• 14 Gennaio 2026
Politica

Influente, potente, forte, diplomatica, sono tra i tanti aggettivi usati di recente dalle più importanti testate globali, per elogiare o premiare il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, incoronandola e consacrandola ad un ruolo di leadership europeo senza eguali, dove la “Personalità più potente d’Europa” così definita da Politico.eu, il più imponente riferimento editoriale per l’opinione pubblica del Vecchio Continente, riesce nei vari momenti di azione concreta a colmare un vuoto politico presente a Bruxelles, quanto in Germania, con le dimissioni della Merkel, quanto in Francia, come appunto ironizza Le Figaro, “Che a differenza di Macron, non solo comunica ma agisce.” Spingendosi l’editoriale francese in un elogio che consacra definitivamente, l’azione politica della Meloni nel limbo dei più prestigiosi leader del nostro millennio.

Il senso di quanto viene eminentemente enunciato, non è frutto di una sorta di osannata rivelazione manifesta al mondo politico, e agli analisti editoriali, per una semplice valutazione risultante dai recenti sondaggi, o perché si suole ereggere a modello politico il premier Meloni, per declinare ad esempio,Macron, ad una figura che esercita il potere in maniera disorganizzata, come si evince dall’opinione avvincente enunciata da Le Figaro: “le sue parole sono distaccate dalla realtà. Il risultato di questa confusione ha determinato un caos politico che ha favorito solamente gli estremi.”

Anzi suddetta opinione editoriale arriva dopo anni di giudizi severi e poco positivi, dopo un attenta osservazione di ciò che sta avvenendo, nella realtà politica e nella scesa in campo di una nuova diplomazia necessaria e funzionale ad un modus operandi che deve giungere a conclusioni economiche e pacifiche dell’emisfero occidentale, in breve tempo, pertanto l’elogio, non solo conclama un idillio francese verso Giorgia Meloni, ma La inserisce in cotanti intellettuali di ispirazione gollista pur per estrapolarla da quella parte di intellettuali, antieuropei, dove l’aveva confinata una parte della sinistra con il timore che nel pieno della crisi economica e finanziaria, nel mezzo del suo primo governo, Ella avrebbe trascinato l’Italia fuori dall’Unione Europa e dall’Eurozona.

La Meloni, infatti, si smarca con grande efficacia e capacità, dopo anni di opposizione politica del suo partito, che l’hanno vista agguerrita ma coerente, con una dialettica di non poca risolutezza e concretezza, mai avulsa dalla realtà politica e dalle istanze del momento, e impone con la sua autorità una nuova diplomazia in una dimensione esterna globale confusa e per niente disciplinata a far confluire l’Europa al centro dello scacchiere internazionale. E passando da una vittoria delle politiche nazionali e a seguire dell’europee del giugno scorso, riesce a far crescere, e ad implementare la sua popolarità, superando il suo ruolo, e incarnando una leadership, che in molti definiscono forte, autorevole, ma che si esplicita in una “Determinazione”, di stile in parte Thatcheriano, e al contempo Merkeliano, adottando una misurazione del linguaggio, sempre con toni mai eccessivi, e rispettosi del suo ruolo e della Costituzione, facendosi oltremodo garante della stabilità di governo, tentando la via della dimensione esterna per riportare l’Italia e la sua politica al centro della dimensione globale oltre che europea, per salvaguardare una sovranità perduta dopo anni di disinteresse progressista, per la tutela degli atti economici, sociali, di una collettività nazionale, dimenticata e sfrattata da una competitività energetica e industriale.

Una dimensione esterna che grazie ad una diplomazia tenace, e mai scontrosa, ma empatica, recupera il senso della necessità di agire, ripristinando alcuni valori persi, come la sovranità alimentare, la sovranità sociale attraverso la tutela della sicurezza, ma ancor più il riaffermarsi della politica , di quella politica, non più strillata o beceramente raffazzonata, di tanta parte della sinistra dove si è tentato di dimenticare il senso delle cose e della realtà in nome di principi sociali, tra l’altro che mai sono riusciti a tutelare anzi hanno fattoscivolare nella complicazione dell’azione in baratri esponenziali, mentre la Meloni affronta con tanto coraggio la lotta alle mafie, e alla immigrazione clandestina, in un panegirico e innovazione di modello, con il Piano Mattei e il Piano Albania che ha suscitato ilarità nelle retrovie giudiziarie della sinistra.

