L’assenza totale di diplomazia conclamata dalle dichiarazioni di Donald Trump mandano in vacanza i rapporti internazionali tra l’America e l’Italia, e con essa si afferma il reale svuotamento che la governance USA intente applicare all’Europa, uno svuotamento geopolitico ed infine economico dell’Europa passando attraverso i suoi leaders, infatti, sebbene consapevole Trump di minacciare un leader europeo, dopo il G7, sminuendo la figura e la postura autorevole del Premier italiano, Meloni, Trump non demorde e infierisce ripetutamente, nonostante le repliche ufficiali ed immediate, alimentando il già noto dibattito politico sulla Nato o qual si voglia Patto Atlantico, pressando irreversibilmente sul leader più atlantista attualmente presente in Europa , Giorgia Meloni.
Gli elementi chiave di questa piazzata apparentemente personale nascono, in primis, dalla volontà degli USA di ridurre l’impegno della difesa Nato, inducendo l’Europa strategicamente ad impostare una difesa comune autonoma, e a sollevare lo sguardo verso gli squilibri commerciali e d economici, evidenziatesi negli accordi UE-USA: infatti, li enormi flussi transatlantici europei superano i 4miliardi , con una percentuale alta italiana, e ciò solleva innumerevoli timori protezionistici da parte dell’America, che suppone il rischio di assorbimento dei mercati europei, nei confronti di quelli statunitensi.
E allora Trump minaccia di uscire dalla Nato, di risollevare i termini del Patto transatlantico, ed in ultimo infierisce sull’Italia, per la postura assunta nell’attacco sull’Iran, presupponendo a priori un forte impegno di subordinazione, sia in termini militari che di disponibilità delle basi Nato in particolare di quella di Sigonella, già storicamente negata da Craxi, con assoluta fermezza.
Ma perché Trump agisce spudoratamente solo verso il Presidente Meloni, forse per motivi personali? O forse per incrementare verso gli alleati europei e verso l’Iran, strategicamente, la postura di un alleato percepito debole, quale quello italiano? O paradossalmente per rivalutare un Premier, quale è il leader italiano, già autorevole nell’ambito europeo?
Sicuramente la verità sta nel mezzo e non in ultimo, bisogna notare, che queste strategie non sono state richieste né dalla Nato né dall’Europa e tantomeno dalla Premier italiana Giorgia Meloni, e pertanto la loro applicazione, supposta tale, in parte è stata metaforicamente rinviata al mittente anche se il mittente è Donald Trump, leader dell’Occidente globalizzato e membro della Nato in qualità di Presidente degli Stati Uniti D’America.
Ma la sostanziale verità e che li ultimi segnali strategici atlantici della Meloni sebbene percepiti da Washington come segnali di apertura indicavano una certa autonomia di azione italiana che l’America ha individuato subito come un rischio, a fronte di uno scenario bellico pericolo, quale è quello iraniano e dunque ha inteso controllare con immediatezza, attraverso l’uso di una dinamica precisa, o di “dilemma di sicurezza atlantica”. Ovvero gli Stati Uniti, rafforzano l’alleato più deboli o percepito tale, rendendolo più esposto, come nel caso ispecie italiano, e rendendola più vulnerabile all’opinione pubblica come è accaduto al Presidente Meloni, con una narrativa spinta sulle righe di un linguaggio patetico, solcata anche dallo stesso Mark Rutte, Segretario Generale della Nato, il quale partendo dalla nostra chiave di lettura del casus, ha esposto oltremodo, su sollecito degli Stati Uniti, l’Italia e il suo Premier, sminuendo l’operazione militare Nato iraniana, sebbene operazione di routine ufficiale.
Infatti in questa strategia di esposizione diretta, l’Italia viene isolata dagli avversari e percepita nell’immediato come un nemico, e così sono giunte le minacce dall’Iran, minacce anche concrete, mentre al contempo Washington rafforza suo malgrado l’Italia, come un alleato servile e dipendente, non autonomo o parte attiva del blocco Nato, facendo sì che diventi un bersaglio iraniano, crea con l’Italia “un’alleanza asimmetrica” ponendola sotto pressione e cercando di renderla utile alla causa Usa- Israele.
