In sintesi possiamo dire che oggi l’Europa non rispecchia più le logiche economiche-politiche Americane, nasce con un progetto molto distante dalle attuali performance strutturali geopolitiche appartenenti all’attuale visione di Trump, sebbene finora i commissari europei si sono avvalsi dell’UE come elemento di leva per rimodellare la globalizzazione finanziaria, partendo dalla creazione di un sistema monetario ordoliberale, che sembra sgretolarsi difronte alle nuove logiche espansionistiche e commerciali trumpiane.
Trump punta ad un nuovo modello ad un nuovo ordine organizzato, che non contempla la vecchia Europa, quanto meno l’Unione costituita dagli attuali politici, della Francia, della Germania, Spagna, rappresentativi di una sinistra che si indispone difronte ai diktat e alle pretese trumpiane, mal intenzionati a piegarsi al volere Atlantico. L’Europa si pone, dunque, come un’organizzazione frammentata, costruita su una governance finanziaria, speculare e speculativa che formalmente si contrappone alla Casa Bianca, pur di non spezzarsi nel suo fulcro centrale.
Tuttavia, una parte dominante la gioca anche la globalizzazione finanziaria che sottopone la nuova amministrazione trumpiana a scelte monetarie diverse dal passato. Certamente Trump sta dicendo a chiare lettere, portando avanti una narrativa di visione lontano dalla Von Der Lyen e dagli altri membri della commissione, che non si riconosce più in UE simile, che finora lo ha combattuto, ed osteggiato. Sostenendo motivazioni che sono sicuramente di carattere personale ma che lo spingono ad agire per mutare lo scenario internazionale estero, performando una dimensione di assoluto cambiamento, infatti, mentre nel passato l’America subordinava in termini di aiuto, le democrazie di mezzo continente senza oggettivamente palesarsi, Trump non si nasconde e non nasconde il suo dissenso e il suo orientamento politico ed economico, e lo fa anche senza cedere a ricatti di alcun genere.
La Ue così composta non corrisponde alla sua visione del mondo, infatti, Trump esplicita un messaggio molto forte: l’Europa pur potendo restare un caposaldo della strategia americana, si deve comunque difendere l’estremo nord occidentale del mondo da manipolazioni commerciali cinesi ma anche da abusi di controllo militare sia cinese che russo, e dichiara apertamente che in questa programmazione strategico difensiva include anche il vecchio continente europeo, il quale però deve avvalersi di altri leaders, innovativi e più assolutamente conservatori, affinché la democrazia proclamata dalle istituzioni di governo nazionali tornino ad essere reali, lontane dalle logiche imbevute di un progressismo sovranazionale forviante e irrilevante per il futuro del mondo.
In altre parole Trump vuol piegare la globalizzazione finanziaria ad un suo preciso progetto, che si allontana dalle logiche sovranazionali europee, divergenti sia dalla postura della BCE, quanto quella della Fed, impone una visione che si allontana dal diritto internazionale per ricostituirne uno innovato e più confacente alla sua visione espansionistica, narrata senza filtri, e prossima ad un nuovo ordine dove vuol riprogrammare l’economia partendo dall’interno dell’America, eliminando la corruzione a cui è esposta ad ogni livello di istituzione ed in particolare di istituzione finanziaria, gettando similmente uno sguardo alle logiche elitarie lobbiste europee.
In altre parole, vuole che la vecchia Europa decada che sopraggiungano nuovi leaders al fine di creare una postura più vicina ai valori conservatori, più libera e più aderente ai principi delle costituzioni democratiche moderne, senza discostarsi dal profondere un principio di libertà più equo per tutti i popoli. Ma sono i suoi metodi ad essere messi in discussione o i suoi fini? Metodi che dominano tutti gli asset finora costituiti sia nelle regole che fuori dalle regole.
Anche il Presidente Meloni viene considerata dalla sinistra una mina non perfettamente allineata con gli asset europei ecco perché molto osteggiata anche quando la sua diplomazia pone l’Italia al centro dello scacchiere mondiale e in perfetto equilibrio a livello internazionale con le politiche di dimensione esterna.
