• 8 Febbraio 2026
Editoriale

Il referendum italiano dell’8-9 giugno è fallito, per scarsissima affluenza poco più del 30%, e con esso l’islamizzazione referendaria, ovvero il tentativo becero di strumentalizzare ancora una volta da parte della sinistra e a colpi di referendum l’immigrazione, ponendo sotto la lente di ingrandimento la  naturale e civica capacità di integrarsi e di rispondere alla legislazione italiana con dovizia di condivisione, perché divenire cittadini italiani, non è irrilevante, bisogna conoscere l’italiano, avere un reddito stabile e principalmente non aver commesso reati, quindi non può essere una cittadinanza a scadenza.

A sinistra si registra una grave perdita, l’astensionismo al voto, si legge, come scelta di protesta, verso una nomenclatura progressista. E evidente, che lo squallido scenario di politici e sindacalisti agli ordini di un sistema finanziario globale non interessa più, lo scambio di ruoli e la commistione  di un campo largo lasciano indifferenti i cittadini italiani che proclamano l’assenteismo referendario più sentito degli ultimi anni.

 Il vuoto delle ideologie e l’affermarsi a sinistra del globalismo finanziario, e il nichilismo prosaico non manipola più il sentire civile, la sinistra con i risultati annunciati e confermati del referendum, svuota sé stessa e l’istituzione dei suoi partiti, sprofondando nel baratro assoluto di assenza di consensi, e assenza di condivisione, con uno sperpero ultramilionario di costi elettorali.     

La scelta referendaria, è un principio di libertà, e la libertà al voto è sancita dalla Costituzione italiana e tra tutte le libertà civili nella vita repubblicana di un cittadino resta la libertà più democratica, certamente non minoritaria è la libertà femminile, quella libertà che dovrebbe proteggere l’universo femminile centrale nella vita civile di una comunità, proteggerla a non essere subordinata a qual si voglia regola di sudditanza restrittiva ne etica, ne religiosa che va a restringere la sua sfera personale e la sua identità, e di recente registriamo in Italia quanto in Europa un maggior numero di donne velate, reclinate ad una islamizzazione che concerne solo l’universo femminile a qualsiasi età senza esclusione di vincoli comportamentali violenti, e senza inclusione di libertà espressiva come previsto dalle libertà umane, e umanitarie, sprezzante di ogni singolarità individuale e di ogni orientamento personale.

Ma a quanto pare i fautori dei referendum, tutti di sinistra, ignorano, dopo decenni di lotte di classe e di lotte femministe l’essenza della libertà femminile, strumentalizzando e propagandando i recenti referendum pur di giungere ad uno scopo meramente partitico, con formazione certa di partiti islamici, aumentando così il numero in maniera endoscopica delle donne velate, accrescendo l’immigrazione e reclutando donne, vittime di una società che le rende invisibili, incluse in una pressione sociale, senza via di uscita.

Vige in questa analisi la strategia dei grandi numeri, maggiore presenza immigratoria, maggiore cittadinanza, agli islamici, e maggiori consensi per la sinistra, quando in Europa non dovrebbe essere così, sviluppando e tutelando indirettamente tra gli immigrati la minoranza più consistente, quella dei maomettani, che detengono le regole più restrittive in fatto di libertà femminile, e così si delegittima l’interesse della sinistra in questo ambito, grazie anche al risultato referendario. Infatti finora si è propagandata una politica di integrazione al contrario degli intenti normativi europei, volti a integrare gli immigrati o profughi islamici nella civiltà occidentale non a liberalizzare islam per uso e consumo numerico in logiche di partito obsolete.

Perché a sinistra covano l’esigenza di fare quorum e quindi di salire nella sfera della maggioranza ideologica dei consensi che non detengono più, come non detengono nemmeno più la maggioranza di governo, pertanto siamo di fronte ad un risultato politico, quello referendario, molto rilevante che segnerà un cambiamento di rotta, l’impossibilità di raggiungere il quorum, denota una politica deludente, non pronosticabile nel tempo, visto la presa di posizione della cittadinanza italiana.

E pertanto inseguire un sogno referendario, denota quanto la sinistra sia confusa e tradendo le sue lotte pregresse, confluisca in un pantano di assenza di libertà, definibile anche totalmente misogina, pur di fare cassa di voti, in assenza di consensi rilevanti.

L’unica scelta di civiltà, colta dagli italiani, resta la libertà al voto, come ha dimostrato la scarsa affluenza, una libertà referendaria indiscutibile, che oggi è la maggiore libertà a tutela del mondo femminile islamico, non si possono spingere politiche di integrazioni fuorvianti, che non sono politiche rispettose degli integrati, ma che manipolano e strumentalizzano gli stessi a fini spregevoli, e libertari per perseguire una maggiore e indiretta oppressione del mondo islamico. Tra l’altro lo vogliono rendere libero a detta della sinistra, liberandolo dalle stesse oppressioni e dal razzismo, come proclamano negli slogan propalestinesi, ma poi nella realtà le donne islamiche non perfettamente integrate subiscono violenze di ogni genere, l’islam non è ancora pronto per una cittadinanza democratica quale quella italiana dove la parità di genere è stato un baluardo ideologico della stessa sinistra, che invece oggi le considera solo uno strumento numerico e di consenso partitico.

Ma se allora facilitare l’islamizzazione significa tradire le politiche di integrazione, perché significa oltremodo integrare forzatamente nell’occidente chi non è pronto per essere occidentale, nel pensiero e nel comportamento, ma significa facilitare o meglio sponsorizzare l’islam per farlo crescere a discapito dell’integrazione, vuol dire che la sinistra sta tentando l’impossibile e sta raschiando il fondo per togliersi da un fase di stallo, questa è una sinistra che sta perdendo la sua identità, e non si riconosce nei suoi valori primordiali, di autodeterminazione dei popoli, pronta a tradire per convenienza non per convinzione, quel fondamento di libertà universale delle persone.