Innegabile che l’economia italiana grazie a tanto lavoro si sta incamminando attraverso un “Trend” positivo, che sta facendo riscattare competitività a buona parte dell’industrializzazione italiana, non solo per il “Made in Italy” in senso lato ma anche per quella area tecnologica e avanzata che l’Italia può esportare, tutti aspetti significativi che centralizzano l’Italia nella zona euro e oltre.

Ma la sua diplomazia e il suo buon senso, necessitano di un maggiore approfondimento, infatti, la sua vera opera di ricucitura resta interessante, nella politica estera dove, Ella raggiunge un risultato progressivo e importante prima con Biden, attraverso Kissinger; e ora con l’amministrazione Trump che non ha eguali, nella storia italiana. Infatti riesce a raggiungere un obiettivo mai consacrato fin ora, ovvero di posizionare l’Italia come ponte tra le varie democrazie europee, liberali e illiberali, repubblicane e monarchiche, autorevoli e autoritarie, tra anche l’Unione europea e gli Stati Uniti, e tra l’Europa e l’Africa, tra l’Europa e la Cina, l’India e l’emisfero asiatico, non pochi finora sono stati i summit  di conferenza a cui l’Italia ha partecipato rendendo merito ad un obbiettivo di unione pacifica, e commerciale di ampio respiro, oltre alle azioni bilaterali, cospicue dove l’Italia si è esposta incassando vantaggi commerciali, a profitto delle imprese interne, creando una strategia industriale come polo di azione internazionale.

Ma la strategia diplomatica di pari rilevanza è che la Meloni, è la premier europea più vicina all’amministrazione Trump anche attraverso Elon Musk, dimostrando continuità e coerenza nella strategia diplomatica, ed equilibrio euro-atlantico, cercando di porre particolare attenzione oltre ogni deterrenza ad ogni dossier estero, con riguardo alla crisi Ucraina, e di recente in occasione dei funerali di Papa Francesco  ha mostrato una grande capacità di aggregazione, incassando un elevato risultato diplomatico di pacificazione e distensione.

Tuttavia la Meloni, indirettamente pur beneficiando delle profonde crisi dei principali governi europei, riesce a guadagnare un riscontro di affidabilità per la coerenza e la costanza di aver profuso un continuato sostegno a Kiev, sinonimo di una lungimirante visione strategica, che come in una sorta di investimento tattico di deterrenza politica volta alla salvaguardia dell’integrità territoriale e politica europea, ha dimostrato che alla lunga paga, perché la credibilità non è un dono, e un attenzionata azione politica di vicinanza alle crisi, assunte con impegno, e solerzia in una forma di resilienza che se emulata senza impressionare porta a dei risultati notevoli.

La leadership, della Meloni, è oltremodo “Pragmatica” nella sua visione di dimensione esterna e quasi mai ideologica, pur non rinnegando i valori tanto cari alla destra europea e a un neoconservatorismo che ormai sta assumendo toni globali, e cercando un raccordo di vicinanza fisiologica con alcuni temi del Ppe, evitando traumi di un disgelo politico necessario in una diplomatica cooperazione europea.

Inoltre, il “Savoir-faire” empatico Le ha reso possibile un elevato inserimento nelle relazioni interpersonali con gli altri leader europei e mondiali, al punto tale, da applicare e ricevere encomi per il suo pragmatismo che va oltre le differenze ideologiche.

Definita l’interprete perfetta dello zeitgeist, lo spirito del tempo, “Sempre più radicale che fiorisce su entrambe le sponde dell’Atlantico” incipit dell’articolo di Politico.eu, definisce la Meloni un leader potente, ma grazie ad una sommatoria di qualità innate, e affiorate nel tempo giusto, in un epoca complessa, dove si sta perdendo la disponibilità ad un umanesimo di relazioni altamente sociali e politiche, mentre Lei riesce nella sua semplicità ad incarnare tutto ciò traghettando la destra, in meno di un decennio e in soli due anni di governo, oltre un ultranazionalismo che non appartiene e forse non è mai appartenuto alle nuove generazioni conservatrici, che la Meloni ormai rappresenta affermandosi sia in Europa ,quanto a livello globale.

