• 14 Giugno 2024
Editoriale

I numeri non mentono mai, e se il Pew Research Center, conferma che l’Unione Europea conta già nel 2016, 25,7 milioni di presenze di musulmani, che sommate alla Russia europea e alla Turchia, fanno 44 milioni, ovvero il 6% della popolazione, possiamo cogliere che siamo difronte ad un fenomeno la cui dinamicità etico-religiosa si fonda parimenti con le progressioni dei flussi migratori. L’integrazione politica in atto, in Europa ha profonde radici, ma promuove oggi una “nuova nazione” all’interno della nazione europea che presenta diversità già complesse che attenua e mitiga cercando una spinta cooperativistica e conservatrice non solo geopolitica, altresì un’integrazione politica a sfondo identitario, economico, etico-religioso.

Il pluralismo religioso ha radici antiche e la storia dell’Islam in Europa non fa eccezione, infatti, con lo sgretolamento dell’Impero di Roma si determinò una spinta puramente espansionistica dai primi del VI secolo d.C. che si estese in parte del Continente europeo, Spagna, Portogallo, Francia, Sicilia, fino ai Balcani e in Austria. Spinta che si moltiplicò nei due secoli successivi gettando le basi europee, per la religione islamica, ancora oggi il flusso di immigranti crea una propagazione che tende sempre più ad intensificarsi con una reale professione della religione musulmana, tale da approdare nel Regno Unito e non solo, la sua maggiore provenienza è di stampo tanto asiatico quanto africano, implementando anche risultanze dell’est Europeo o dal Medio Oriente.

Siamo di fronte ad un piano di islamizzazione dell’Europa, che ha prodotto una radicalizzazione dei musulmani sul territorio europeo, e una secolarizzazione dell’Islam all’interno della popolazione autoctona, che induce a scelte confessionali estreme là dove l’indecisione e il credo cattolico fallisce o promuove una socializzazione troppo rispettosa del prossimo, tollerante ed ecumenica a tal punto da favorire non solo l’integrazione ma anche il passaggio ad una islamica confessione religiosa.

Ma i fattori sociali e d economici, e la geopolitica di seconda mano finora adottata, dalla maggioranza europea, ha favorito anche la radicalizzazione nel lungo periodo, sollecitata dalla Fratellanza Mussulmana e probabilmente foraggiata dal Qatar, il Paese più ricco della Penisola Araba, per alimentare attentati di ogni specie, e collusioni inimmaginabili come il recente Qatar-gate e spingere verso un’aggressione molto ambiziosa dell’Islam che si riversa su tutto l’Occidente ed in particolare in Europa.

Oggi, in merito, la sicurezza resta il dibattito più acceso e più operativamente complesso da affrontare perché le politiche finora esplicitate sull’immigrazione, hanno implementato e reso così paradossale il fenomeno di esportazione dell’Islam al punto tale che anche se si arrestasse il flusso migratorio, nella fattispecie, l’Europa passerebbe comunque, da un 4.9%/5.9% al 7.4% della presenza di popolazione islamica entro il 2050, sviluppando difficoltà di integrazioni già oggi estremamente complesse, contrarie per etica ad un identità europea che fatica a restare tale, sia nell’ambito economico, politico, ed etico.

L’Occidente e l’Europa pur avendo profonde radici valoriali, stanno affrontando un inverno demografico senza pari, e la loro sterilità indotta da una socializzazione volta ad una dinamica moderna della comunità non può contrastare la giovane popolazione islamica e il loro patriarcato, incidente sulla vita delle donne, avulsa da una emancipazione occidentale.

Inoltre, questa loro potenza demografica, gestita con un dominio patriarcale, genera una radicalizzazione diffusa delle cellule affiliate e delle organizzazioni jihadiste, sia su scala europea che su scala globale. Infatti, il pensiero, dominante occidentale, non riesce a contrastare, il diffondersi di un’ideologia islamica estrema ed estremista, non riesce nemmeno a sopperire alla loro capacità di espandersi e spalmarsi demograficamente cambiando l’identità sociale ed economica di alcune realtà geopolitiche europee.

Non dimentichiamo che le aggressioni terroristiche, nascono già nel 2004 a Madrid, diffondendosi e consacrando un fenomeno che sicuramente nel tempo è stato pianificato con la radicalizzazione crescente e alienando i cittadini occidentali ed europei, passando attraverso la comunicazione del 2011 con l’attentato alle torri gemelle e giungendo fino ai nostri giorni al recentissimo attentato in Russia, che ha messo in evidenza la fragilità dell’impero putiniano.

