• 10 Maggio 2026
Editoriale

La strategia della Cina nasce dalla capacità pacifica di commercializzare al di sopra di ogni volontà bellica, che comunque si determina in una performance anche di militarizzazione integrata in un sistema politico programmatico di difesa della sua economia e nel fare pressing su Taiwan, al fine di evitare all’America di violare altre postazioni, oltre il Medio Oriente. Tuttavia, la crisi dello Stretto di Hormuz, simula un limite strategico globale, e limita la stessa possibilità americana di spingersi in presidi asiatici, ma l’essenza di scambiare petrolio in Yuan offre a Pechino in termini di politica monetaria l’opportunità di commercializzare in Medio Oriente, favorevolmente, in verità si delinea una finestra operativa cinese che prima di tale crisi non era prevedibile e nemmeno ipotizzabile. Infatti, XI Jinping rivoluzionando l’intero asset militare, sia di comando che in termini militari e di armamenti, mentre Trump erroneamente attacca l’Iran, su suggerimento strategico dell’Israele, impelagandosi nella trappola economica più pericolosa di questo millennio, consente alla Cina di operare, al disopra del sistema e delle sue criticità belliche, e di sviluppare strategicamente un nuovo mercato implementato dalla crisi iraniana.

E se l’Europa accetta l’accordo con L’Iran pagando anche in Yaun e non in dollari, il petrodollaro, il sistema finanziario più potente mai creato rischia di far naufragare il dominio finanziario degli Stati Uniti, che fondano il tutto sulla forza del petrolio e del suo meccanismo finanziario. E se questo sistema dovesse crollare, e gli Stati del Golfo cambiassero idea anche la domanda di dollari crollasse, l’America non sarebbe più in grado di finanziare il proprio debito pubblico e perderebbe la guerra, ma anche la guerra finanziaria.   

Da sempre la conquista di Taiwan è la proiezione imperialistica di Pechino, è un sogno programmatico, della sua presidenza, per arginare i mercati del digitale, e sottoporli ad un monopolio che deve superare il Pacifico occidentale, oltrepassando la volontà americana di ridimensionare l’estensione geografica cinese. Washington ormai non riuscirà ad essere presente ovunque, e il pressing cinese su Taiwan sarà assolutamente graduale senza improvvisare un’escalation critica e disarmante. In altri termini la Cina avrà solo vantaggi da questa situazione, senza attaccare in maniera critica l’isola di Taiwan, e ciò implementerà l’economia cinese prima dell’incontro a metà maggio con Trump.

La Cina è un pachiderma politico, che agisce lentamente, senza epurazioni, politiche, economiche, ma con un modus programmatico che sconfigge le strategie di attacco filo israeliane perseguite da Trump, si avvale di un sistema capillare, che nonostante le difficoltà di estensibilità all’intero comparto territoriale cinese, si spinge a rimodulare non solo le posizioni di comando militari ma anche a rinverdire settorialmente tutte le gerarchie provinciali, cecando consensi e partecipazioni , nonché sviluppi commerciali.

La Cina rientra tra quelle nazioni, che a prescindere dalla sua operosità, sta aumentando la sua pressione anche sui sistemi naturali, interni del Paese, in maniera sempre più sostenibile, a causa della numerosità oggettiva della popolazione, che sebbene ha un autocontrollo sulla crescita risente comunque anch’ella di un inverno demografico significativo, in temini di politica economica di sviluppo e assistenza ai servizi sociali, e l’insostenibilità del domanda interna si riflette in una crisi diremo di consumi, anche immobiliari che si riflette in termini di espansione macroeconomica sulla dimensione sia interna che esterna, del sistema popolare cinese.

Essa in quanto sovrappopolata rischia il collasso sotto il peso della sua crisi interna, pertanto il suo bisogno di energia, e materie prime, che vengono rigenerate e consumate a ritmi esponenziali, pongono la Repubblica cinese in serie difficoltà osmotiche con una globalizzazione sempre più imperante, dove il rapporto tra la popolazione e lo sviluppo economico commerciale, pone al centro l’ambiente e la carenza di risorse energetiche anche in termini di terre rare, in un quadro strumentale e infrastrutturale che spinge la Cina ad espandersi, al disopra di ogni valore materiale e sociale.

Ma l’espansione cinese avviene senza escalation, sebbene la sua numerosità di popolazione è un dato contingente ormai, che si pone in maniera irreversibile con l’ecosistema produttivo ambientale cinese, che spinge la programmazione politica a adottare misure sempre più astringenti, per evitare tempi e maniere rischiose, basti pensare che anche i rifiuti urbani e il loro riciclaggio  produttivo hanno delle carenze oggettive che spingono all’acquisto verso paesi terzi per stoccare e non arrestare i cicli di trasformazione circolare ecologica.

