• 10 Maggio 2026
Editoriale

L’America di Donald Trump sembra essere un insieme di successi economici assolutamente escogitati da una genialità narcisistica quale solo quella di Donald Trump può permettersi, frutto di una idealizzazione di inversione di tendenza del disastro economico che l‘America stessa ha eredito dalle precedenti amministrazioni democratiche, un esaltazione dell’età dell’oro, che sembra enunciare una presunta svolta epocale, che Donald preannuncia nel discorso alla Casa Bianca più lungo della storia, in cui definisce il Paese “ più grande, più forte e più ricco che mai”.

Un autocelebrazione, incentrata sui prezzi in calo della benzina, sui tassi minimi dei mutui, ma maggiormente sulle performance di Wall Street,  nonostante  i dazi  preannunciano altre maggiorazioni volte ad arginare il sistema, una sfrontatezza apparentemente senza limiti, provocatoria e pregiudizievole, perché correre senza freno inibitorio comporta successi nel breve, anche se grazie al moderno sistema di imposta sul reddito, a nuovi presunti investimenti, derivanti da tutto il mondo,  nel lungo periodo in economia, comunque la dimensione esterna  finanziaria lascia presagire o preventivare delle predizioni fatali.

Infatti, l’attacco all’Iran, e i discorsi lanciati verso il popolo iraniano fanno emergere un uomo che vuol porre fine al vecchio ordine mondiale, un uomo che sembrava agognasse al Nobel della pace, ma che ormai resta il leader americano che ha scatenato più azioni militari, oltre all’Iran e al Venezuela, non dimentichiamo la Siria e la Somalia: per sedare organizzazioni terroristiche, totalitarismi islamici sanguinari, e dominare la criminalità e i cartelli del narcotraffico. Oggi, Trump mostra un’immagine molto muscolare di sé e dell’America, la mancanza di un piano strategico è nota solo agli impulsi ideologici della sinistra globale, in verità il Tycoon evidenzia un piano ben congeniato, ed ogni sua azione militare presuppone un’angolazione geopolitica ben finalizzata a moltiplicare e rendere ricchi gli Stati Uniti d’America.      

Analiticamente il Paese America presenta una situazione stagnante, con un ritmo di crescita sceso rapidamente nel corso dell’anno dal +4.4% al +2.2%, derivante prevalentemente dal picco dei licenziamenti oltre un milione di persone, consegue una instabilità del tasso di disoccupazione, e una registrazione di retrocessione al 2.4% dei prezzi dell’energia, insomma  sono numeri non edificanti a cui Trump reagisce con una politica enfatizzata e sempre più espansionistica nelle parole e anche nei fatti. Le azioni militari ne sono un esempio eclatante forse poco convincente ideologicamente, ma sicuramente fattivo da un punto di vista economico, che Trump ritiene risolutivo per la geo finanza da risollevare.

Certamente Donald Trump fa sempre discorsi da ottimista, anche quando lancia un attacco bellico per ovviare ad una sfiducia finanziaria che potrebbe accrescere l’indebitamento federale. Inoltre, detassa con nuove misure il sistema per agevolare le classi dei grandi investitori con il Big Beautiful Bill Act, e contemporaneamente gratifica i suoi elettori mantenendo le promesse elettorali, infatti, non lo si può accusare di incoerenza, mentre agevola i benestanti americani. Il tutto sta implementando il “The Trump Effect” come preannunciato dal sito ufficiale della Casa Bianca, che alza il Trend dei dati infrastrutturali degli Stati Uniti, in particolare nel settore manifatturiero e tecnologico, al punto da impennare le aspettative del sistema finanziario sottovalutando il nuovo allarme ciclico che molti Ceo stanno profetizzando.

