• 10 Maggio 2026
Editoriale

La guerra intrapresa dagli Stati Uniti verso l’Iran a seguito dell’attacco israeliano, pur considerata una guerra preventiva potrebbe preannunciarsi come una guerra di logoramento, perché gli iraniani si sono preparati a questo conflitto e supportano una strategia molto efficace volta a logorare gli USA, e l’economia globale, infatti stanno attaccando tutte le basi statunitensi posizionate presso i paesi medio orientali limitrofi e hanno bloccato lo stretto di Hormuz, gli impianti di desalinizzazione che rappresentano il cuore vitale di queste nazioni, che non hanno una fornitura di acqua dolce, così gli iraniani stanno puntando ad un sistema di minacce del mercato dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti, Del Qatar, del Kuwait e Bahrein cercando di demonizzare gli Stati del Golfo Persico fulcro e volano dell’economia americana. Poiché essi vendono petrolio e gas attraverso il sistema dollaro, e fonte di riciclo dei petrodollari attraverso il mercato finanziario prevalentemente. americano. Un’oppressione, logistica, che indurrebbe o ad un’escalation o ad una ritirata clamorosa.

Una strategia di tutto rispetto, proprio al momento che l’economia americana è sostenuta da investimenti finanziari centrati sull’ AI, nei data center informatici, provenienti dagli Stati del Golfo, che non si trovano nella condizione di vendere petrolio e non possono circolarmente finanziare investimenti precipui in merito,  e determinerà un crisi finanziaria rilevante, e con essa imploderanno Paesi con schema americano, e pertanto la corsa impone un freno e la missione iraniana deve finire prima che il sistema esplodi.

Una premessa doverosa, apparentemente semplicistica, l’esercito americano sebbene all’avanguardia per combattere una guerra moderna, essa ha costi elevatissimi anche per arginare l’implosione finanziaria, e la muscolarità esposta da Trump resta una narcisistica esposizione, fatta di forza verbale e di costrizione commerciale per l’Occidente. Nonostante gli acquisti Mllionari preventivati e orientati dai figli di Tramp e dai suoi più stretti collaboratori di governo.

La tecnologia sofisticata degli Stati Uniti d’America costa molti dollari al sistema americano che devono essere riciclati dal Medio Oriente, ergo l’asimmetria di questo sistema è evidente, bombardare con missili costosissimi non è una possibilità sostenibile nel lungo termine.

L’invincibilità non è un eufemismo, e l’egemonia americana rischia di vacillare con un tonfo assolutamente trainante una crisi globale.

Tuttavia, è da considerare che l’attacco all’Iran non si può arginare in termini regionali, non solo per la risposta iraniana che ha inteso colpire molteplici Paesi del Golfo, dove vi sono presenti le basi statunitensi, un’area strategicamente importante per l’economia globale. Infatti, da questi Paesi proviene il 20% delle forniture mondiali di petrolio e gas. Quindi, le conseguenze saranno devastanti per l’economia mondiale, e se la guerra continuasse anche per solo alcune settimane le conseguenze energetiche globali ascriverebbero perdite enormi. E i prezzi del petrolio subirebbero un’impennata ascrivibile sui 150 dollari a barile, e oltre, il gas potrebbe raggiungere i 40 dollari per milione di BTU, rincari che si riverbereranno sul Pil di molti Paesi evidenziando una carenza di materie prime, nonostante il soccorso delle risorse accumulate dall’Iea.

Infatti, il traffico marittimo dello Stretto di Hormuz è del tutto paralizzato e il commercio mondiale ne sta risentendo, e tutti i proseliti di Trump e dell’Europa non basteranno per convincere gli armatori e le navi a ripartire.

Una conseguenza assurda sulle esportazioni e i mercati internazionali stanno reagendo, come i mercati reali dove i consumatori di benzina e gas incominciano a sentire le prime avvisaglie di rincaro, per ora molto speculativa, anticipando un’inflazione molto amministrata.

Un’economia in crisi sia in termini reali che finanziari, infatti i fondi di investimenti dei Paesi del Golfo, ovvero un asset di 3.2 trilioni di dollari che potrebbe avere effetti collaterali pesantissimi sui mercati finanziari globali.

Lo scenario è assolutamente chiaro un conflitto militare nel Medio Oriente, che rischia di trasformarsi in un rischio sistemico finanziario ed economico che può colpire tutti i Paesi che importano energia e di fatto la loro stabilità dipende dai mercati globali.

Quindi è evidente che la strategia iraniana punta non solo a colpire e attaccare gli obiettivi militari del Golfo sia americani e non solo, ma al contempo creare una pressione economico finanziaria politica che indurrà in difficoltà l’asset globale, al fine che sia fatta pressione sugli stati Uniti per fermare preventivamente il conflitto. Un conflitto che non porterà benessere a nessuno.