Ma nonostante ciò la Cina, grazie a XI Jinping continua a fissare obiettivi di crescita economica molto ambiziosi, evitando competizioni interne per un’espansione coesa e credibile, pertanto la gestione interna del dipartimento organizzativo del partito avviene con nomine e promozioni, basate su criteri di qualità per la valutazione di chi opera senza personalismi ma con una visione unanime di performance politica al fine di accrescere il PIL e portare a casa investimenti ragionevoli.

La crisi iraniana sta rafforzando questo sistema o modello qual dir si voglia che sta implementando la produttività delle aziende cinesi a livello globale, specialmente di quelle che operano nel campo della transizione energetica, capitalizzando oltre 70 miliardi di dollari. Una posizione di tutto rispetto contro quella statunitense, in grado di sopperire alle sue carenze in particolare per i materiali critici, utilizzati, per i missili e i sistemi aeronautici, con forniture precipue per consentire al sistema americano un non stop.   

Inoltre, lo stoccaggio strategico di petrolio, che si stima più alto a livello globale su 1.3miliardi di barili, è cinese, che consente alla Cina di far fronte a crisi prolungate, e il rapporto con la Russia le consente di sopperire ad approvvigionamenti di gas senza temere crisi geopolitiche, inoltre ha un consumo di elettricità che copre il fabbisogno oltre il 30% della quota degli Stati Uniti e dell’Europa grazie ad investimenti in rinnovabili, nucleare e carbone.

Siamo difronte non solo ad una superpotenza geopolitica, ma anche energetica che sconfigge il sistema globale, e ridimensiona le crisi in termini economici, grazie a massicci investimenti programmatici, che non hanno risentito di crisi politiche interne come è avvenuto per l’Europa e per il resto del mondo. La Cina ha un mix energetico applicativo che ha ottenuto elaborando il XV Piano Quinquennale approvato dal parlamento cinese a marzo, un piano che ha origini decennali, nell’ambito di ogni fonte energetica al fine di diversificare e preventivare crisi globali.

La stabilità di visione cinese è ineguagliabile, resiliente e inclusiva volta al benessere popolare sebbene la forma di governo cinese, ostenta una deriva totalitaria, ugualmente impareggiabile. Ma la Cina non si pone aspettative di cambiamento di governance, e guarda al futuro energetico globale, infatti, ha reso operativo il più grande impianto al mondo di accumulo energetico ad aria compressa progettato per coprire il fabbisogno elettrico di 600 mila utenze domestiche all’anno. Un’ infrastruttura energetica la più avanzata al mondo, in grado di ridurre o meglio consentire l’azzeramento delle emissioni dirette di anidride carbonica, parliamo di un’azienda che ha una leadership cinese nell’ambito energetico, con un’efficienza e sostenibilità anche a livello globale.

Mentre il mondo va verso una nuova austerity, praticamente è sull’orlo di una crisi energetica che dal blocco di Hormuz spingerà al blocco anche semplicemente dell’illuminazione pubblica o di altri comparti.

Le restrizioni si stanno estendendo ovunque, dall’Egitto, lo Zambia, la Corea del Sud, nelle Filippine, in Indonesia, dove si dichiarano restrizioni e stati di emergenza nazionale, razionando l’uso energetico pubblico, siamo ormai in una condizione di emergenza globale, mentre la Cina, potrebbe rompere il sistema con investimenti anche nell’ambito europeo innovativi e precursori della sostenibilità.

Certamente la Cina non è ben vista dagli Usa, che vedono nel sistema di Pechino una sorta di predazione commerciale globale, riconoscendo il denaro cinese uno strumento a basso costo, che riscatta le sovranità tanto europee, quanto dell’America Latina, un avversario infrastrutturale che va a minare il sistema coercitivo dei dazi trumpiano. Un avversario non di poco conto anche nell’ambito dei sistemi low cost per abbattere gli F35 USA, nella crisi iraniana, un sistema che attraverso una commercializzazione globale spinta in ogni ambito economico, riduce le aspettative imperialistiche israeliane, già messe ai margini da un’azione commerciale senza pregiudizi di sorta.

La Cina invade ogni sponda commerciale, con sistemi di traino e di strascico, al punto tale che diviene impossibile misurarsi con il suo potenziale, un potenziale, che cresce nell’ambito energetico, che per non dipendere dall’acquisto del gas naturale liquefatto statunitense per l’Europa, o tornare a fare sponda con la Russia, non resta che reclinare a soluzioni di Hub nel Mediterraneo, o rafforzare un alternativa cinese, di carattere innovativo, in ogni caso quest’ultimo caso potrebbe essere non più una forma di dipendenza ma di investimento alternativo. E se il danno globale è ormai fatto, anche la catalizzazione dello Yuan volta alla sostituzione del petrodollaro è irreversibile, e il consiglio direttivo della BCE ne è consapevole.

 L’immaginario, collettivo, teme una guerra globale ma la vera arma non è il nucleare è quale potenza geopolitica si affermerà e quale valuta diverrà riserva mondiale.    

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".