Un affare non da poco, per un predatore geopolitico seriale, come si sta riqualificando Trump rinnovando acquisizioni territoriali, come la Groenlandia, senza evidenziare oltre agli elementi delle risorse di cui è profondamente ricca, e il passaggio a nord ovest, come elemento di difesa, il suo intento di farne un’area di massima sicurezza geospaziale, dove far fluire, con Elon Musk un sistema di protezione satellitare, senza implicazioni esterne.
La narrazione non cambia, e pur volendo porre rilievo sui rapporti di grande amicizia tra nazioni, tra capi di Stato, in realtà la vera assenza di diplomazia, scaturente da un tradimento comunicativo così forte posto in essere da Trump, in realtà nasce da interessi sovrani, che l’America rivendica senza esclusioni di colpi, sull’ Italia e sul Mediterraneo.
Ma il vero nodo è perché solo l’Italia? E attraverso il suo leader? perché la Meloni ha assunto una reale e necessaria figura di leadership anche nella riqualificata cooperazione Europea, ha assunto un peso rilevante attraverso le svariate politiche poste in campo, in particolare quelle sulla migrazione, dando valore ponderato all’Italia e alle sue smisurate iniziative in politica estera.
Certamente il dossier iraniano denota la vera sconfitta americana, una sconfitta ampia, senza possibilità di ritorno, ne geopolitico, ne nell’ambito dei Paesi Arabi e il loro conclamato sostegno al dollaro che sta scemando in un fiume di parole surrogate da un mancato supporto finanziario. Un vero strappo bilaterale, dunque tra l’Italia e gli Usa, tra Trump e Meloni, dopo che l’Italia ha inteso assumere posizioni equidistanti, nelle scelte internazionali, rispetto all’attacco iraniano, in linea con le iniziative europeiste, rivendicando una vera autonomia rispetto agli USA e davanti agli alleati europei.
Dunque il punto centrale della crisi, con diatriba verbale annessa, tra America e Italia, nasce dalla distanza incolmabile che l’Italia ha inteso generare durante l’attacco iraniano, un attacco di portata globale, che ha fatto infuriare il predatore geopolitico, sicuro, che l’aggettivo “Fantastica” nei confronti della Meloni gli avrebbe aperto ogni iniziativa militare, dimenticando che il Premier italiano è un capo di Stato, di uno Stato, che storicamente e geograficamente e politicamente ha supportato bordate di gran lunga superiori, ma mai ha inteso chinare il capo, “cinto dall’elmo di Scipio”, certamente la reazione di Donald Trump è smisurata e inopportuna, diplomaticamente, umiliare un Capo di Stato è assenza di diplomazia, e di buona politica bilaterale, umiliare la persona è meschinità predatoria, inutile, nell’Occidente dove le donne assumono per libertà ruoli di grande rispetto.
La sconfitta iraniana, certamente non si può addurre a colpe di assenza o presenza militare italiana, ma ad un attacco filoisraeliano, che ha sperperato solo i soldi della democrazia americana, e ha illuso l’Iran per un possibile cambio di regime, che non è avvenuto, mettendo in pericolo la già fragile de dollarizzazione americana, visto gli svariati anche sostegni cinesi nel caso in specie con gli ayatollah. Una strategia quella statunitense, che nasce dalla fretta del mandato trumpiano, dalla copertura degli scandali suscitati dagli Epstein, per citare alcune concause, che hanno implementato un conflitto non necessario, ma rischioso, e perdente.
E quando si perde si deve avere la dignità politica di tacere, fronteggiare i rischi della perdita evitando di alimentarne altri, perché attaccare l’Italia gli è valso un’altra perdita in termini di risonanza globale, facendo assurgere il Presidente Meloni sempre più ad un ruolo confermativo di leadership europea.
Le bugie, la debolezza, di Trump denotano, la sconfitta non solo iraniana, ma anche di una politica predatoria, che suo malgrado non può applicare su ogni cosa essendo povero di soluzioni, e postura, certamente la rivendicazione delle risposte della Premier italiana, denotano una sovranità italiana mai sopita, sebbene messa in discussione da un’opposizione allo sbando, confluita in un limbo dantesco, dove i gironi si aprono ad ignavi senza identità politica.