L’islamizzazione si può dunque avvalere dei referendum entrando in una sorta di processo referendario, per sviluppare una dinamica politico e sociale, che di base vuole introdurre quanto in Italia tanto in Europa, nuovi elementi islamici, nella governance e nella legislazione di riferimento, del paese in questione che suole adottare indirettamente a fini speculativi processi democratici, per fini non democratici, come ridurre l’assunzione della cittadinanza italiana a cinque anni.

Perché gli aspetti  dell’islamizzazione referendaria appaiono o meglio si democraticizzano, in chiave politica, infatti l’islamizzazione, in tal senso, ha lo scopo esclusivo di legittimare l’islamismo politico e le sue regole di restrizione di libertà in particolare per l’universo femminile, e lo fa attraverso i processi democratici occidentali quali quelli referendari, delegittimando la laicità dello Stato europeo in questione, introducendo elementi islamici nella governance pubblica con referendum democratici.

Molti sostenitori dell’islamizzazione referendaria, come nell’attuale  caso referendario, di ridurre a cinque anni i tempi di cittadinanza per lo più per le minoranze islamiche in Italia, sostengono che “L’l’islam e la democrazia sono compatibili”, e non propongono l’integrazione con le regole democratiche del paese di riferimento, ma che si possa  pervenire alla tutela dei valori islamici e alla loro introduzione legislativa al fine di un “Integrazione assoluta” attraverso la governance democratica quanto italiana quanto europea.

Una sfida molto audace, e rivoluzionaria, con delle criticità enormi, sprezzante dei diritti occidentali, e in particolare dei diritti umani e delle libertà acquisite in particolare per le donne e per le minoranze, con il rischio di polarizzare l’azione politica e partitica, tra i sostenitori dell’islamismo, e  con una chiara accentuazione dei conflitti sociali, tanto nelle periferie di riferimento dei centri urbani con maggiore presenze islamiche, o nei centri rurali, zone di concentrazione di maggiore lavoro, generando e  fluttuando un sorta di instabilità politica, un esempio è stato il caso di Aboubakar Soumahoro, ora deputato a sinistra della Repubblica italiana, che gode di privilegi assunti a scapito di una politica di integrazione foriera di discriminazione e corruzione.

L’islamizzazione della nostra democrazia o della nostra Costituzione, con l’inclusione dei principi islamici può risultare dannosa alla laicità dello Stato, creando crepe e ferite che non potrebbero guarire nel breve periodo, se non con lotte intestine.

Un esempio di islamizzazione è avvenuto nel 2013 in Tunisia, nonché in Egitto nel 2012 poi sostituita nel 2014, in entrambi i casi si sono inclusi elementi islamici nelle rispettive costituzioni, minando la probabile laicità  dello Stato, ma in Italia mancando di una propensione a tale eccesso di antidemocraticità, minare o modificare la laicità dello Stato passando attraverso processi democratici referendari, resta un tema di non facile approccio per la sua complessità costituzionale, che comunque non deve essere intaccata nemmeno attraverso il principio del laissez faire lassaiz passer, sostenuto abilmente dall’elettorato referendario.

Il rapporto tra referendum e islam è veramente complesso, e lasciare andare la democrazia a simile derive può essere rischioso, l’Italia non è una nazione a maggioranza musulmana e sebbene i referendum hanno la prerogativa di decidere su questioni relative alla governance, alla costituzione o alle leggi, incluse la cittadinanza e la religione, le controversie e i numerosi dibattiti, nonché i confronti molteplici denotano una naturale inclinazione della sinistra ad orientarsi verso un campo minato, che trascende e va oltre la libertà di fede e di celebrazione di essa, e dall’integrazione lavorativa, ed educativa, certamente non dobbiamo incorrere nel fenomeno altrettanto dibattuto dell’islamofobia, che pone una discriminante democratica verso quel milione di musulmani presenti sul territorio italiano, da integrare, verso anche un dialogo interreligioso, ma mai può avvenire un adeguamento dello Stato e del Popolo italiano ad una conversione islamica, sia essa maomettana, sunnita, sciita, o qualsivoglia ortodossa.

Bisogna riconoscere nelle politiche di integrazione, le incompatibilità democratiche con il mondo islamico, insofferente verso l’occidente, e l’impossibilità di far spazio a quei principi in conflitto con i valori secolari democratici della nostra nazione e del popolo europeo.

Per esempio, la sharia, fonte di legge nei paesi musulmani, diverrebbe illiberale per uno Stato laico, quale quello italiano, le nostre tradizioni, non sono fonte di legge, sia esse culturali e religiose, benché mai possono esserlo quelle islamiche, e benché mai è corretto modificare la nostra legislazione a colpi referendari manipolati al fine di islamizzare la nostra Costituzione, che detiene un equilibrio irreprensibile, su molti temi, anche se i scivoloni storici non mancano, come l’art. 139, che denota una certa rigidità costituzionale imposta, perché la sinistra in tal caso è riuscita a manipolarla, scavando negli interstizi della democrazia, modificandola profondamente e rendendola irreversibile come nell’articolo in specie.

Una vittoria parziale? Per la sinistra? una vittoria che non c’è, per chi vuole sprofondare la democrazia, grazie a dei referendum imprecisi, e antidemocratici. Ha vinto l’astensionismo ed è stata sconfitta una sinistra senza freni inibitori, che fallisce, nel tentativo estremo di superare e sopraffare la maggioranza di governo.     

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".