetiche, in altre parole, la sinistra si dimentica del popolo, e lo spinge ad azioni oltre la sua capacità, cercando eroismi in tempi di crociate, che ormai sono solo motivazionali e forse emotivamente coinvolgenti, ma la ragione chiede pragmatismo di intesa, tra idee diverse.

E se il mondo guarda con attenzione alle ideologie, alle idee, ai popoli, è giusto astenersi dal fomentare guerriglie urbane, spingere, i giovani e i lavoratori verso scioperi obsoleti, manifestanti propagande populiste che poco renderanno merito ad una sinistra sempre più incomprensibile, sempre meno identitaria che cerca il caos, confusa, sull’autodeterminazione dei popoli, dimenticando la sua bandiera rossa e i suoi valori.

Spesso la democrazia e il suo rumore antisistemico viene infatti confuso con la sua debolezza, e il terrorismo islamico si integra cercando di modificarne le sorti, ma nel mondo globale l’Occidente sta rialzando la testa, di fatto non è finito, tutto sta cambiando e si modifica in tempo reale, e la leadership della destra sta volando oltre l’orizzonte. Mentre la sinistra è annebbiata dal carico del profitto finanziario inconsapevole di cadere nel baratro capitalistico. l’Europa si sta allontanando da una visione Nazione per istituire una visione nel lungo periodo di Stato con l’intento di combattere nel 2030 una guerra non ancora programmata, ma le singolarità statutarie al di là di centrare il target di capacità Nato, il famoso 5%, non sono in grado di liberarsi ancora dalle crisi in corso, energetica e recessiva, puntando ad una decisione bellica troppo poco pragmatica, dove per ora l’unica strategia accreditata sono gli accelerati acquisti, di armi, di droni e di un probabile scudo spaziale.

Un’inversione di mandato europeo rispetto al covid dove la commissione si impegnò personalmente agli acquisti dei vaccini, ora si demanda agli Stati singoli l’approvvigionamento militare.

Paradossalmente siamo nell’era dell’individualismo  e pertanto la cooperazione unitaria non è più sufficiente ed è essa stessa una condizione che predispone gli Stati europei ad una idea prebellica, ad un atteggiamento difensivo aggressivo nei confronti dell’altro, evitando di passare per una prassi diplomatica, si tende  ad una polarizzazione delle ideologie e delle azioni pragmatiche, a tal punto da indurci ad essere pro o contro, una determinata situazione, sta crescendo una omologazione della realtà, che suole proporci un annientamento a vicenda, diminuendo le diversità ideologiche e le varietà di pensiero, diminuendo il dibattito, la democrazia si sta omologando, uniformando ai suoi stessi limiti, predisponendo il totalitarismo di massa a carattere bellico.

 Si è persa la pluralità di pensiero, esiste solo l’opposto, che ci minaccia in una sorta di guerra di pensiero a comportarci in maniera omologata alla maggioranza o alla minoranza che contesta.          

Questo è tipico della sinistra non vi è diversità di pensiero, loro enunciano semplicemente le diversità di genere, di orientamento sessuale, le diversità di etnie,  diversità che persisto nel genere umano in termini naturali, ma quando si suole parlare di diversità di pensiero è la destra che è foriera di un pluralismo intrinseco, parliamo infatti di una varietà notevole di pensiero che si estende dai conservatori , ai monarchici, ai nazionalisti, ai libertari,  agli integralisti cattolici, ai sovranisti e così via, dunque, è noto, che la sinistra è settariamente ponderata sul sistema in maniera anacronistica, e contraria al sistema stesso, si crede ancora portavoce di un antisistema, di una ribellione o rivoluzione, ma di fatto sta cedendo il passo ad un capitalismo finanziario e ad un femminismo islamizzato, promuovendo involontariamente ciò che ha sempre combattuto, portavoce dei centri di interesse capitalistici e di una immigrazione forzosa.

La diversità di pensiero è dunque l’ancora di salvezza, non essere il contrario del sistema, essere pro o contro il sistema, infatti, la sinistra ghettizza le diversità di pensiero non le accetta e classifica la destra, in fascismo o in nazismo, non capendo che vi è chi guarda oltre, gli ostacoli della storia, chi sa approfondire e non dialogare con degli slogan pensando di epurare la storia dai suoi orrori.                

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".