• 13 Agosto 2026
Editoriale

Controllare il globo terracqueo è sempre stato il cruccio dei potenti, ma nell’era globale finanziaria, si va oltre, e il controllo è focalizzato sul clima con applicazioni satellitari digitali che consentono una modifica in tempo reale, senza suscitare dissensi o dubbi, sarà vero? Sembra una teoria complottista sulla base di una fantascienza geospaziale, complice il clima. Ma la lotta al caldo africano sta svelando una realtà sospetta da decenni, si chiama la “semina delle nuvole” o tecnica del “cloud seeding” dove   gli esperimenti proliferano grazie agli investimenti milionari degli Emirati Arabi, un’applicazione scientifica reale che, a parte gli insuccessi ottenuti, con annessi sconvolgimenti climatici, implementata ripetutamente con ingenti capitali, acquisisce collaborazione scientifica ad alto livello.

Quindi la crisi climatica non è solo emergenza globale causata da gas serra di origine antropica che ha indotto il riscaldamento globale a superare la soglia di 1.5 C, rispetto all’era preindustriale, la tropicalizzazione si trasferisce ai mari con ondate di calore estreme, creando fenomeni metereologici devastanti, dunque, è anche manipolazione strumentale di questi eventi, e ciò ci deve indurre a serie riflessioni.

I Paesi, al netto dell’Italia, sono circa una cinquantina che sperimentano contrasti e aberrazioni digitali applicate al clima, con un coinvolgimento indiretto sull’Italia stessa che ne subisce le reazioni climatiche avverse, e con essa l’Europa, poiché utilizzate sistematicamente, creano una disfunzione climatica, e una crisi di emergenza non indifferente, e al contempo un business finanziario, entrambi volti a ridurre e combattere la siccità e a implementare i profitti delle aziende multinazionali coinvolte in tale speculazione finanziaria.

Il controllo del clima tiene conto sì dell’inquinamento, e del cambiamento climatico attraverso le ere industriali, ma al contempo lo strumentalizza in termini atmosferici al fine di produrre sempre la medesima offerta industriale, anche la dove il clima non lo consente, per esempio in India e Pakistan, dove i livelli di siccità sono elevati.

La semina delle nuvole, con ioduro di argento, scoperta nel 1946 in un laboratorio della MIT di Boston, ha raggiunto un livello tecnologico altissimo e sebbene un tempo la sua struttura cristallina era utilizzata per congelare le gocce d’acqua in un liquido super raffreddato e creare anche ghiaccio pari a grandine, oggi essa risulta essere una tecnologia avanzata non più approssimata.

In primis il governo degli Emirati Arabi, in collaborazione con il Centro di ricerca nazionale in Colorado e con la Nasa a Dubai ne hanno incentivato l’applicazione, con un successo relativamente ripetibile, ma che comunque ha reso possibile osservando i modelli di precipitazione di identificare la quantità di semina, da applicare con aerei specializzati. Infatti, aumentando le dimensioni delle nuvole, e superando con il carico di semina il livello di gravità hanno originato pioggia scrosciante, ma anche alluvionale. Parliamo di investimenti, oggi, pari a 200 milioni di dollari. Solo il Marocco ha investito 15 milioni. Il Qatar copre il fabbisogno idrico con una semina che supera il 90% del territorio, insieme all’Arabia Saudita. La Cina prevede entro il 2030 di coprire il 60% del suo territorio con una semina artificiale a fini altamente indispensabili per il fabbisogno idrico e l’offerta di produzioni agroalimentari. Secondo un rapporto del C. Market Insights, il mercato o business della semina artificiale si stima altresì pari a 195 milioni di dollari entro il 2030. Un’enormità, con conseguenze imprevedibili per il clima, che non sono stimate con predizioni positive.

La strumentalizzazione di questo artificio, a fini economici-finanziari, ha preso piede per mitigare l’inquinamento atmosferico e ridurre la siccità, sta scivolando ora in un potenziale strumento di crisi climatica, e nell’ambito della fisica ne sono consapevoli, anche se combattere la siccità vuol dire maggiore produzione e benessere per i territori in termini di fabbisogno idrico, ma elemento chiave e che sta sfuggendo al controllo globale, e le alluvioni inquietanti provocate in maniera incontrollata creano una correlazione di non dubbia artificiosità metereologica nonostante le smentite dei Paesi di riferimento, che hanno subito l’effetto incontrollato, con margini di disastri apocalittici.

La gravità è che oggi, le ricerche continuano presso i centri di condizione metereologica e idrologiche estremi, per esempio presso l’Istituto di oceanografia Scripps dell’Università della California, dove oltre ai modelli climatici si sta pensando all’applicazione dell’IA al fine di evitare gli evidenti margini di errori nell’applicazione del cloud seeding.

In Italia Giorgio Parisi Nobel per la fisica, sconfessa dovutamente l’IA, applicata a qualsivoglia tecnologia, confinandola ad uno strumento fattivo ma che comunque deve pur essere subordinato all’intuizione umana e scientifica, altrimenti ci saranno margini di errori non individuabili, generati dalla stessa IA. Poiché il calcolo computazionale non ha margini di intuizione ma solo di elaborazioni, secondo i carichi teorici dei modelli matematici, che non viaggiano in assenza assoluta di errori, individuabili solo dalla perspicacia umana.

