Le corse in macchina per gli ultimi acquisti, le luci che illuminano le strade dei borghi, i negozi addobbati a festa, le letterine dei bambini indirizzate a Babbo Natale, dove vi sono riposti piccoli sogni e tante speranze; il cenone di Natale, le lunghe tavolate, i supermercati assaliti da migliaia di persone. Tutto giusto, tutto bello, tutto nella norma! Ma, è anche tutta una frenesia, che ci rende ciechi dinanzi al vero valore sacro del Natale. A tale proposito, una novella natalizia di Luigi Pirandello potrebbe condurci sulla via etica della riflessione costruttiva, per comprendere cosa di magnifico si possa celare dietro al Miracolo natalizio. Luigi Pirandello, nato in Sicilia nel 1867 e morto nel 1936, è ricordato per la sua attività di scrittore, drammaturgo e poeta. Nel 1934 riceve il Premio Nobel per la letteratura. E’ considerato dai critici come il più importante drammaturgo, soprattutto, per i particolari e “toccanti” temi sviluppati. Nella sua produzione spiccano svariate novelle, come il racconto “Sogno di Natale”, pubblicato sulla “ Rassegna settimanale universale” nel 1896, di cui cito: “Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’io son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita”. Pirandello aveva un suo modo di percepire la fede basata, certamente, su una vicinanza divina e un confronto diretto.
Nella notte della sua nascita, Gesù appare davanti agli occhi dello scrittore inaspettatamente: era cosìpallido, con la mano che stringeva il manto e gli occhi calati nel vuoto: uno sguardo intenso e di tristezza. Nel testo sembra quasi che l’autore ”dialoghi” con Gesù. Infatti, si può notare da ciò che Gesù esprime quando, girando per le strade, sente parole vili da parte di coloro che patiscono la miseria:”Anche per costoro io sono morto”. E, poi, in una Chiesa decorata con luci e ornamenti natalizi, esclama:”Per costoro sarei contento di nascere un’altra volta, questa notte!” Desidera offrire a Pirandello la sua anima, dicendo :“Otterresti da me cento volte quel che perderai”. E, l’autore risponde: “E la casa, e i miei cari, e i miei sogni? Ah, io non posso Gesù, risposi, vergognoso e avvilito”. Pirandello non è ironico, ha un modo di credere molto sincero, leale. Per paura, però, non si immedesima in Cristo, perché è debole rispetto a quest’ultimo. In seguito, il nostro excursus letterario, ci porta a focalizzare l’attenzione su un’altra novella, che si intitola “Un goj” , cioè “straniero”. Essa narra il Natale che Catellani, un ebreo, ricorda nella sua memoria, perché al fronte si respira un’aria cupa, caotica. Il suocero è cristiano e vive con lui nella medesima abitazione, dove aleggia aria di fede. Tra i due non c’è un buon rapporto. Dopo la messa di mezzanotte, i familiari si accorgono che il presepe è cambiato. Catellani ha messo al posto dei pastori, dei cesti di uova, formaggio, soldati, arnesi da guerra indirizzati verso la grotta di Bethlemme. Quella fede del suocero che, sovente trasferisce ai nipoti e che si respira in famiglia, è contrastata dalla visione confusionaria del fronte del signor Catellani. I familiari sono accomunati da una risata grottesca, di fronte all’azione ironica di Catellani. I lettori, dunque, percepiscono il sentimento del contrario che, Pirandello discorre nel saggio sull’Umorismo del 1908. Invece, la novella “ I galletti del bottaio”, è stata pubblicata nel 1894. Fece la sua apparizione su un periodico, il cui direttore era Luigi Capuana. Qui, non manca il pizzico di ironica allegria.
Infine, nella novella che intitola l’intera raccolta, “La Messa di quest’anno”, il Natale diventa un motivo di ricordo e rammarico per l’ innocenza della fanciullezza, per percepire la perdita del senso di amore, umanità, solidarietà, carità che serpeggia nel presente. Si avverte proprio la perdita totale dell’autentico spirito del Natale. Il modo in cui, in parte, è vissuto il Natale, festa attesa e diffusa nel tessuto culturale dei popoli, è manchevole dei suoi veri valori, di fronte ad una realtà che celebra sempre più il laicismo, l’ empirismo. E, dunque, Pirandello evidenzia queste caratteristiche della modernità. I sofferenti riescono a sentire il vero Natale; questi, però, non riescono più a guardare il cielo.
Che la letteratura pirandelliana possa essere motivo di meditazione, permettendo che la bellezza e la fiducia nella nascita, possa ammantare di pura serenità gli animi e i cuori dell’umanità.