La Meloni ha saputo assumere una autorevolezza, determinata e determinante, ha scelto la via della risposta risoluta ed immediata, al fine non di aprire un caso diplomatico ma di chiuderlo, non fosse solo per la sua sorvegliata comunicazione, conseguenza voluta dallo stesso Trump che ha scelto mezzi di comunicazione fuori dal sistema diplomatico, perché prevedeva una reazione scomposta che non ha avuto, una autentica strategica provocazione, che ha narcisisticamente raccolto una vera risposta da leadership.
E non serve scomodare chi della politica ha fatto mestiere, per elogiare la Meloni, che rappresenta una sovranità quale quella italiana, che da secoli resta composta e ferma nella sua identità di popolo sovrano, anche quando le monarchie le più moderne come nel risorgimento hanno reso lustro con spirito di servizio ad un popolo di grandi Natali.
La diatriba trumpiana soccombe difronte ai traguardi, innegabili, di un governo messo a dura prova da critiche anche interne, traguardi internazionali, europei, che parlano da soli, indice di un lavoro diplomatico, fonte di una geopolitica e geo economia seria, pragmatica, che guarda al futuro della sua Nazione Europa, ma al contempo al futuro resiliente di un’Europa che sta cambiando per riorganizzarsi, verso una nuova governance.
Certamente ciò fa paura a Trump, l’Europa anche senza il cappello della Nato, e del suo Patto atlantico, è un baluardo, non facile da predare, è l’Europa, una grande Nazione, che opera senza limiti di subordinazione geopolitica, pertanto Trump deve restringere la razzia anche filo israeliana alla quale si sta prestando, perché il capitalismo finanziario sebbene, completo appannaggio sionista ashkenazita non è degno di essere contrastato, arriverà il momento che la politica europea riuscirà a soppiantarlo, pertanto Peter Thiel, e Trump con l’assenso di Netanyahu, saranno offuscati da Europa di grande portata occidentale, in grado di sopperire ad ogni sua necessità: il Piano Marshall fu resiliente ma gli attuali piani di Trump e della sua governance lasciano intravedere una postura di dominio che va oltre l’alleanza atlantica e i suoi eventuali benefici.
Il Presidente Meloni nella sua autorevolezza, non deve reclinarsi a nessuno, la sua postura ferma, le conferisce oltremodo un pragmatismo non solo politico europeo, ma altresì una sostanziale inflessibilità che deve essere tipica di chi sostiene la sovranità di un popolo, quale quello italiano.
Ovviamente gli Stati Uniti possono metter in campo molteplici modi per condizionare la politica italiana, come hanno fatto del resto in passato, testimoni i predecessori alla Presidenza, partendo da Francesco Cossiga, passando per Massimo D’Alema, e giungendo a Bettino Craxi, quest’ultimo designato e additato nella presunta svolta atlantica, ma non solo in Italia abbiamo assistito ad interferenze, infatti si proclama già un governo atlantista in Francia, con Monsieur Mario Bardella, successore di Emmanuel Macron. Orbene simili procedure sono all’ordine del giorno, essere avversati dagli Stati Uniti, comporta ingovernabilità, ma anche riconoscimento di sovranità, con reazione legittima che si deve conferire e riconoscere alla leadership italiana e presunta europea. Non si tratta di polemiche estemporanee, ma di una ridefinizione dei ruoli, perché solo un perdente, dopo che il dibattito è finito calunnia, il suo avversario, diceva Socrate, in una massima stoica quanto eterna, e Trump calunniando dimostra di aver perso nei confronti dei BRICS, con una esclusione presunta dell’Israele dalla scenario politico globale, con un imprinting, di tradimento clamoroso, perché l’accordo con l’Iran, evidenzia una sicura ritrattazione già profetizzata della posizione americana. La geopolitica è una complessa funzione, dove gioca un ruolo determinante la variabile economica, e Trump improvvisa una scena di attacco contro l’Iran, svendendo l’intero sistema sionista mondiale, l’Israele potrà gestire e orientare parte del capitale finanziario, ma lo stesso capitalismo riconosce a Netanyahu la sconfitta e anche del Mossad, il capitalismo attuale cerca l’appannaggio digitale globale per giungere ad una finanziarizzazione che passa attraverso i BRICS, dove l’Unione Sovietica, mai sconfitta regna sovrana, insieme alla Cina.
