• 12 Ottobre 2026
Editoriale

La sinistra denuncia un sistema totalitario, che non c’è, performando l’affermarsi di una deriva democratica, e così si rischia semplicemente che l’antifascismo diventi la forma più evoluta del fascismo stesso, quando si smette di accettare il confronto, si imbarbarisce il dialogo, e dichiarare l’odio che si ha nei confronti di un’idea o di una parte, si emula il suo opposto, e privare la democrazia dei suoi privilegi, lentamente crea un’altra idea che si etichetta da sola, perché sminuisce il pensiero critico, invece di unire, e divide, ostacolando la tutela delle minoranze, prima protette.

Il mondo sta uccidendo le minoranze, in ogni sua forma, se etniche le sta sottoponendo a genocidio, ad un olocausto globale, se ideologiche le trasla ad una forma inversa di religiosità che fa paura sia che si chiama islamizzazione, o evangelizzazione radicale, con rischi di impoverimento e di eliminazione delle conquiste democratiche a fatica raggiunte nell’Occidente, sia per le donne che per la parità di genere, una retrocessione fallibile, ma non impossibile, se si intende abbracciare l’indefinibile.

La rottamazione del trumpismo sulle politiche di identità di genere, sta spingendo gli Stati Uniti, ad un attacco delle politiche Woke da parte dei conservatori fortemente radicali, ed evangelisti integralisti, ma la cosa straordinariamente sorprendente è che anche Alexandria Ocasio-Cortez esponente della sinistra progressista americana denuncia la follia del woke in tutte le sue esternazioni e le sue iniziali politiche, prendendone le distanze.

Un’inversione di rotta che si sta delineando anche in Italia, dove alcuni esponenti progressisti di sinistra o presunti tali, vedi Conte, spinto da Casalino, parlano della degenerazione del Woke, proprio verso le primarie della Schlein. Un movimento silente verso il gradimento delle politiche di remigrazione europee volute sì dalla destra italiana rifomista al fine di porre una demarcazione tra immigrazione clandestina e legale, ma sospinto dall’imperversare di un islamismo politico integralista forzato che potrebbe anzi di già demonizza le donne e gli omosessuali. È noto che il termine woke si origina dall’inglese wake ”sveglio” e ha risvegliato le coscienze sulla forte consapevolezza dei problemi sociali, sulle disuguaglianze e sulle discriminazioni come il razzismo, il sessismo, e i diritti delle comunità LGBTQ+ ma ora riconosce inconsapevolmente il degrado che potrebbe avvenire in una società multietnica  e politeista a sfondo islamico con una fratellanza mussulmana imperante, e sembra fare un passo indietro, per non incorrere in una società antidemocratica.

O semplicemente per mostrare buon senso politico? la vera domanda è perché dopo anni di battaglie progressiste in tal senso improvvisamente si retrocede? Perché si avverte la minaccia di perdere il consenso politico elettorale puntando sull’integralismo politico islamico che è di fatto la negazione del Woke, traslando verso un’altra forma di religione? Ma passare da un eccesso all’altro per ripulire la politica di proselitismi estremi si scade nel paradosso.

Oppure la sinistra teme una reazione incontrollata del consenso italiano troppo accelerata verso la propaganda messa in atto dall’on. Vannacci con il programma di Futuro Nazionale?

L’on. Vannacci, si spinge verso un remarker dell’ultranazionalismo europeo in eccesso e va oltre l’ultra sovranismo, che affonda radici in un estremo di facciata, alleandosi con la famiglia politica europea dell’AfD. Infatti, secondo il massimo storico contemporaneo, nonché politologo Roger Griffin, si individua nel neo-ultranazionalismo il cuore dell’ideologia estremista rinnovata, emulazione del mito della rinascita nazionale, fondamento chiave dell’estrema destra. Futuro Nazionale, con il ritorno alle radici, vuol far rinascere la Nazione in una nuova primavera italiana, e con la restaurazione di un patriarcato mediterraneo, si lega involontariamente ad un integralismo di protezione delle donne, volendo porre modifica alla legge sull’aborto e sulle Unioni civili, e tanto altro, puntando a soluzioni economiche e di geopolitica o di dimensione esterna, focalizzate sull’exit da un Europa burocratica e corrotta, riscoprendo l’ideologia post ordoliberale e la sovranità monetaria.    

