• 22 Luglio 2024
Editoriale

Dopo le elezioni europee tutti si preoccupano di sapere che tipo di maggioranza o coalizione avremo, quale sarà la nuova politica economica che sarà applicata in ambito europeo, ma la vera domanda da porsi e se siamo o stiamo divenendo cittadini europei, e cosa ha reso possibile un così elevato astensionismo da essere meno partecipi alla vita politica ed economica d’Europa.

Noto è che qualsiasi individuo che sia cittadino di uno Stato membro dell’UE è automaticamente cittadino europeo, e la cittadinanza dell’UE comporta determinati diritti, riconosciuti ed enunciati nei relativi trattati dell’Unione europea, ma il diritto per eccellenza resta ed è la partecipazione diretta alle elezioni attraverso l’espressione del voto, occasione irripetibile per decidere l’orientamento politico ed economico da prendere in Europa.

Dunque, votando si esprime in assoluto, il diritto di partecipazione alle scelte che indirizzano il futuro complessivo dell’Europa, garantendo al Parlamento europeo la legittimazione necessaria per svolgere le proprie funzioni, inoltre, si conferisce ai deputati eletti a lavorare sulla formazione delle nuove normative, a formulare nuovi accordi commerciali, e a vigilare sulle attività sovranazionali, e sulla spesa di denaro correttamente emessa dalla Unione europea.

Le elezioni dell’8 e 9 giugno del 2024 hanno mostrato una ulteriore diminuzione dell’affluenza al voto, inferiore a quella del 2019 pari e oltre la media del50%, questa “diminutio” rasenta una modifica della coscienza di cive, che naturalmente scaturisce da una sfiducia e demotivazione dei valori che hanno permesso la creazione dell’Europa ai Padri fondatori. Dunque da un reale scollamento dell’élite politica dalla realtà sociale ed economica dell’Europa.

Una sorta di disincanto dalla politica internazionale e sovranazionale che deriva sicuramente dalle molteplici crisi e shock globali che l’intero mondo sta attraversando, e che si riverberano sulla volontà del semplice cive, utente e consumatore motivazionale delle scelte che la governance pubblica dell’eurozona è implicata ad esplicitare. Scelte troppo surreali e distanti dal sentire e il fare quotidiano, del cittadino europeo, che sicuramente subisce le maggiori diseconomie reali derivanti da una politica monetaria, per esempio, che assume spinte verticistiche e lentamente risolutive dal punto di vista inflazionistico e recessivo.

Il cittadino europeo sebbene, si sente unito nelle diversità di colture europee, si sente altresì distante dai centri di potere normativo e legislativo parlamentare, non percependone e capendone a pieno le dinamiche e le confluenze delle sovranità nazionali.

Demograficamente, l’Unione europea che copre geograficamente 4 milioni di km2, conta 448.4 milioni di abitanti, le cui dinamiche sono molteplici e gli interessi ovviamente particolari e i più disparati, ne segue che l’ottimizzazione della volontà popolare è sociologicamente un peso confluente su ciascun Stato membro, con una perequazione di sussidiarietà democratica, influente, in una con federazioni di Stati, che comunque hanno permesso notevoli cessioni di sovranità, come quella monetaria con l’istituzione dell’Euro, ma resta sempre suprema la sovranità popolare e la sua volontà decisionale che va supportata occasionalmente con una maggiore partecipazione al voto.

La libertà di circolazione dei cittadini nei paesi europei, la libertà di studiare con corsi europei ovunque in Europa, di curarsi in ogni Stato membro, lavorare in qualunque nazione usando le opportunità di offerta del mercato del lavoro dell’Unione, sono per esempio elementi di disciplina e aggregazione civica europea. Questi sostanziano un senso allo sviluppo indivisibile della Nazione Europa, che renderà il futuro del cive sempre più agevole e integrato nella realtà politica, economica, e culturale dell’Europa.

Le politiche europee confluiscono, sempre nell’intento di rendere il vivere, il lavorare e il viaggiare, nonché il commercializzare, un punto fi forza dell’Unione stessa, ponendo in rilievo dei vantaggi e a salvaguardia dei diritti dei cittadini europei.

