• 22 Luglio 2026
Editoriale

La nuova geopolitica getta le basi per un passaggio imprescindibile confermando la cyber security elemento di leva per la sovranità digitale nazionale ed europea.

La difesa si pone come elemento economico non propriamente proattivo, ma predittivo sia nell’ambito dell’analisi di governo sia nel ridurre l’alfabetizzazione digitale, partendo da una rieducazione informatica, affermando la capacità di utilizzo di nuovi media per una società sempre più digitalizzata. In altre parole, bisogna sviluppare competenze digitali per prosperare in una società in cui la comunicazione e l’accesso alle informazioni si profila attraverso tecnologie digitali, ovvero piattaforme online e dispositivi e tech mobili. L’uso fluente e la conoscenza digitale divengono di somma importanza per l’implementazione sociale e civile, volta alla comprensione di tutti gli strumenti, mezzi che consentono il lavoro di ufficio anche ibrido, disposto a distanza per facilitare l’approccio al nuovo sistema di App e ai software collaborativi, per operare in tempo reale qualsiasi messaggistica o operazione sofisticata in un modello di lavoro asincrono.

L’acquisizione delle competenze digitali, non sono solo estensibili e necessarie per gli operatori della conoscenza in genere, ma devono e stanno divenendo estensibili e universalmente applicabili a quasi tutti gli ambiti di lavoro globale. Infatti, la domanda di lavoro digitale si sta evolvendo di pari passo all’offerta digitale del mercato del lavoro, con un ruolo imprescindibile, ed un aggiornamento costante nel settore, con un metodo di formazione che per lo più avviene attraverso la condivisione professionale direttamente con l’ausilio dell’azienda di lavoro. Ma la necessità di familiarizzazione con la digitalizzazione imperante a livello globale spinge ad una scolarizzazione predefinita e maturata attraverso anche l’insegnamento di base, che deve riflettere formazione oltre che a colmare un vuoto verso l’alfabetizzazione finanziaria, anche verso l’alfabetizzazione digitale.

L’esistenza dell’ecosistema digitale deve far riflettere che la formazione digitale, resta essa necessaria e indispensabile, al fine di estendere una svolta verso una concreta costruzione anche per la sicurezza digitale, e ciò può avvenire se la scolarizzazione oltre alla formazione professionale svolgono un ruole basilare, rendendola un’infrastruttura anche istituzionale. Tuttavia, affinché si possa raggiungere un livello esaustivo e riempitivo di vuoti digitali, si deve implementare un passo di cambio di paradigma di linguaggio, mantenendo la creatività scolastica nell’accezione dell’insegnamento classico, con l’ausilio della scrittura manuale, ma al contempo inserire un sistema di digitalizzazione che abbia un approccio formativo sin dai primi passi della scuola.

L’Europa, l’Italia hanno bisogno di un cambio di mentalità oggettiva, perché la digitalizzazione resta un tema non più di nicchia, ma che si integra nell’evoluzione preminentemente delle tematiche di sicurezza, ma anche nell’uso quotidiano in ogni ambito professionale.

Oggi la sicurezza informatica e la digitalizzazione intesa come formazione completa della professionalità dell’individuo vanno di pari passo, perché purtroppo molto spesso si denunciano violazioni informatiche, o incapacità di ruoli estensibili tanto nell’area privata quanto in quella pubblica, ed in particolare negli enti locali, dove la legittimazione digitale sta assumendo il ruolo di risorsa consapevole per assumere grandi sfide, ed accedere ai finanziamenti sempre più estensibili dal sistema Europa.

Progettare il domani è un elemento di leva sia nella macro geopolitica, per riformattare la sicurezza digitale, ma anche nella microeconomia dei piccoli comuni ad esempio dove la perdita di competenze tech, unita anche al blocco del turnover gestionale delle risorse dipendenti, ha reso gli spazi degli uffici comunali, non in senso fisico, ma digitale, spazi sempre più ristretti, dove la sopravvivenza alla quotidianità sta rendendo perimetrata la possibilità di fare Europa, implementando la progettualità del domani.

Vi è una carenza strutturale dunque, del tecnicismo digitale, perché le spese di bilancio correnti, devono essere sostenute nel futuro con spese di manutenzione futura, ovvero vi deve essere un centro di competenza digitale istituzionale, in grado di integrarsi con la programmaticità di bilancio.

Il connubio tra cybersecurity comunale e un project manager per i fondi di programmazione europea deve essere un punto di partenza necessario, per un’aggregazione integrata delle funzioni, ovviamente il tutto deve avvenire senza l’eliminazione di visione politica e senza escludere l’identità territoriale del comune di riferimento.

