Forse, ad oggi si discute poco di lirica provenzale, ma è bene analizzare questo tipo di manifestazione artistica e il mondo delle lingue romanze utilizzate per esprimerla, attraverso un percorso che ci permetterà di approcciare velatamente a ciò che ha influenzato la produzione letteraria italiana. In realtà, ad utilizzare una varietà linguistica romanza, ovvero il gullarese, <<dialetto romanzo primario>>, è stato anche un cantautore italiano molto affermato nel panorama musicale, ovvero Fabrizio De Andrè. Pertanto, è fondamentale partire dal presupposto che furono proprio i trovatori a influenzare la nascita della lirica e letteratura italiana. Essi hanno composto lirica d’amore, o meglio amore cortese. Nella fattispecie, si tratta di una poesia che, accompagnata dalla musica, celebra l’amore e i sentimenti umani. È una poesia che fotografa lo stato d’animo; quindi, risulta essere molto soggettiva , in quanto si attiene ai sussulti dell’animo di un autore o , più precisamente dell’io lirico. La lirica dei trovatori riecheggia alcuni primati: è la prima in volgare , prima di argomento laico, è una lirica d’arte, ed è diffusa attraverso il canto.
Inoltre, il significato del verbo “trobar”, “trovare, inventare” da cui trobador , significa comporre il testo e la melodia, che insieme formano il componimento (in provenzale:obra). In questo modo sono nati dei testi che hanno raccontato sentimenti che l’uomo vive e che appartengono al genere umano di ogni epoca.
Precisamente, questa modalità di espressione, emerge nel Sud della Francia, negli ultimi anni dell’XI secolo. Si tratta della letteratura provenzale, la cui breve esistenza è dominata dalla lirica. Chi furono i primi trovatori a noi noti? Da quello che sappiamo, il primo trovatore a noi noto è Guglielmo IX D’Aquitania, ricordato anche come settimo conte di Poitiers. Quest’ ultimo inizia, forse, la sua attività poetica alla fine dell’XI secolo. Giraut Riquier, invece è stato considerato da qualcuno come l’ultimo trovare; questi scrisse la sua ultima poesia nel 1292. Con questa data, gli studiosi fanno terminare la poesia dei trovatori. I trovatori erano di varia estrazione sociale e vivevano nell’ambiente delle corti del Sud della Francia, della Spagna e dell’Italia Settentrionale, attraverso il mecenatismo dei signori; incontravano il loro pubblico-donne e uomini- nelle corti, si dedicavano a comporre e musicare i testi, che circolavano per via orale con l’esecuzione cantata dei giullari. È da evidenziare che, se il giullare dell’epica e di altri generi religiosi o profani era un autore-esecutore- cioè componeva ed eseguiva il testo- invece, il giullare dei trovatori aveva il solo compito di eseguire il testo, con l’accompagnamento di uno strumento musicale.
Una poesia, dunque, affidata al canto, che vive nell’esecuzione e non nella pagina scritta.
Nel XIII secolo accade che, a causa della crociata contro gli albigesi bandita da Innocenzo III, viene travolto il sistema feudale delle corti del Sud e , di seguito, vengono meno le condizioni stesse dell’esistenza di questa poesia. A tal punto, questa poesia viene trasferita in grandi antologie destinate alla lettura, con l’aggiunta della notazione musicale, di un ampio corredo di miniature e, nella fattispecie, nell’accompagnamento delle liriche con biografie di autori e commenti ai testi (in occiato: vidas, razos).
Ma, nonostante questa crisi profonda che colpisce il Mezzogiorno della Francia, il modello viene esportato e avviene quella che è stata definita “diaspora occitana”. Così, iniziano ad apprezzare tale lirica in Spagna, Italia, Germania, dove nasce il considetto “misanger” , ovvero il canto d’amore.
Riguardo alla lingua utilizzata dai trovatori, essi stessi parlavano di “lengua romana”, cioè “lingua romanza, volgare”, in opposizione al latino. Da precisare che, per l’epoca moderna, non si usa il termine provenzale, bensì occitano.
Dunque, il provenzale dei trovatori è una Koinè in cui convivono fenomeni di diversa provenienza. I trovatori, comunque, usavano una lingua sopraregionale con dialettismi della loro regione di provenienza.
Essi , inoltre, parlano di amore puro, perfetto, che mette al centro la donna amata: il suo amante le giura fedeltà’ e amore per essere accolto , ma ciò non avviene mai. È una donna quasi sempre inaccessibile, perché già sposata e di condizione sociale più elevata.
Accanto ai trovatori vi troviamo anche le “trabaritz”, le trovatrici che compongono poesia; esse sono donne aristocratiche. Infine, leggere questi testi consente di scoprire un tipo di lirica molto particolare e suggestiva, espressione di un’epoca ben precisa che, però , ha influenzato molto la letteratura italiana e le tante produzioni poetiche.
