“Memoria” è uno dei termini più densi della nostra lingua. Deriva dal latino memor e trattiene in sé tutto il senso profondo del ricordo, della lotta contro l’oblio. Oggi commemoriamo — termine speculare e affine — un fatto storico che non può essere celato né dimenticato: la Shoah. Un’atrocità commessa dal regime nazifascista nella prima metà del Novecento, di cui l’umanità porta ancora cicatrici profonde, radicate nell’anima collettiva.
Perché l’essere umano tende a rimuovere l’orrore, preferendo rifugiarsi nella rassicurazione del “bello”? Eppure, nella grammatica dei diritti umani, lo sterminio di un intero popolo per credo, colore della pelle o ideologia resta una ferita aperta. È una dinamica che attraversa la storia, dall’antichità alla contemporaneità: non solo nei totalitarismi, ma anche nelle piaghe di un colonialismo che ha imposto dittature velate e stermini in nome della supremazia e della brama di potere. Il potere: un paradosso ancestrale, se misurato contro la fragilità dell’esistenza umana.
Negli anni ’70, Lucio Battisti cantava poeticamente nella sua “Collina dei ciliegi” che l’amore salva, “planando sopra boschi di braccia tese”. In quel verso, il saluto fascista viene idealmente spezzato dalla forza dell’amore. Battisti ci ricordava che “quasi sempre dietro la collina vi è il sole”. Ma la verità è che, troppo spesso, l’uomo non ha imparato nulla dalla storia: dai primi ominidi fino alle ultime breaking news, continuiamo a schierare cannoni invece di riporre fiori, a discriminare, a imporre gerarchie.
La Memoria serve proprio a questo: a ricordarci che “La vita è bella” e che quei “pigiami a righe” sono il memorandum dell’inconcepibile. La libertà consiste nel poter vivere la propria esistenza autonomamente, senza che un altro essere umano ne detti i confini o, peggio, la spezzi.
In questo scenario, l’informazione è l’unica arma legittima. Conoscere il passato è la locomotiva necessaria per un futuro migliore. Mi rivolgo ai colleghi, nelle scuole e nelle redazioni: informate le nuove generazioni. Formate e informate i medici, gli ingegneri, gli operai del domani affinché la memoria sia un muscolo allenato.
Il mio “canto libero” è il sogno di un mondo senza discriminazioni, dove la libertà possa volteggiare come una farfalla nel breve tempo che la natura le concede. Amate finché potete, rincorrete l’amore anche quando sembra nascosto. Solo così arriveremo al “tana libera tutti” di un mondo migliore. Ricordate e non smettete, mai, di cantare.