In altre parole, per acquisire consensi FN sta alzando troppo l’asticella della propaganda di partito, dice l’on. Procaccini di FdL, gettando nello sgomento milioni di elettori di sinistra, aggiungo, pur sapendo che un re woke, è parente indiretto ad una remigrazione già approvata in Europa, sostenuta dai neoconservatori riformisti.

Allora perché mettere in atto la necessità di propagandare un nuovo ordine in un sociale che a fatica vive, se le ideologie di sistema invertono la rotta? Perché è opportuno anche un re fascismo che è la negazione del fascismo non la proposizione di un fascismo di ritorno.          

Quanto sta avvenendo ha confinato il woke e la sinistra in una sorta di religione morale ed autoreferenziale che non serve, proprio adesso che vuole valorizzare l’economia per poter battere sullo stesso piano, l’attuale destra di governo, pragmatica, riformista con una leadership chiara, non con un capo di brigata o di campo largo. Se a sinistra, si continua a cercare un nemico estremo politicamente da combattere si atrofizza in un antifascismo fuorviante ed involuto forse troppo violento nei modi, nel linguaggio e anacronistico ai tempi.

Quindi meno guerra culturale, per una sinistra che non ha una visione del futuro, ma più impegno economico strutturale, più narrazione finanziaria meno woke, ma l’errore della Schlein è invocare l’élite della lobby banchiera delle armi, fino al punto di ridurre il mercato italiano ad una fusione ristretta, di azionisti americani, Intesa San Paolo e Unicredit, per sostenere la finanza Usa e non essere vicina alle classi dei lavoratori dimenticate, nel serbatoio del marxismo. Siamo dunque in piena campagna elettorale e strizzare l’occhio all’America resta conveniente.

La sinistra politica -dice Bertinotti- è un morto che cammina, e bisognerebbe sperare che se ne accorga, perché come l’araba fenice può rinascere solo dalle sue ceneri. Quindi un re woke è opportuno o fa solo tendenza?  Come un cambio di immagine? Tendenza anche questa americana, inginocchiandosi agli interessi delle lobby filoisraeliane.

 O è un’inversione di rotta? E basta. Che comunque non farà recuperare il tempo perso a copiare la sinistra americana, che a sua volta ha capito la lezione di Zohran Mamdami, il sindaco di New York, che ha conquistato il suo ruolo mettendo al centro delle sue politiche salari, affitti, immigrazione e il costo della vita. Problemi economici concreti invece di inseguire le infinite guerre culturali trasgressive, visto lo scandalo Epstein.  Culture che hanno per anni invaso gli atenei anche occidentali, e destabilizzato le industrie statunitensi che oggi prendono le distanze da questa ideologia dopo il repentino smantellamento trumpiano e il riaffermarsi di una tendenza islamofobica che lo stesso Mamdami sta aggiornando.

Ma se approfondiamo, possiamo cogliere il declino morale dell’Europa, per i flussi intensi migratori e una mancata politica di integrazione, voluti da una sinistra di prima maniera in crisi, non identificatasi con la classe operaia, naufraga nelle risorse islamiche, di un islam sempre più ricco ma anche sempre più invasivo demograficamente e islamofobico. Ciò mette in luce una deriva socio-comunitaria europea, intaccata culturalmente nella sua identità, politica, economica e infine religiosa, e a sinistra si slitta dalla religione woke a quella islamica, dopo le culture post europee, a causa del depotenziamento culturale del cristianesimo, esiliato dall’istruzione scolastica, e ridimensionato a turismo religioso, verso un tramonto senza ritorno. Un’ Europa, volta esclusivamente ed inclusivamente verso una commercializzazione delle diversità fatte di tradizioni, artigianali e rurali. Infatti, la Margaret Tacher, distrusse l’idea degli Stati Uniti D’Europa, ritenendola una falsa politica che solo una certa élite vorrebbe assegnare ad un Europa impreparata e divisa.

Ergo recuperarne l’autenticità e l’essenza richiede un’inversione di rotta anche ideologica, senza demonizzare le minoranze e i loro diritti acquisiti, anzi tutelando la loro esistenza in un forte senso di protezione post ideologico concreto, perché è fondamentale che in uno Stato di diritto, costituzionalmente garantito come è per l’Italia, nessun cittadino italiano sia lasciato indietro, nel pieno rispetto della legalità legislativa.

Ogni diritto acquisito va migliorato e riconosciuto, per la tutela dell’inclusività di tutti i cittadini.

