• 16 Gennaio 2026
Editoriale

La strategia finanziaria domina il palcoscenico globale, in una globalizzazione senza freni e senza possibilità di ritorno, il frutto della globalizzazione sorge dalla tecnologia ormai avanzata e perimetrata dall’intelligenza artificiale, così il potere economico e finanziario e nelle mani dei tycoon, che detengono non solo il potere monetario, e possono manovrare l’intero processo politico geopolitico planetario. Filantropi, o banchieri che siano, gestori di una sovranità monetaria ormai finanziaria che non appartiene ai popoli.

In altre parole, la guerra è già iniziata in Europa e nel mondo ma sembra che nessuno se ne sia accorto, molti elementi indicativi si evincono nei vari processi economici, in particolare nelle innovate forme di potere, governance autoritarie e totalitarie.

I global tycoon controllano ogni azione, ogni decisione, ogni tendenza mondiale, possiedono una forza economica pari al Pil di una nazione, e di questa possono dominarne l’andamento politico senza esclusione di colpi, attraverso i limiti della democrazia, controllata e soggiogata all’élite, ovvero la sovranità eletta declinata ad interessi non confacenti alla libertà e al benessere dei popoli, nemmeno alla loro autodeterminazione, ma soltanto al loro dominio e manipolazione attraverso la stessa comunicazione propagandista elettorale. Questi, fanno sorgere il problema e qualunque esso sia ne trovano la soluzione. Fomentare le guerre, per esempio, è un fenomeno incentrato sulla sovranità monetaria e sulla sovranità del credito che poi rivendicano la ricostruzione e non per potenziare la crescita di un nuovo Stato sovrano, ma per vendere a credito un prodotto bellico di difesa innovativo e creare mercato intorno ad esso per incentivare una nuova crescente economia strategicamente bellica.

I tycoon ormai parte integrata del palcoscenico globale, entrano a gamba tesa nella camera di comando, soverchiano le decisioni, finanziano il potere, una tecnocrazia moderna senza precedenti non sostenibile nel sistema politico del passato, e lo fanno con una accelerazionismo unico, apportatori di una nuova tecnologia, sempre innovativa e impossibile da emulare o eguagliare, ma che si può vendere o comprare, pertanto entrando nella sala della governance, modificano le scelte del governo o dei governi di riferimento, per diffondere la tecnologia del momento sia essa bellica o consumistica, o energeticamente alternativa.

Il mondo, infatti oggi si divide in tecnocrati ottimisti, tecno- optimists che promuovono startup di riferimento tecnologico , volte a causare processi innovativi , ma anche ad accelerare casus per l’acquisizione di forme di tecnologia avanzata per condurre crisi belliche assolutamente diverse dal passato, convinti che la tecnologia risolve ogni problema e poi vi sono i doomers che invece credono in una governance umana che intendono decidere dove il mondo deve andare, e poi eventualmente avvalersi della tecnologia di riferimento. 

In entrambi i casi i processi di riferimento sono accelerati e manipolati comunque, da un tycoon accreditato e riconosciuto efficace, da entrambi i gruppi, ne consegue che le guerre che andremo a combattere comunque si implementeranno non sullo sviluppo strategico e geopolitico ma sulla globalizzazione dei Brands e del Product offert che si intende sviluppare tecnologicamente.

Ne consegue che finora abbiamo sempre nell’immaginario collettivo pensato ad una terza guerra mondiale, prossima ad un olocausto nucleare che avrebbe distrutto ogni postazione di riferimento fino all’annientamento totale dell’intero pianeta in realtà essa è già iniziata, siamo infatti vittime di guerre cibernetiche, dove chi possiede le infrastrutture digitali più avanzate manipola le elezioni di grandi nazioni, inficiandone o orientandone i risultati, la tecnologia quindi sovrasta e soverchia la democrazia annientandone l’efficacia e l’efficienza.

La tratta dei dati sensibili non è l’unico elemento di furto e di manipolazione della realtà democratica, ma la perdita dei dati, vuol dire perdita di potere. Un’altra causa di guerra è la crisi energetica, la mancanza di approvvigionamento di energia a basso costo, che induce a rivedere intere economie di scala e i loro valori al punto tale da indurre in recessione interi paesi, dulcis in fundo i dazi che determinano una crisi commerciale non di poco conto, con uno scatto inflazionistico rilevante e di disoccupazione crescente. Il protezionismo di Trump non è solo un elemento di destabilizzazione globale per recuperare ruolo, crescita economica e dunque credibilità verso la Cina, primo e indiscusso suo creditore. Resta invece la stessa faccia del Golden Power, un elemento di de-dollarizzazione mondiale, volto ad un precostituito crollo indiretto dell’economie occidentali, e asiatiche in particolare la Cina, alla quale i dazi troppo aggressivi spingono su un inevitabile acceleratore recessivo. Mentre il mondo in un’ipotesi predittiva va in assoluta recessione, la sua ricostruzione si potrà riaffermare non più sul sistema cartaceo o digitale ma sul valore dell’oro, di cui L’America è il maggiore detentore, oggi, smisuratamente. Nel fra tempo gli Usa divengono il primo attrattore di investitori mondiali di ogni genere industriale e finanziario, grazie al crollo complessivo del dollaro, e il resto del mondo soggiace ad un indebitamento per il riarmo incontrollato, in altre parole si ipotizza un grande reset del sistema economico finanziario mondiale.        