Ma l’UE si pone in questa narrazione trumpiana con una contradditoria visione esistenziale, perché finora avendo beneficiato del sostegno americano e venendole a mancare diviene psicodrammatica la logica da seguire. Gli attuali leaders non hanno la forza per resistere a questa pressione tattica, fatta di minacce poderose in termini sia commerciali, bellici, e geopolitici dove tutto viene messo in discussione secondo un programma elettorale, quello trumpiano, che nessun leaders europeo ha analizzato e considerato realmente, nel mentre, tutti si puntava alla vittoria di Trump come cambiamento, ignoravano che fra le pieghe del suo programma si evincessero punti di grande portata tattica, come i dazi protezionistici, il riscatto storico della Groenlandia, l’annessione del canale di Panama, e così via dicendo senza dimenticare della sua particolare politica sociale che oggi sembra molto più a sinistra del nuovo sindaco di New York, Mandami, nonostante le repressioni dell’ICE a Minneapolis e dintorni, e sottrarre le uscite di capitale destinate all’immigrazione verso i paradisi fiscali dei democratici.
Un vero imprenditore della politica? Trump, punta molto in alto per giungere a soluzioni reali, precostituite dagli Stati Uniti e dalla sua precedente amministrazione, volte ad eliminare i paradossi della globalizzazione senza attenderne i naturali processi, una fuga dalla realtà ma con una spinta di processo immane, senza chiedere permesso a nessuno imponendosi in maniera totalitaria e totalizzante, cancellando la presenza degli Stati Uniti, dall’OMS, a breve dall’ONU, e molte altre istituzioni internazionali, defilandosi dalla Nato reclinando le sue responsabilità monetarie e spingendo tutti a farsi carico delle proprie.
Una posizione globale, antiglobale quella di Trump dove il fulcro della sua politica anche monetaria parla chiaro, sostituire il dollaro con l’oro, e puntare alla valorizzazione dei Bitcoin o criptovalute al fine di rinverdire, il suo debito pubblico e arginare lo Yaun cinese. Tuttavia, il ribaltone in corso chiama a delle attenzioni belliche che molto si prestano a schemi globali finanziari, dove le lobby monetarie dell’azionariato finanziario, spingono verso un mondo che non si accorge che le banche sono coinvolte in tale processo. La guerra resta il male necessario per l’élite bancaria che poggia su una montagna di soldi bancari non sono più suffragati dai conti patrimoniali, che non riesce ad onorare i propri correntisti, che cercano moneta reale.
Ormai le banche lontane dai principi di Basilea, non possono più giustificarsi con la pandemia, essendo essa stessa improponibile, o con il cambiamento climatico che la stessa Europa sta rinnegando per favorire un’industrializzazione free e competitiva rispetto a quella cinese sostenibile, allora l’unica azione rifugio resta la guerra, e il commercio delle armi a prescindere dalla poderosa digitalizzazione per la cyber sicurezza. Pertanto, l’operazione di vertice bancario, derivante dalla Bce, sarà catastrofica verso i conti correnti degli utenti, che perderanno la proprietà reale dei soldi in deposito, ovvero del capitale che sarà accorpato agli investimenti finanziari necessari per impostare altre crisi. Utopia?
Una forma di corruzione legalizzata, o di imposizione statutaria a cui non possiamo ribellarci, ovviamente, essere dalla parte giusta della storia, implicherà ad un governo di destra di proteggerci da ogni invasione di campo, di evitare che questa minaccia finanziaria sia superata con una scelta di politica estera precipua che ci possa tutelare in ogni caso. Come?
La vera domanda da porsi non è come è perché Trump si pone contro l’Europa, ma bisogna comprendere le azioni anche amministrative e di bilancio che il Presidente americano pone in essere, per esempio ha firmato un bilancio di 1.2 trilioni di dollari creando un sostegno finanziario comunque a garanzia della politica interna americana, per rassicurare tutti anche gli scettici, o quelli che si discostano dalla suo metodo, perché l’attuazione della politica fiscale è pur sempre la base di fiducia dell’economia, e finché il bilancio viene eseguito senza intoppi, i capitali affluiranno verso i settori chiave, e affluirà la fiducia degli investitori esteri, delle imprese interne e dei consumatori primari. Un sistema di profonda resilienza verso il mercato finanziario, reclinando una solidità dei dati e una percezione profonda del sistema statunitense, in modo da dare una spinta duratura all’economia americana. A prescindere dall’onnipotenza israeliana.