Ben che mai l’Europa sia soppiantata da sistemi di valori diametralmente opposte alla sua identità di Nazione, in una sovranità dove l’ultra sovranismo, e ultranazionalismo, dirige verso un paradigma forviante, e dove l’antifascismo non si diriga a sua volta verso forme fasciste, che siano post europee, scevre di una distruzione e cooperativista e federale che verrà. Parliamo di estremismi tanto a sinistra quanto a all’estrema destra che non fanno bene ad una rinascita dell’Europa.

Certamente l’Europa, oggi, proprio nell’aura del suo massimo successo politico ed economico, senza teorizzare, sembra svuotata, smarrita nella sua concretezza, persa in un vortice di rivalutazione ideologica, appoggiando la remigrazione, che potrebbe portare scompiglio ma anche sicurezza, là dove per diversità assunta, sicurezza non c’è, impone una crisi circolatoria, necessaria per riformattare l’identità perduta di una Nazione demograficamente distrutta. Oltre al cedimento delle forze portanti spirituali europee cristiane, sussiste il cedimento di una strana assenza di desiderio di futuro, e i figli oltre agli impedimenti economici, vengono percepiti come ostacolo alla propria libertà di affermazione individuale nell’ambito collettivo comunitario. I figli che sono il futuro vengono visti come una minaccia per il presente, visti come una limitazione non più una speranza e qui si impone il confronto con il tramonto dell’Impero romano, che tanto lustro diete all’Europa e ai suoi natali, ma che tradì senza esclusione di colpi, esaurendone la sua stessa energia vitale.

L’etica viene annullata, l’ideologia ridicolizzata, la lingua oggetto di barbarie post tecnologiche, i modi offuscati dall’assenza di essere educati, il pensiero esacerbato e sostituito dall’Intelligenza artificiale, i figli sostituiti dal piacere dei tempi moderni, e dall’eterna adolescenza propagandata da un sapere che non ha la consapevolezza del sé, in altre parole rischiamo di essere in Europa non più popoli sovrani, non più Nazione, ma solo anime alla ricerca del tempo perduto, attraverso un’istruzione aziendalizzata, paradosso di una cultura svuotata d’identità. Chi siamo e da dove veniamo non si insegna più.

Il futuro vuole nascere, e se una nazione è il luogo dove nascono persone, si suole migliorare e crescere per il bene dei figli, per la loro formazione culturale, dunque bisogna superare lo smarrimento ideologico che è in corso, per renderla un posto migliore, ridisegnare le mappe dei nostri valori partendo dai valori atemporali conservatori del passato e guardando alla centralità delle nostra Nazione Europa, dell’Italia, crocevia di popoli, ma non per questo meno consapevole dei suoi valori e delle sue gesta storiche.

Per secoli abbiamo pensato in linea retta più crescita, più consumo, più velocità di profitto, abbiamo affrontato il futuro come in una funzione lineare ma la vita è circolare, dove non si nascondono spigoli, è un insieme complesso dove tutte le persone devono trovare identità ed essere riconosciute nelle loro diversità, culturali, politiche, etniche economiche e di genere, per una perequazione umana, che ci avvicina a Dio. Solo così possiamo costruire una nazione ed esserne fieri di farne parte, dove il lavoro ed il sociale si integrano per un’identità perequativa. Non possiamo più risolvere problemi complessi senza coscienza, l’economia senza etica genera squilibri, così come la tecnologia senza umanità genera dipendenza e sopraffazione, così come la politica senza visione genera conflitto e assenza di futuro, e la spiritualità senza concretezza di diritti genera sudditanza o teocrazie imperative.

Alla base dei sistemi complessi vi sono le relazioni umane e la politica economica non deve mai dimenticarlo, perché ogni grande cambiamento nella storia dell’umanità ha inizio prima nelle coscienze e poi nelle relazioni politiche, economiche, ed etiche. La grande capacità di tenere insieme innovazione ed umanità con un’applicazione politica di visione, per cogliere circolarmente da dove veniamo e dove stiamo andando. La felicità poggia sulla pluralità e qualità delle relazioni.

Progresso e coscienza politica servono per partecipare alla rinascita del mondo senza opporsi ai cambiamenti del futuro, tenendo conto delle diversità, in corso, delle crisi, in atto, perché il futuro di certo ci sta osservando sperando nella nostra coscienza intellettiva.          

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".