La capacità di una diplomazia il cui “Senso”, si traduce nel buon senso delle azioni politiche, è necessaria non solo a livello di governo nazionale, per una stabilità economica unica, ma anche a livello sovranazionale, per perseguire fin qui un patto di stabilità e di crescita, rilevanti, che certamente sta comportando sacrifici, e non pochi nell’economia reale, ma che ha l’obiettivo di una rinascita sociale, in termini politici, sociali ed economici, di grande rilevanza, finalizzata ad una valorizzazione italiana ed europea di grande dimensione, per un rinnovato Occidente.

Da Parigi a Berlino si coglie un vuoto politico dettato da un salto generazionale , incolmabile, che sta per essere diplomaticamente colmato da una capacità messa in campo da una leadership volta a sopperire a lagune in una operazione del tutto mediterranea, seguendo la scia di accordi storici con la Turchia, con la Tunisia, con l’Egitto, la Mauritania, e oltre fino a giungere all’Albania, senza pregiudizi frontalieri, senza sponde politiche ma semplicemente in uno slancio esplicitato per raggiungere un influenza mondiale, senza eguali, per una cooperazione in termini economici e commerciali abbattendo le economie di scala, anche energetiche che finora si erano conclamate in una visione ridotta di uno spazio di azione ristretto dell’Europa.

Molti hanno detto che sta sfidando lo status quo, ignari, di quanta capacità si può profondere in una intellettualizzazione conservatrice che guarda ad un ampio spazio politico di riforme per un ampio governo sovranazionale e globale. E in una risonanza mondiale, siamo agli albori di un risveglio patriottico economico, capeggiato da una grande leadership, non possiamo più perseguire solo la politica dell’offerta, odell’offerta semplicemente ordoliberale, la liberalizzazione del mercato inizia dall’innovazione, da una cooperazione che non si può stigmatizzare solo all’Europa, ma deve sfociare in ogni emisfero territoriale, cercando il superamento di un immaginario collettivo globale, di un Italia prona ad una politica decadente che non impersonifica le istanze umane e popolari del Paese ma di un Patria che vuol rinascere.

La sua diplomazia va oltre l’immaginario, cedendo il passo anche sul sacrato del Vaticano per una pacificazione, mondiale, in un momento tanto intimo alla cristianità Cattolica della Chiesa, in cui lei ha saputo inserirsi, per porre un ponte di dialogo con gli attori interlocutori, di una crisi che necessita di una tregua di riflessione per giungere ad una pace definitiva. Una pace giusta, tanto auspicata da Papa Francesco, quanto necessaria per una distensione politica con la Russia, e inserirla finalmente in un discorso di globale diplomazia accettabile.

La pace non è un eufemismo storico, è una necessaria variabile diplomatica, per una economia globale capace di garantire un futuro di sicurezza di sovranità e libertà di tutti i popoli. La storicità di una pace duratura non segue le logiche di una semplice variabile puramente sociologica ma si inserisce in un pragmatismo economico di sistema, necessario ad ogni equazione di mercato.

Infatti la disponibilità ottenuta dalla Meloni, da Trump a valutare un incontro UE-USA, sulla trattativa dei dazi, viene meno, o comunque questo spazio di dialogo sarà valorizzato in altri tempi, sostiene Bruxelles, magari entro giugno, non a Roma, una superficialità tattica di cui la Commissione non valuta i pochi tempi restanti, e gli esiti, sottostimando l’intervento diplomatico della Meloni a Washington, sminuendo un pressing di relazioni che è stato portato avanti con stile ed empatia, e sottovalutando altresì le manovre di Wall Street non secondarie alla politica trumpiana e alle istanze commerciali europee.

L’errore di fondo che sta commettendo l’Europa e declinare il negoziato nelle mani degli esperti di Commissione europea, poco avvezzi ad un capolavoro diplomatico, per cui l’esito di ciò resta ancora incerto, declinando un ruolo di “Leadership necessario”.

A ragion di logica, e di valutazioni attenzionate, anche il quotidiano tedesco Bild elogia la Meloni, per una postura chiara, che porta avanti con senso di leadership internazionale dialogante con pari dignità con i potenti del mondo, incarnando una autorevolezza unica da leader conservatore, che non solo ha saputo fare i conti con il passato ma volge uno sguardo attento al futuro, surclassando i sovranismi della Le Pen e i nazionalismi confusi della AfD, associandol’ideologia di destra ai valori cristiani.

Una leadership necessaria, pragmatica, di successo, che prende posizioni chiare nelle relazioni internazionali, nell’interesse nazionale, per una cooperazione sovranazionale europea e globale, posta su fondamenti pacifici.

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".