Mentre Trump pur consapevole che la crisi  bellica sta giungendo al fallimento, cerca una sacralizzazione, con una psicosi quasi maniacale, cercando con una sorta di benedizione religiosa per andare avanti, per giustificarsi agli occhi dell’America e del mondo che nonostante la violazione del diritto internazionale, la giustizia divina potrebbe essere dalla sua parte, e come percorrere una forma di nichilismo assoluto, o nichilismo politico che cerca di forzare il sistema dei valori abiurati da un comportamento disfattista.

Infatti Nietzsche sosteneva, che quando il potere ti convince e si autoconvince che nulla ha senso e nulla può cambiare è allora che” per condizione storica i principi che  sostenevano la collettività, i sistemi di valori sociali perdono di credibilità”, e il nichilismo si diffonde, e il potere cerca con una sovraesposizione mediatica che ciò, che non ha senso può cambiare in assoluto con l’intervento soprannaturale, siamo al paradosso moderno, nel mezzo di una smaterializzazione del valore della vita, e una decontestualizzazione della spiritualità. Questa è, una mancanza di legittimazione del potere, funzionale ad una distorsione del valore della collettività, al fine di indurre il mondo a sostenere l’inverosimile e a credere all’impossibile.

Ormai siamo sedati da cicli continui di crisi, da uno strapotere energetico, finanziario, dove si simula la negazione della crisi climatica e si favoriscono le crisi belliche, inducendoci a sostenere una salvazione planetaria per una pace duratura. Tuttavia, il Regime Change tanto preventivato rischia di non sortire l’effetto previsto, e il popolo iraniano potrebbe restare stretto in una morsa teocratica più fratricida della prima. E il nuovo ordine mondiale potrebbe soccombere in una sorta di vuoto politico, di vuoto di valori, rafforzato da crisi globali sempre più frequenti che spiazzano le civiltà e le distruggono la loro identità.

Quando le religioni sono anacronistiche al benessere dei popoli e funzionali solo al potere, si innescano meccanismi perversi che disorientano e non disciplinano un nuovo ordine globale tanto decantato da Trump.

La perdita di valori sussiste e si aggrappa a promesse di cambiamento che non avverranno foriere di costi collettivi e sociali elevati, generate da promesse democratiche insostenibili. E se il vecchio sistema economico finanziario muore e il nuovo non può nascere a causa di una dissacrante crisi è inutile non accorgersi che lo stesso capitalismo storico si sta accorgendo del suo fallimento, delle insicurezze economiche che verranno, della sua impossibilità eterna.               

 Anche Putin tende energeticamente la mano all’Europa per stabilizzare il mercato energetico dopo la telefonata con Trump, e tutti cercano di fare una marea di soldi o spuntare una convenienza tangibile, che si chiami Ucraina o qualsivoglia interesse, ma attualmente gli investitori sono concentrati sullo stretto di Hormuz, tutti preoccupati per le catene di approvvigionamento globale, e mantenere una mentalità finanziaria solida non è facile vista la volatilità dei mercati, e diversificare resta oggi comunque un rischio, per l’incertezza geopolitica che si trasmette ovunque.

Le illusioni europee infrante dal modus di operare di Trump scoprono che la sicurezza non si delega, e senza l’ombrello americano l’Europa è allo sbando, non avendo una leadership opportuna e capace, ma forse da questo shock, potrà rinascere un Europa più consapevole e più adulta, perché la crudeltà messa in capo potrebbe mostrare una pedagogia storica e costringere le nazioni europee ad imparare dai propri errori. Infatti, convinti che gli schemi convenzionali bellici si fossero estinti, e che gli Stati uniti in qualsiasi situazione avessero garantito la sicurezza europea, oggi il peso degli eventi ci spinge ad una propria tutela, bisogna ripristinare una propria deterrenza, una propria difesa geografica e territoriale, e dotarsi di armamenti all’avanguardia con finalità strategiche e logistiche sicure.

Memori in quanto europei che la storia non è finita e che il garantismo americano non è perpetuo bisogna rimpinguare e ricostruire le nostre difese, sia finanziare che belliche, oltre che energetiche.

Ora sarà una scelta politica al di là del trumpismo creare una protezione sostenibile dell’Europa, indipendentemente dal welfare, o univocamente con esso, bisogna puntare ad una strategia concreta dal punto di vista energetico al di là del green Deal, diventare adulti europei, capaci di sostenere non solo la cooperazione e il mercato unico, ma andando oltre una politica di integrazione sociale, si deve concretizzare una maturazione che non sia solo dialettica ma principalmente il coraggio di essere europei attraverso un Europa capace di fronteggiare le crisi, la lezio magistralis che ci ha dato Trump indirettamente non sarà ripetibile se non ne cogliamo il senso, mentre gli iraniani si difendono senza tregua.

Per decenni l’Europa si è concessa il lusso del benessere dell’inerzia forti dei nostri progenitori e che la storia non si ripete, oggi i leaders mondiali con le loro posizioni strategiche ci ricordano e mettono a nudo le nostre fragilità.       

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".