• 10 Maggio 2026
Editoriale

Ormai l’occidente è diviso, dilaniato, tra l’essere pacifisti o l’essere difensori di una morale decadente e obsoleta, dove si pone al centro un moralismo destrutturato, basato sulla critica al pluralismo e all’inclusività che hanno permesso nell’ultimo millennio il sorgere di comunità improntate sul fiorire di civiltà, Stato quanto Nazioni. Ma ora la spinta disarmante al riarmo dell’Occidente ripropone una rivisitazione della cultura imperante e impone un supporto morale della difesa degli Stati e dell’intelligenza Artificiale ad essa applicata, al fine di contrapporre alla spiritualità cristiana un’antitesi che sicuramente ha il sapore di un anticristo, deterrenza e leva di un riarmo post tecnologico.

Pur tuttavia, si cerca di contrapporre a questo incedere, un nuovo universalismo per salvare l’Occidente, nella sua interezza, cercando di tutelare la condivisione umanitaria e l’idea di un umanità condivisa, altrimenti l’Occidente sembra essere destinato a soccombere sotto il peso ideologico delle identità, dei particolarismi etnico -identitari, che riducono e influiscono sulle sovranità degli Stati e sui limiti delle nazioni democratiche, confinandolo a dei fallimenti storici inequivocabili, e hanno eroso la possibilità di popoli di ristrutturarsi e risorgere ad una vita rilevante sull’esattezza dello spirito e sui suoi fondamenti da perseguire.

La frammentazione dei popoli e il loro senso di appartenenza, polarizza l’attenzione, sui conflitti, identitari, politici, economici, energetici, dimentichi dell’idea illuminista di un umanità, spersa verso una deriva non più teorica ma rigorosamente concreta, alter ego  di muri conflittuali,  di narrazioni che impediscono il confronto politico tra popoli di diversa etnia, in un Occidente attraversato da una crisi profonda, implementata da diversità antiliberali, occidentalizzate al fine di discriminare popoli e razziare energia a buon mercato. Un sistema ordoliberale originatosi, dalla frammentazione di sviluppo identitario, dove la storia ha reso possibile divergenze non solo etniche ma anche economiche incentrate, su teocrazie e totalitarismi, ancora supponenti e disarmati dal Secondo conflitto mondiale, ma mai integrati in una condivisione umana, dove i popoli si siano potuti riabbracciare in un’unica visione di benessere politico ed economico.

 Viviamo il rischio apocalittico dove l’identità, l’appartenenza, sostituisca la morale universale e lo frapponga ad un orizzonte degli eventi irreversibile della storia, infatti, l’annientare o il giustificarsi con proseliti di buona politica è diabolico, perché errare nel percorso storico ci ha insegnato il senso di umanità ma perseverare negli errori ci dichiara quanto questo sia disumano, generante una filosofia di vita dell’anticristo, dove il profitto, in particolare, oggi, quello finanziario sia maggiormente al disopra delle sofferenze dei popoli , nel perpetuare le loro divisioni, in un Occidente che si sta allargando al mondo arabo e asiatico, in un crocevia di culture distinte ma protese al pacifismo mondiale e alla secolarizzazione del cristianesimo.

Invocare l’universalismo, come fa il filosofo israeliano-americano, Omri Boehm, non è ipocrisia conclamata, ma l’estensione dell’universalità per far dominare l’uguaglianza e la dignità dei popoli, ma purtroppo il falso universalismo imperversa, mascherato dagli interessi globali e dagli interessi sovrani di alcuni Stati, di alcune potenze, perché come diceva Kant la dignità umana o la sovranità di uno Stato, e lo status di individuale o collettivo, esigono rispetto. Il rispetto è l’antitesi di ogni agire, di ogni diritto, è il fondamento della civiltà, ed obbedire diviene antigiuridico.