Inoltre, intende l’economia americana attraverso i tagli previsti dei tassi di interessi preannunciati dalla Fed, di mantenere un controllo graduale, dell’economia, e non perdere il controllo del mercato interno, preannunciando uno scenario ideale, in grado di contrapporsi al sistema globale. Infatti, con la proroga del programma di commercio esente da dazi, con l’Africa AGOA crea un vantaggio per l’economia statunitense, favorendo il commercio bilaterale e l’ottimizzazione delle catene di approvvigionamento globali che finirà per aumentare gli utili delle imprese USA e l’andamento delle azioni. Queste riflessioni o considerazioni pongono in evidenza che Trump si espone con attenzione ad assumere drammatizzazioni verso il vecchio continente europeo, e che il suo atteggiamento è per favorire l’economia americana e al contempo per svegliare quella europea troppo assopita da una resilienza sovranista anche di mercato finanziario.
L’eurozona risponde in maniera diversificata a queste sollecitazioni, e gli episodi interni non fanno testo per ogni Stato membro, ma vincono solo le logiche economiche solide e i processi dei mercati finanziari, infatti, l’Italia emettendo la seconda tranche di obbligazioni sindacate del 2026, raccogliendo ben 14 miliardi di euro, mostra l’alto livello di attenzione verso questa operazione degli utenti dei mercati, e la profonda fiducia che resta forte nei confronti del sistema Italia. Il sistema finanziario dell’Europa ovviamente migliora, sperando che la Bce non procede con aumento dei tassi, determinando una stabilità dell’inflazione e delle imprese, come vediamo le logiche folli di Trump sono elementi di spinta a fare meglio nel mercato globale e non rappresentano una rottura con il sistema eurozona ma un confronto finanziario dinamico.
La stabilità europea è la migliore delle risposte all’incertezza dei metodi di Trump che una certa area giornalistica sollecita, gridando al lupo, le emozioni di mercato rispecchiano la solidità dei mercati e la stabilità macroeconomica generale, e si va verso un’integrazione di politiche che spingono verso questo orientamento, che giustifica una stabilità di mercato e una solidità del sistema finanziario anche se si preannunciano bolle di esplosione finanziaria. Molte analisi ovviamente che si possono fare nell’imminente non riguardano il breve periodo ma il lungo, la formazione di una nuova Europa, federale, o confederale, preannunciata in termini finanziari resta comunque attualmente stabile e le contrarietà di Trump denunciano, una globalizzazione in fase di rottura in termini di visione politica ma mai in termini di mercati finanziari, che seguono una logica di economia globale di capitali e di afflussi nei vari settori, industriali, dei consumi, energetici, del petrolio, che si va rafforzando, dati alla mano e che espone una politica capitalistica in contro versione con le politiche statutarie e sovrane.
E gli accordi bilaterali sono la scintilla per ammiccare gli utenti dei mercati finanziari, che sentono fiducia difronte a simili propensioni, esempio l’accordo Stati Uniti ed India, che rafforza una aspettativa di crescita commerciale e finanziaria.
Le limitazioni vanno verso l’economia russa che con i continui attacchi all’Ucraina, diminuisce il suo assenso di fiducia finanziario, e l’incognita si evolve tra Stati uniti e Iranche fa non molto ben sperare ad una tregua piuttosto ad un’escalation, quindi, i rischi geopolitici si evolvono e si riverberano sui prezzi del mercato finanziario, da sempre, e la politica di contrasto trumpiana incide più su larga scala che a livello europeo.
La forza rialzista del mercato finanziario di fronte all’andamento globale resta solida quanto in America e in Europa nonostante i tentativi sociali di destabilizzarlo, ciò avviene anche in Italia grazie ad una politica ferma che guarda alle certezze del futuro e non fa marcia indietro sulle minacce infiltrate, ma mostra resilienza sia nella micro che nellamacroeconomia.