Prevedibile è non solo il cambio climatico con le variazioni stagionali, derivante da una crisi climatica inconfutabile e se vogliamo accelerata e pilotata si dall’inquinamento atmosferico ma ancor più dalla cloud seeding, scelta digitale avanzata che modificherà visibilmente il futuro, innegabile sarà l’alterazione delle stagioni o l’arrivo di un clima altamente caustico, che non appartiene all’aria europea. Ed è antipolitico. Non si può fare politica chiudendo gli occhi sull’evidenza non solo scientifica e ignorare l’avanzare di una tecnologia strumentale alle multinazionali globali, ad un’élite del capitale che non arretra nemmeno difronte allo stravolgimento climatico e a nulla servono gli accordi internazionali, come a Devos anzi, questi sono solo confermativi o consensuali ad un operato fuori da regole mai legiferate. E qui la crisi delle Nazioni e delle popolazioni minori la cui etnia o prosecuzione della specie è legata al clima e alle sue incontrollate avversità, compromessa dalla suo catastrofico stravolgimento, negare l’evidenza è ormai la panacea delle politiche globali, soffermarci solo ad evidenziare l’autodeterminazione dei popoli causate e compromesse dalle crisi geopolitiche o belliche è poca cosa, dobbiamo allungare lo sguardo a popolazioni in via di estinzioni, a causa di un surplus di inquinamento e cambio atmosferico indotto, che vivono carenze alimentari, e crisi di produzioni agricole.  

La tecnologia Weather control,  strategicamente controlla le condizioni atmosferiche, ogni fenomeno atmosferico, e sembra che finalmente l’umanità controlli il clima invece di subirlo nella dimensione più naturale possibile, in realtà sono le governance che si sono poste nella condizione di controllare ogni cosa attraverso il clima , per esempio i raccolti che sono in crisi, così controllano la quantità di cibo, e il loro prezzo, e di conseguenza controllano il destino della massa, delle minoranze.

Infatti, nuovi modelli matematici esplicano che entro il 2050 la popolazione mondiale sarà dimezzata, da nuove forme di stili di vita assolutamente inficiati dalla neo-sistematicità climatica.

In Africa, ad esempio sono circa tre le multinazionali che decidono quando deve piovere, dicasi lo stesso in Asia si è preso il controllo della siccità, in Europa indirettamente si decide quando deve nevicare e tutto ciò non per il benessere delle comunità locali e la loro produzione agricola, o per il clima e le sue crisi programmate, da agenzie che apparentemente lo monitorano invece lo controllano, per il mercato finanziario, che si accaparra derrate alimentari esclusive da vendere a prezzi stabiliti. Questa non è l’era del complottismo climatico, ma l’era dell’élite del CLIMATE CHANGE, perché ogni suo pilotato cambiamento è fonte di risorsa finanziaria, non di quella sostenibilità climatica e ambientale tanto declarata che non appartiene più al mondo.

Le piogge continue e ripetute in zone secolarizzate, mai alluvionali consentono la precipitazione distruttiva dei raccolti, e i prezzi salgono del 300 o 400 % in nome di un business finanziario che metterà a repentaglio i granai del mondo, la stessa crisi ucraina, è stato l’inizio di un controllo delle derrate dei granai mondiali. La tecnologia nel futuro controllerà tutto ciò, l’IA ci renderà sudditi medievali, delle sue decisioni climatiche, per frenare ciò sappiamo quali politiche adottare, senza confutare o rifiutare l’evidenza, al fine di avvantaggiarsi di rendite di posizione guadagnate da un sostegno politico ignaro e cieco.

La sovranità alimentare non è uno slogan puramente politico, è una realtà da preservare, l’Italia deve tendere ad essa, non solo nel perimetro nazionale anche europeo, ed accettare che i brevetti delle sementi mondiali manipolate dalla ricerca scientifica degli OGM avanzati siano appannaggio solo delle multinazionali, è un errore inconfutabile di cui pagheremo il prezzo non nel lungo periodo a breve.

Il futuro non è solo tecnologia e sperimentazione, i nuovi OGM/ NGT/TEA, sapranno sicuramente arginare la siccità e fronteggiarla e temporeggiare la produzione difronte alle nuove crisi climatiche, grazie alla  liberalizzazione applicata della ricerca, ma si dovrà comunque consentire al di là della tutela legislativa europea che le sementi naturali possano non essere inficiate dall’infestante produzione delle derrate impiantate con carico a sperimentazione modificata, altrimenti perderemo anche l’esclusività delle sementi autoctone e allora non avremo né più sementi naturali e né l’esclusiva dei brevetti di produzione. La deregolamentazione beneficerà la ricerca, ma potrebbe segnare l’inizio della fine, pertanto, ogni Stato sovrano deve recepire la normativa europea con dovuta puntualizzazione legislativa nazionale a tutela del consumatore e dell’unicità dell’offerta tipica.

In Italia la sovranità alimentare passa anche attraverso la valorizzazione della cultura e le tradizioni dei borghi e dei loro territori agricoli, attraverso la cultura della cucina italiana protetta come patrimonio dell’Unesco, pertanto la tutela dei grani antichi, delle sementi autoctone sono la base della preservazione di una sovranità unica da non demolire a causa di politiche europee disfattiste e pro-capitalistiche.

La sovranità di un Nazione passa dunque attraverso il clima e non il suo controllo digitalizzato, ma attraverso la sua sostenibilità ambientale, preservazione naturale, delle nostre biodiversità, del nostro cibo e delle nostre cultivar autoctone non modificate, per mantenere non solo un panel di valori organolettici, ma anche sensoriali unici, al fine di una tradizione da esportare, dunque, il controllo del futuro per una globalizzazione sfrenata e spersonalizzata deve indurci a contrastare politiche globali e in particolare europee che sminuiscono le nostre qualità tipiche regionali.

Il controllo dei cieli, della meteorologia, è un problema complesso, vissuto in un insieme di politiche complesso, tenere testa a ciò significa che l’Italia cresce nella sua autenticità, non subordinandosi a nessuna blasfemia climatica, preservare il nostro clima significa preservare le nostre radici secolari, la continuità di una cultura ereditata da un passato glorioso e silente.           

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".