E sebbene il macroambiente economico di mercato, è saturo di incertezze, la strutturale direzione dell’oro dipenderà proprio dall’eventuale distensione delle attuali tensioni geopolitiche, perché il blocco generato dallo stretto di Hormuz, ovvero la rotta petrolifera per eccellenza globale, spingerebbe immediatamente al rialzo le aspettative inflazionistiche globali. In parole semplici l’attacco all’Iran oltre a generare un conflitto geopolitico sta promuovendo rischi energetici, e le pressioni inflazionistiche che si spalmeranno verso un vero supporto per l’oro. Bene rifugio per eccellenza diviene come copertura contro l’inflazione, e la frase “la guerra è la madre dell’inflazione” ci ricorda che in uno scenario simile l’oro resta l’unico supporto sicuro. Ecco l’età dell’oro preannunciata da Trump prende realmente una visione realistica, e la direzione di J. Vance verso i BTC determina una sicurezza apparente. Infatti, le navi petroliere per evitare la sfiducia nei mercati finanziari vengono scortate nello stretto di Hormuz e i capitali orientati.

Se lo stretto viene chiuso, per un mese, l’Europa potrebbe subire una perdita di 7.6 miliardi di metri cubi di gas, e i prezzi potrebbero superare i 100 euro per megawattora, rasentando una crisi energetica. Con una crescita della quota di fornitura degli Usa che supererà di gran lunga il 25% del 2025, con un aumento del 7% minimo.   

Tuttavia, se è vero che tutti stanno facendo un sacco di soldi, grazie alla marea montante finanziaria, derivante dalla spinta di fiducia implementata dalla politica trumpiana eccessivamente gonfiata in ottimismo e anche in fatto di numeri, come si evince in un panel analitico degli investitori meno in quello degli speculatori, dietro l’angolo si intravede un ciclo economico finanziario allarmante, fenomeno assimilabile agli anni 2005/2008. Una sorpresa che potrebbe indurre ad una bolla finanziaria fatale per l’intera economia globale, un gancio da traino che potrebbe portare ad un peggioramento mondiale dell’economia anche reale, sebbene viaggi verso un’economia di guerra.

Perché se è vero che il debito federale non sta riducendosi grazie ai dazi trumpiani, e l’economia reale statunitense ne sta subendo le dovute conseguenze in termini inflazionistici e occupazionali, e le crisi belliche infieriscono, le promesse di Trump di ridurre i costi energetici e sanitari americani non saranno sufficienti a modificarne la dinamica interna, vero è che l’asset finanziario globale che ne stava beneficiando, con un Trend dinamico positivo, ora dovrà fare i conti con la sfiducia generata dalla crisi iraniana.

La vera sorpresa è incentrata nel ciclo del credito che colpirà in assoluto il settore del software a causa dell’intelligenza artificiale. I banchieri ritengono che un cambiamento sui volumi degli asset dei crediti, sarà generata da un’ondata di insolvenza da parte dei debitori che colpirà ampiamente i creditori non solo americani ma anche oltre oceano. Gli utili potrebbero modificarsi generando una crisi notevole e ovviamente gli extraprofitti un’involuzione.

La ciclicità finanziaria sempre elogiata come una marea montante e necessaria in termini di sistema e normalizzante per gli asset finanziari, comunque prevede delle criticità da spinte anche ottimistiche di una politica espansionistica senza freni, infatti, la politica Trumpiana non è del tutto incriminata ma potrebbe essere il volano creditorio del sistema perché se i numeri preventivati all’ingresso del mercato non si determinassero il sistema finanziario potrebbe soffrirne.

Ufficializzare lo strapotere della tecnologia, puntare sui Big Tech, corporizzando le nazioni, così distruggendo il sistema pubblico, e l’attuale governance americana, poi il privato, la classe media, centralizzando il tutto nell’ Ai sarà possibile solo passando attraverso una crisi finanziaria senza precedenti, questa consapevolezza capitalistica non solo sta crescendo ma è visibilmente incorporata nell’asset odierno statunitense trumpiano.