Si suppone che la mano guida resta sempre, il Qatar, che sapientemente unendo la sponsorizzazione dell’Islam, combina una guerra aggressiva e politica di non poco valore destabilizzante. L’obiettivo primario è conquistare l’Europa, una nazione nascente, ricca, quanto culla della cultura, la sua islamizzazione sottile e secolare si sta modernizzando, istruendo, evolvendo, infatti, la fondazione nel Qatar, della Facoltà di Legge Islamica all’Università del Qatar, è l’incipit, e il cardine di una nuova ed evoluta fratellanza nel Medio Oriente, Nord Africa, durante gli anni 90, che iniziò a diffondere il progetto e a creare le prime minacce all’ingresso dell’immigrazione in Europa.

Esportare la religione di Maometto e conquistare l’Europa, gettare scompiglio ovunque, è il trampolino di lancio di un disegno strategico, cardine e fulcro la Fratellanza Musulmana, che proietta i suoi prolungamenti comunicativi, attraverso Al – Jazeera e Al – Qaradawi, televisioni in lingua araba predisposte a promulgare la “legge islamica e vita”, passando attraverso i finanziamenti di Al- Qaeda, mentre nel 2012 la Qatari Charity Foundation, fonda la prima scuola islamica in Belgio e nel 2015 in Lussemburgo. In buona sostanza ha inizio, così la sostituzione dei valori islamici con quello di altre religioni europee, la fondazione di uno stato islamico nel cuore dell’Europa, con una società islamica, il sogno è il dominio diffuso della sharia, istituzionalizzata ovunque partendo dalla Francia, dalla Germania, e per promuovere ciò riconoscono la possibilità degli scontri sociali, consapevoli della loro successiva integrazione, causa una politica di fragilità europea, bisognosa di risorse lavorative e di incapacità di gestione dei cambiamenti sociali.

L’Europa finge di non sapere e non vedere quanto sta avvenendo, ma ciò è determinante, per un futuro prossimo, dimentichi della storia delle lotte del passato delle conquiste islamiche e delle lotte berbere, in Europa, dell’esercito arabo organizzatissimo che ha combattuto e si era formato nell’esercito di Bisanzio e dell’impero sasanide, ma la fragilità, la debolezza  dell’impero persiano e quello bizantino, la loro cruenta divisione, permisero l’arrivo degli arabi , e furono accettati, come liberatori di un oppressione fiscale impareggiabile.

Il processo di assimilazione reciproca tra gli arabi e le relative popolazioni locali fu immediato, e creò una nascente popolazione e civiltà e in alcuni luoghi unità politica, anche oggi, la storia sembra ripetersi, siamo difronte ad una assimilazione dei cinque precetti dell’Islam, in cui il Ramadan sta assumendo un ruolo dominante nelle scuole europee e nelle prossimità dei luoghi di lavoro. Addirittura, in Italia Aboubakar Soumahoro, deputato di origine ivoriana, vuol promuovere il Fine Ramadan come festività nazionale italiana, con una proposta di legge, e si proclama armonizzatore e ammodernatore di un nuovo modo di islamizzare il nostro Paese.

Consapevoli che l’Islam è la seconda religione più diffusa nell’Unione Europea, e l’Italia si colloca al terzo posto dopo la Francia e la Germania per presenza di persone della comunità di fede musulmana, comunque non possiamo spingere verso un pluralismo religioso così integrato nella nostra cultura profondamente cristiana e cattolica, infatti, il dibattito resta ancora sul tema di una provocazione ideologica, volte a scardinare ancora una volta le icone e i fondamenti della nostra religione, l’inclusione etica- religiosa è un tema marginale, rispetto alla islamizzazione crescente che si sta vivendo in termini sociali sebbene fisiologica visto la dinamica di flussi migratori, il paradosso resta la laicità delle istituzioni che non riesce a porre rimedio ad un consenso crescente.

La vulnerabilità, dell’Europa, passa attraverso un’occidentalizzazione confusa, minata da un’accoglienza fatta di milioni di musulmani che ha avuto il suo maggior picco nel 2015-2016 e che oggi sta influenzando e orientando l’Europa, l’aggressione di Hamas ad Israele, ha creato un ulteriore dicotomia al sistema governance europeo, l’islam, e il suo terrorismo palesato a “Rive droite”, di Parigi, è indimenticabile, spinge sul sostegno a Israele, una controtendenza non improbabile, ma comprensibile.

Lo stesso, Henry Kissinger, seppe cogliere la gravità di una presenza musulmana così numerosa in Europa, evidenziando: … provenienti da località diverse, da culture diverse, religioni e concetti totalmente diversi, perché si crea un gruppo di pressione all’interno di ogni Paese che agisce in questo modo.