La questione può divenire anche provinciale, regionale e nazionale, aggregando più intelligenze nelle funzioni pubbliche, si tende ad una maggiore sicurezza di scopo e ad una economia di scopo, attraverso un modello flessibile, anche se modulare mantenendo la propria autonomia dell’ente, la propria visione politica, e la propria vicinanza al cittadino.

Infatti quando parliamo di sicurezza nazionale, in un sistema fortemente digitalizzato, ormai dobbiamo tendere ad una sovranità digitale, e fare aggregazioni, di competenza, che prevedono non solo un’innovata scolarizzazione digitale, ma un rinnovato modello di approccio sistemico istituzionale, sia nel macro sistema, che nel micro, al fine di orientare la sicurezza verso la reale digitalizzazione del sistema Paese, per progettare una nazione di individui, protetti e consapevoli del cambiamento in corso.

La gestione della sovranità in uno Stato moderno, non è più perimetrata alla semplice gestione dell’incidente informatico, ma assume un dominio su scala globale, ed è evidente il passaggio dalle economie di scala, volte alla concentrazione sulla massa critica, o scelta di bilancio ordinaria, alla economia di scopo e di sicurezza nazionale, al fine di sviluppare e coordinare poli territori e poli sicurezze eliminando le poli- crisi, avvicinandoci a decisioni e scelte qualificate.

La proattività deve essere fortemente predittiva, e l’economista o director manager deve statisticamente preventivare e coordinarsi con il settore di informatizzazione digitale ad ogni livello istituzionale, una filiera necessaria a volte integrata con l’IA per una geopolitica di scopo, leva di una strategica visione del territorio.

Bisogna attuare un cambiamento culturale, capace di integrare innovazione, formazione e una consapevolezza di quelli che sono i rischi cibernetici, per attuare una geopolitica basata sulla sicurezza che guarda ad un futuro di benessere nell’ambito ambientale, nella sostenibilità, per una transizione digitale svolta a trecento sessanta gradi in ogni ambito istituzionale.

Il marketing territoriale per una offerta orientata ad un turismo di qualità, ad esempio deve innescarsi in una sorta di circolarità economica, di benessere e di sicurezza, un circolo virtuoso, dove le aziende e i cittadini o meglio le famiglie oggetto di impegno e di interesse, implementano socialmente l’economia del territorio e consentono al comune di riferimento di rinvestire in totale sicurezza, e ciò può avvenire con una nuova cultura amministrativa del territorio, comunale, comprensoriale, regionale, applicando nuovi investimenti ridisegnando il compito amministrativo, secondo un innovato pilastro di formazione digitale, che faciliti e garantisca sicurezza per una corretta transizione digitale, nei plessi scolastici, nella casa comunale e così via.

Perché la sicurezza e il futuro dei nostri territori, non dipende solo dai fondi di coesione, ma dalla loro gestione e applicazione digitale, migliorando la collaborazione tra pubblico, privato, rendendo il cambiamento possibile, per una sfida da terzo millennio, per una sfida da terzo paradigma finanziario e digitale, dove il cambio di paradigma non sia solo capitalistico ma anche territoriale per il benessere della comunità economica collettiva.

 E se le vere trasformazioni iniziano dal basso, è anche dalla scuola che dobbiamo partire, plasmando le nuove generazioni, rendendole complici consapevoli del loro futuro, la matematica, l’informatica, e il digitale, come in Cina, Russia, Israele e America dove in questo ambito, investono nell’istruzione. Anche l’Italia deve fare un passo notevole di cambiamento, per una sovranità digitale volta alla sicurezza cibernetica dei propri dati, affrontando un raccordo tra istituzioni, scuole, imprese pubbliche e private, difesa e ricerca.

La resilienza del PNRR non basta se resta nominale, e finanziaria bisogna costruire fiducia per un sistema territoriale e ambientale che parte dal basso. La decisione è nella nostra visione politica e nella volontà di renderla reale.  

Ma la verità è che la sovranità digitale si sta trasferendo in una sovranità di transizione, stiamo acquistando sicurezza ed efficienza ad un prezzo altissimo, infatti, paradossalmente ci affidiamo a strutture difensive gestite da Elon Mask e da PALANTIR, abdicando da una autonomia strategica ed affidandoci ad una azione senza etica, relegata ad algoritmi di piattaforma.

Piattaforme digitali, che producono non solo rendite digitali, ma anche strategie digitali, implementato laboratori di crisi belliche inaspettati e insospettabili, come l’Ucraina, che viaggia verso una flessibilità tecnologica, inusuale, una utility che si incentra sull’IA.         

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".