Infatti se è vero che la banca iraniana conta, ed è indipendente, conta per la commercializzazione del petrolio, dell’energia che interessa anche alla Cina, allora quest’ultima tenterà di introdurre denaro programmabile ossia digitale, che è interoperabile a livello globale, e sarà possibile controllare in ogni giurisdizione in modo centralizzato e siccome nessun Paese e tantomeno gli Usa possono permettersi perdite, in questo momento delicato, di esposizione bellica,  proprio ora che multinazionali possenti con ceo come Larry Fink e Black Rock, stanno pensando di scambiare le azioni in maniera rapida, con token e tutti gli investimenti andranno su piattaforme tokenizzate, abbandonando il sistema del dollaro. Il mercato americano potrebbe avere perdite considerevoli tra i 200 e 300 trilioni di dollari.  Perché, PALANTIR la piattaforma americana, più ricca di fondazioni passando dall’ Ai alle Cripto valute e alle armi, con Peter Thiel suo ceo, che sostiene l’attuale governo americano potrebbe subire un grosso contraccolpo finanziario e con essa tutto il sistema americano degli extraprofitti.     

In questo scenario si inserisce il ruolo dell’Alleanza Atlantica, che malgrado l’incedere supponente di Trump sarà longeva solo se deglobalizza i suoi asset finanziari, perché la politica di Trump rischia di minare la coesione euro atlantica, per cui il defilarsi di Trump, nel sostegno Nato, comporta una necessaria strategia occidentale che inglobi la geopolitica dall’Artico al Venezuela, e dall’Iran alla Cina, passando per la Russia e l’India.

Certamente una strategia più consapevole non prona ad ogni diktat di Donald Trump, perché egli non sopravviverà alle Nazioni Unite, e non sopravviverà alla Nato, pertanto, per evitare che vi sia una disfatta l’Alleanza e la EU devono ben compensare gli interventi finanziari, partendo dall’euro digitale, alle Cripto valute, alle azioni delle armi, ai BTC che stanno divenendo strutturali al sistema euro.

Il tutto condito da una nuova geopolitica strategica verso la difesa dell’Artico, dell’Occidente e anche statunitense, ma non solo in termini finanziari, anche reali, al fine di evitare un conflitto di portata globale, incorporando il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, Singapore anche l’India, eliminando la minaccia russa, una rivisitazione geopolitica che si avvale di un sistema finanziario globale che non bisogna sottovalutare, come risorsa primaria di asset economico.

Trump sta indebolendo il valore dell’Alleanza Atlantica, con una postura troppo centrata sul vantaggio economico che deve trarne gli Stati Uniti, un cambio di vantaggi che sminuiscono il sistema di rafforzamento atlantico, necessario ad una leadership futura europea ed al futuro presidente dell’America.

Le minacce del discorso di Trump a Davos sull’alleanza, pone Trump tra quelli che son sospesi, perché non basteranno le sue ulteriore, alterazioni sui dazi per far confluire in America 18 miliardi di investimenti, e zittire la sicurezza europea, ponendola in bilico sull’orlo della disfatta per l’incertezza finanziaria futura. Ma la guerra in Iran potrebbe incidere ponderatamente, infatti, indipendentemente dalla  rottura di un tabù e il nuovo sistema Nato, questa chiede maggiore chiarezza sugli accordi di sicurezza in Europa essendo in chiara controtendenza con la geopolitica trumpiana, pertanto il problema è strutturale e finanziario e non è di natura temporaneo, ma stranamente congiunto alle dichiarazioni esasperanti di Trump, che si è lanciato in affermazioni americane centriste e forvianti il sistema finanziario e la sua stabilità globale.             

In sintesi, mentre la guerra brucia dollari, e la Fed in un contesto di inflazione trova difficoltà ad abbassare i tassi, la svalutazione monetaria incalza i BTC come l’oro diventano una via di fuga per la protezione dei valori, il dollaro costantemente consumato nei conflitti in corso, mentre il mercato europeo ha bisogno di trovare sicurezza per i suoi capitali, e il credito si diluisce causa guerra, cercherà nuovi porti sicuri. Non certamente americani. Perché ogni volta che la situazione internazionale si fa tesa i capitali cercano un bene non vincolato dalle politiche di un singolo Paese, sia pur esso definibile il più potente del mondo. La diversificazione potrebbe essere una trappola risolutiva e la gestione delle posizioni un fermo per una fuga. L’istituzionalizzazione dei BTC sembra valorizzare il mercato  e l’espansione delle banche lo confermano, un inclusività finanziaria che chiede resilienza e capacità di padroneggiare il sistema, cosa che per ora non sta avvenendo.          

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".