Certamente questi presupposti determinano una battaglia globale già in stato avanzato, tale da indurre a scivolare nel sociale e a generare tensioni e conflitti civili di rilevanza nazionale, le crisi commerciali sono supponenti e inginocchiano l’intero sistema economico di un territorio di una nazione o di un intero continente, sviluppando mancanza di credibilità dei governi incapaci di essere longevi, siamo difronte a false democrazie, inefficienti nel sociale ed inefficaci nell’amministrare una repressione e recessione senza eguali. Molti analisti del settore auspicano negativamente una crisi finanziaria di mercato molto superiore alle precedenti, nettamente maggiore di quella degli anni 30.

Ormai le vere strategie globali comunque sono condotte in termini di algoritmi, per cui l’AI pilotano i droni, e l’assenza di bombe vere e di soldati sul campo di battaglia pregiudica ogni possibilità di difesa in termini classici, l’impotenza sociale è divenuta e riconosciuta il maggiore stress del momento, ma la vera arma di distruzione di massa in moto da un sistema geopolitico globale avanzato è la comunicazione, che traduce la realtà in una falsa verità al punto tale da manipolare l’opinione ed ogni consenso politico.

Quindi in verità in una mancanza di pace sociale, dove tutti siamo coinvolti, la vera difesa è restare integri e coerenti alle nostre idee, perché una difesa globale o europea sembra quasi opinabile.

Non vi è più nessuna garanzia per nessuno, siamo una collettività umana allo sbando, vittima dei like in internet, e delle migliaia, anzi milioni di visualizzazioni, ignari che quello che vediamo può essere stato artefatto, può non essere assolutamente vero. Le agenzie di comunicazione sono esse stesse al soldo dell’élite di governance, le notizie vengono filtrate e spesso assumono una funzionalità decisionale di orientamento globale.

Pertanto combattere per il futuro dell’Europa, sembra aleatorio, o inverosimile, cercare di porre il Continente più antico del mondo in una condizione di pace, libera e indipendente sembra futuristico, impossibile, ma la verità ci rende liberi a priori, e non si può attendere che la tempesta globale si elimini col passare del tempo o delle circostanze, comunque l’Europa deve cercare un punto di equilibrio, o attraverso una difesa programmata, dignitosa, ed etica o attraverso una via diplomatica necessaria al fine di una sostenibilità commerciale e di benessere mondiale.

Ma i doomers europei, con una governance finanziaria non sono in grado di riportare l’Europa ai fasti del passato, il rischio è di intraprendere una strategia che implichi l’adozione di tecnologie strumentali ad una nuova guerra mondiale, di maggiore peso della Seconda, dove le implicazioni tecnocratiche sono inevitabili, e si rischia di scivolare in un’implosione economica anche a livello finanziario. Perché sebbene la difesa e la sicurezza, sono importanti, la loro accelerazione, in ambito europeo, può indurre verso una crisi sovranazionale di portata anche globale, già in corso. Lo scopo, oggi, è accelerare una governance non più umana ma belligerante atta a conquistare il proprio domino finanziario.

 E la riapertura della Cina del mercato dei bond ai gruppi energetici russi, effettuati per la prima volta dopo l’invasione Ucraina, denota l’adozione di un sistema obbligazionario finanziario che indebolirà il sistema russo in sé, come lo è stato per il debito sovrano americano nei confronti della Cina stessa, pertanto l’Europa non può pensare di scendere in un campo così minato, e che l’economia di guerra non risolverà le crisi di Francia e Germania, siamo lontani da un sistema intergovernativo con il marco in testa, la cooperazione degli Stati europei presuppone cautela, l’eurozona non può permettersi né una guerra senza fine né un ulteriore crisi energetica e la Bce non concederà tregua in caso di default. Voleremo verso un’usura legalizzata, irrefrenabile, dove la moneta cartacea o digitale erosa dall’inflazione sarà poca cosa rispetto all’oro e al suo valore reale crescente.

Il capitalismo finanziario ha rivoluzionato il sistema economico planetario e il  suo asset, ma oggi la vera rivoluzione è riportare lo stesso sistema ad un valore intrinseco, reale, dove la sovranità dei popoli, riconosca una vera autodeterminazione, restando sì nel sistema ma non accettandone passivamente ogni decisione, il mercato ha le sue regole non bisogna fare di queste un pragmatico sistema strategico, la neutralità ripaga sempre, andare controcorrente può essere un master di opposizione sempre valido.

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".