Sono un cattolico che si ispira alla Dottrina sociale della chiesa, per cui il mio giudizio sul fenomeno dell’immigrazione si è formato sulla base dei principi fondanti di questo magistero: la centralità della persona, la dignità del lavoro, la legalità ed il rispetto delle regole. Per questo, da un canto, condivido la politica del governo italiano nei confronti del fenomeno dell’immigrazione clandestina, anche per quanto riguarda il centro di accoglienza degli irregolari in Albania. E questo perché questa politica ha consentito che gli sbarchi in Italia continuassero a diminuire. Infatti per il secondo anno consecutivo, gli arrivi di migranti sono più che dimezzati rispetto al picco di oltre 100 mila raggiunto nel 2023 e 2022. “Un calo drastico, – ha detto Giorgia Meloni – che dimostra che “il fenomeno può essere controllato”… “superando un approccio ideologico”.
Dall’altro canto, però, nutro delle perplessità circa altri aspetti di questa politica.
Come noto il tribunale di Torino ha condannato l’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino per «discriminazione» e «colpevole inefficienza» nei confronti di 18 richiedenti asilo. Secondo il giudice Andrea Natale, la questura è colpevole di aver imposto loro “mortificanti condizioni”. Una parte della motivazione è chiaramente ispirata da motivi ideologici quando si parla addirittura di “criteri oscuri”. Ma sta di fatto che il problema esiste anche in altre città, ove spesso gli stranieri sono costretti a ore di attesa, in lunghe file che si snodano anche all’esterno degli uffici per metri e metri: donne con bambini in braccio gettate sui marciapiedi da notte fonda, al freddo d’inverno, sotto il sole cocente d’estate.
Ovunque la violazione dei diritti delle persone migranti viene giustificata dalla scarsità di risorse addette al disbrigo di questo tipo di pratiche o dalla difficoltà di organizzazione degli uffici. Questo però non giustifica certi spettacoli. E’ indubitabile che in queste situazioni venga violato il diritto alla dignità della persona indipendentemente che sia italiano o straniero.
La verità è che nel nostro Paese si devono aspettare tempi lunghi solo per ottenere un appuntamento per presentare una domanda per un permesso. Cosi passano mesi e mesi e migliaia di immigrati si trovano a vagare nelle nostre città senza lavoro e senza fissa dimora, creando quell’area grigia di irregolarità che può sfociare in vera e propria delinquenza.
Questo lungo iter, cui si è sottoposti, scoraggerebbe qualsiasi imprenditore ad assumere un extracomunitario. La conseguenza più evidente di questa situazione è ,innanzitutto, quella del fenomeno del caporalato.
In Italia varie inchieste sono state avviate su questo fenomeno: da Verona a Livorno, ad esempio, da Latina a Bologna, dall’EmiliaRomagna a Firenze. Tra Modena e Bologna in tanti cantieri, circa il 60% dei manovali sono immigrati, che vengono pagati con misere paghe e sotto intimidazioni e ricatti.
Ma potremmo continuare all’infinito, perché quasi la metà dei lavoratori sono irregolari, più di un’azienda su due non è a norma. Lavoro nero e soprusi continuano a essere la vergognosa normalità in molte campagne italiane.
Ma questa situazione coinvolge non solo l’agricoltura ma anche l’edilizia, il tessile, la logistica. Ed è presente su tutto il territorio nazionale: più della metà delle aree di caporalato diffuso sono allocate nel Nord Italia ed in particolare nel Nord est, segue il Sud, il centro e le isole. Sebbene la maggior parte degli imprenditori, che sono persone oneste,non ricorra a queste forme di sfruttamento dei lavoratori più vulnerabili resta nel nostro Paese un fenomeno che può e deve essere estirpato, perché si tratta addirittura di un sistema strutturale in pezzi rilevanti dell’economia italiana.
Siamo certi però che il Governo in carica, che ispira la sua azione alla tutela della centralità della persona ed alla difesa della dignità del lavoro, possa intervenire con provvedimenti urgenti volti ad incrementare gli organici delle questure addetti a questo tipo di pratiche ed a snellire le procedure attuali lunghe e defaticanti. Ed in particolare per la verità lo sta già facendo il Presidente del consiglio, avendo varato il Dpcm con la programmazione 2026-2028 degli ingressi in Italia di lavoratori stranieri, che prevede tra l’altro il fuori quota di alcune categorie di lavoratori.