Ma se i numeri spaventano, e se la numerosità delle presenze inquieta gli animi, molti storici non sono dello stesso parere, gli effetti della Rivoluzione francese, e la controrivoluzione ideologica ci porta e ci deve indurre a fare delle considerazioni relative, se l’Europa parte da un tessuto comune, dicasi il cristianesimo, ciò per alcuni riguarda il passato, non necessariamente il futuro, perché altrimenti entriamo in un discorso troppo storicista e identitario, un identità forte di una Destra ideologicamente forte di un cattolicesimo secolarizzato amovibile, ma che cozza con l’attuale realtà che cambia e modifica gli scenari e gli assetti politici, benché derivanti da obbiettivi islamici non di poco conto e di rilevanza sociale notevole.

Infatti, F. Chabod ci parla di coscienza europea traslando, quanto avvenuto nel 500 e 600, in una cultura cosmopolita, dove il cristianesimo era un elemento parte delle lettere, delle scienze e tanto altro, dunque di una pluralità di altri elementi, non era il tutto, ma parte di esso, e come tale era un elemento marginale, non l’elemento dominante. Pertanto, l’europeismo emergente e gli europei, considerano l’elemento laico la libertà delle istituzioni politiche, l’adozione di monarchie temperate, e gli aspetti del libero mercato economico e finanziario, a tal punto da sentirsi liberi essi stessi rispetto al resto del mondo rispetto all’impero cinese, che consideravano una civiltà raffinata ma statica, immobile.

Si sviluppa così un’idea europea cristiana in pace con l’Islam, un’idea profusa in Francia già con Luigi XIV, che programmò delle iconografie pittoriche protese in tal senso, per emulare un’idea di Europa ricca economicamente, che riesce a schiacciare l’impero ottomano. Tuttavia, oggi questo sentimento europeo è percepito al contrario, perché non si ha una visione dell’Europa che vogliamo e che verrà, Infatti viaggiamo nel mito del cristianesimo, che non è puro cattolicesimo, ma un mix di ecumenismo moderno, dove percepiamo il cambiamento ma non lo afferiamo e ci sentiamo minacciati dall’islam e dal suo terrorismo becero che non riusciamo a sconfiggere.

Il cristianesimo islamico e giudaico, dovrebbero essere elementi unificanti non divisivi, ma le tante radici del cristianesimo, che il cosmopolitismo a fatte proprie, riducendole anche a parlamentarismo, e democrazia, spinge a suo tempo lo stesso De Maistre, a porsi a riparo dalla libera coscienza europeista, e a valutarne gli aspetti controrivoluzionari, come fecero d’altronde molti europei ottocenteschi, anche i differenti Papi, hanno evocato nelle loro funzioni, modelli differenti di Europa, contrari per i più a farne un orda di sequenza non basata sul protestantesimo.

Quindi le minacce che ogni giorno subiamo, sono molteplici, ma appartengono ad un passato complesso di visioni e che vanno incontro ad un futuro egualmente complesso. L’unità d’ Italia espose il concetto di libera Chiesa e libero Stato, anche se apparentemente, con Cavour, l’unificazione si espose in forte contrasto con i moderni modelli confessionali attuali, e già allora si parlava di neutralità religiosa, oggi bisogna riproporre questo assioma, e diffonderlo in Europa, perché al di là dei concordati, al di là di una sinistra confusa e spersa, dobbiamo valutare che tipo di Europa abbiamo in mente di realizzare, non possiamo più proporre a livello nazionale l’Italia dell’abate Gioberti federata intorno al Pontefice, non ci si può chiudere nel passato ma bisogna vigilare sul futuro.

Ormai, i flussi migratori, hanno secolarizzato l’Islam, e il pluralismo religioso sta facendo il resto, rimane la mediazione politica e la capacità di integrazione europea, anche l’ortodossia putiniana non scenderà a patti confessionali, e dobbiamo seguire uno schema controrivoluzionario riformista, fatto di tolleranze, perché il cattolicesimo cristiano sta subendo trasformazioni di modernizzazioni, ma certo non  dobbiamo subire forme di terrorismo spinto e nemmeno scimmiottare il credo cattolico.

Non ipotechiamo il futuro, rendiamolo fruibile per ogni forma di democratica visione della vita, politica, etica, religiosa, senza ostruire i passaggi, senza paure, le invasioni ideologiche avvengono e fanno leva sulle nostre ambiguità e sulle nostre mancate convinzioni.          

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”. Ha in preparazione altri due saggi sull’identità e sulla politica europee.