Tuttavia, l’astensionismo resta un dato allarmante, manca una vera morfina politica che sia di buon esito per motivare i giovani, distanti dalle istanze politiche e di partito e disincantati e per nulla responsabilizzati ad una vita sociale di partecipazione e costruzione del futuro europeo, che non sia tuttavia di contestazione e di inoperosità intellettuale.

Le ragioni che ci spingono lentamente ad assumere una consapevolezza sociale, e una coscienza europea, si colgono molto più nelle dinamiche di emigrazione tra Paesi membri, per motivazioni e ragioni economiche, professionali e talvolta scelte di vita, dinamiche che hanno caratterizzato l’Unione europea rendendola laboriosa in particolar modo fino al 2023.

Per esempio, in Italia un dato esorbitante che sfiora 1.5 milioni di trasferimenti in particolare italiani che vivono in altri paesi europei, una statistica rilevante che deve indurre a riflettere, sia per lo sviluppo e la crescita della Nazione, sia per capire il sentirsi cittadini di Europa, una dinamica demografica fluttuante e convergente verso   l’idea del cambiamento.

Il fenomeno infatti, non è solo legato al declino economico generato da un sistema di governo italiano immobilizzato da governi tecnici incapaci di rispondere alle esigenze del momento, o al fluttuare dell’economia globale in bolle di recessione ed inflazione critiche, ma la vera molla di risposta ad un quesito così complesso, e che si sta profilando un’idea diversa di Europa, più vicina e rispondente alle diverse esigenze professionali, alla crescita di volontà e stili di vita disparati più corrispondenti al  cambiamento e alla crescita di una maggiore coscienza europea.

Quindi l’esito di scelte non solo economiche, ma anche emotive, affettive, di miglioramento della qualità della vita dell’individuo europeo.

Un individuo, che sta implementando la sua consapevolezza di divenire un cive europeo, certamente più consapevole, in fatti queste dinamiche fuori dalle statistiche turistiche, assumono un fenomeno sempre più complesso non solo per l’Italia ma per la stragrande maggioranza delle Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, Spagna, Francia, Grecia e non solo, ovviamente sono confluenze e dinamiche che vanno analizzate eziologicamente per non snaturarne la motivazione che ne causano l’effetto.

Il trend di crescita del fenomeno è visibile ovunque in Europa, con un aumento del 14.9%, le motivazioni di lavoro, familiari, di studio dunque riguardano fasce di età media sopra i quarant’anni, ma è tempo di spostamenti anche per gli anziani, che scelgono di godersi la pensione altrove per motivi stagionali legate alle temperature del paese di origine o semplicemente per aprire gli orizzonti.

Siamo cittadini europei, con una forte crescita e mutamento dell’identità europea, che sta divenendo sempre più una realtà, una presa di coscienza, concreta, ma meno pragmatica, infatti, se ciò è vero, inspiegabile resta il calo dell’affluenza al voto.

L’identità, il senso di appartenenza si sta evolvendo parimenti al senso della vita e dei cambiamenti di stili di vita, ma a margine difettiamo di una minore attenzione al senso della politica, che si deve attrezzare di una maggiore assertività di attenzione ai problemi da risolvere e da sottoporre a disciplina economica.

Vero è che la politica dell’Unione Europea negli ultimi anni, ha inteso allontanare la soluzione dei problemi degli europei relegandoli a soluzioni troppo ideologiche, con approcci utopistici, pregni di sacrifici economici, lontani dal vivere di chi ogni giorno deve affrontare le difficoltà del quotidiano familiare e professionale nonché aziendale.

L’Europa ha massificato le diversità ecologiche e ambientaliste riducendole a mera transizione ecologica e digitale, promuovendo un cambio di paradigma economico predittivo, distante dalla realtà, pregno di disfunzioni politiche, con retaggi incomprensibili per un’identità comunitaria che cambia velocemente, e per costi insostenibili di facciata che divengono la discarica di debiti pubblici irreversibili.  

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”. Ha in preparazione altri due saggi sull’identità e sulla politica europee.