Infatti, la polarizzazione degli investimenti nel riarmo globale pone l’accento, in una forma di disequilibrio universale, destabilizzando il globalismo crescente e forzando e alzando muri contro altri popoli incapaci forse di proteggersi. L’abbattimento di culture popolari definite dannose diviene la sintesi antisistema americano sotto il potere trumpiano, parte integrante del manifesto esplicitato in 22 punti trafitto dalla visione del Ceo Alex Karp, del colosso Tech PALANTIR, (fondato da Thel Palantir, filosofo e giurista promotore dell’Anticristo finanziario, promosso anche in Italia in un convegno a porte chiuse), con il quale si mobilita la Silicon Valley ad armare gli Usa attraverso un uso sconfinato dell’IA, scopo e guida la salvezza dell’anima americana. Una dottrina identitaria e anti-etnica che diviene la bibbia per oltre venti milioni di lettori, un’anti universalizzazione della condivisione della pace, una reale divisione dell’Occidente, dove si propone una rilettura tra il rapporto aziendale tra sviluppo tecnologico, potere e benessere delle società influenzate o subordinate.

Tuttavia, sebbene l’innovazione, non debba restare confinata al mero uso quotidiano, ma debba trovare un’incidenza sulla sicurezza dei popoli, oltremodo non dovrebbe analogamente involvere la crescita di questi, vedi la crisi di Gaza e la crisi iraniana, infierendo nella loro crescita e influenzando gli assets geopolitici globali. Infatti, i cambi di regime andrebbero ripristinati con diplomazia e mai con estremo ritardo aspettando che le tirannie, solchino gli animi dei popoli devastandoli. L’incuria dell’Occidente ha assunto in questo secolo incresciose miopie, sviluppando solo ed esclusivamente conflitti e crisi per lo più assunte dagli americani con l’intento di esportare la loro democrazia che per   definizione si limita a generare rovesci di potere, spostando l’asse dell’epicentro di comando.

PALANTIR Technologies si arroga in qualità di azienda federale il diritto di emendare in 22 punti una dottrina discutibile, senza filtri ne mediazioni, dove dovrebbe andare il mondo secondo la sua visione tecnologica, con un’influenza dominata dalla tech americana, e da sostenitori come J.D. Vance e Donald Trump. L’ebraismo diffusosi in questi meandri filosofici del potere americano, assume toni eterodossi, un misto di progressismo, molto muscolare, che inneggia ad una ristrutturazione di un conservatorismo arcaico, dove il dovere morale si definisce verso lo Stato come una difesa nazionale imprescindibile, dove la crescita impone servilismo e nazionalismo, e l’élite sovrasta ciò chiedendo non solo dovere civile, e ingenti contratti militari, ma anche una severa distruzione del mondo creato da Steven Jobs, sebbene fu l’iniziatore del post tecnologico.

Ma l’intelligenza artificiale, fonte di profitti finanziari, può generare vantaggi strategici, in ambito logistico e militare e nell’ambito dell’immigrazione, l’enormità di dati acquisiti, antecedentemente espone il colosso alla possibilità di fluttuare nella globalizzazione devastandola con l’insorgenza di un’idea anti-ideologica a carattere pubblico. Si propone Karp di ribaltare i ruoli geopolitici, imposti dopo il Secondo conflitto mondiale, ritenuti eccessivi, derivanti da forme di pacifismo edulcorato da un sistema inetto, correttivo di sé stesso, sprofondato in una vulnerabilità pericolosa, suffragato da una ideologia istituzionalizzata.

Certamente PALANTIR oltre alla nuova dottrina conclamata a Roma vicino la città del Vaticano da Thel, il suo fondatore storico, non lascia dubbi sul voler diffondere l’indifendibile, alla ricerca anche di nuovi mercati, per spezzare l’asse di un universalismo umano, ormai definito esecrato. L’attacco esplicitato al pluralismo delle culture diffondendo la gerarchia delle culture è un’opposizione all’inclusività, un’opposizione al benessere generale dei popoli e della loro autodeterminazione, siamo alle soglie di criteri di allarme degli algoritmi, una presa di potere dell’IA, un’infiltrazione nello Stato Nazione, dissolvendo non solo apparentemente il confine tra mercato tech e difesa, il confine tra civiltà e potere.

Non saremo mai più liberi, mai più pensanti, mai più democraticamente illusi, ma subordinati ad un’economia di Stato dove il software regnerà sul hard power, in una visione complessa di potere conflittuale tra il bene e il male, tra il profitto e il benessere dei popoli. Concettualmente l’economia non ha mai avuto una morale, ma che si raggiungesse, l’apice dell’antiglobalizzazione sottoponendoci ad una forma aberrante di essa dove l’anticristo visibilmente si mimetizza nel bene e nella sua massima diffusione, dove tutte le menti eccelse sono a disposizione, non lo avrei mai pensato.           

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".