Dopo il referendum siamo alle solite, in un Italia dove si propone sempre l’illusione del cambiamento per far restare sempre tutto uguale, la maggioranza si indispone ma fa le pulizie, chiedendo le dimissioni di ministri che a detta della sinistra non danno lustro alle istituzioni e rischiano, spettacolarizzando la politica , mentre nell’opposizione, tutto resta immobile, i reati di alcuni personaggi crescono non essendo depenalizzati e si consentono di non dimettersi, anzi di guadagnare il doppio stipendio, avendo mariti e mogli in carica in parlamento, dove l’aristocrazia dinastica si perpetua attraverso figure generazionali, e si ci dedica ad un entusiasmo da stadio, tanto in Tribunale a Napoli, quanto in Piazza del Popolo, a Roma, dove con fuochi di artificio si festeggia come dopo il passaggio di un Santo in processione. E senza nessuna presa di potere come con Lenin, nella rivoluzione russa, ma conclamano l’eliminazione degli avversari politici, cercando di mascherare l’avvento di una dittatura comunista in una performance di repubblica democratica assolutamente islamizzata grazie al voto, sottoposto, non solo al passaggio pecuniario, ma anche ad una rieducazione giovanile, come se non bastassero ottant’anni di stralcio di pagine di storia, per proclamare e arrogarsi l’’esclusività della resistenza di sinistra, come cultura sacra della Costituzione.
Una Costituzione che resta intoccabile, una nuova Bibbia, sebbene i padri fondatori avevano auspicato un suo miglioramento, al fine di renderla adeguata ai tempi che cambiano velocemente, mentre l’Italia del No invoca uno stop, e resta l’unico Stato europeo a viaggiare con l’unificazione delle carriere secondo il DL, del 1941 del Gerarca Dino Grandi, dunque, una deriva illiberale che non ci consentirà di cogliere il treno europeo che il Pd stesso proclama per l’Unione dei capitali e dei risparmi, secondo un assenso draghiano di politica economica fortemente ordoliberale.
Ma poco conta che la magistratura resta intoccabile, e con il triunvirato Schlein, Conte, Bonelli e chi ne ha più ne metta alle prossime primarie di piazza, i comunisti intendono conquistare il potere proprio grazie al No referendario, sicuri di promesse, ignave, di inchieste improbabili, volti a capovolgere il voto e il consenso finale, un governo a loro parere destinato a cadere con piazze islamiche, anarchiche, CGL, pro-PAL, pro Ayatollah, e Askatasuna. La sinistra vuole caos e patrocina l’insostenibile. Siamo ai festini della neo-repubblica dove il garante supremo e già pronto ad incaricare un governo di sinistra, un campo largo non ancora arato e seminato a dovere, litigioso e funesto, che incarna la paura dello spauracchio Fascista usando metodi violenti e poco democratici. Ed è proprio quando le opposizioni si alleano che ti temono, incapaci di ideologizzare da sole le masse numerose.
E le future manifestazioni ne saranno l’immagine, i giovani, oggettivamente massificati e rieducati ad una storia sempre verde, colpisce nel fondo, nello sprofondo rosso di sinistri senza remore, pronti alla conquista della Bastiglia e bruciano i simulacri di destra incapaci di ghigliottinare le proprie derive politiche.
Infatti, la sinistra come da sempre, sta già litigando per la supremazia della leadership, e sarà dura pensare semplicemente di essere governati da esemplari che Darwuin ha dimenticato nella teoria dell’evoluzionismo scientifico, portatori all’unanimità su una sola condivisione sconfiggere la Meloni, senza un programma univoco di visione sull’economia. Nel mentre il No referendario, ha effettivamente cambiato la destra? Siamo veramente ad un giro di boa e di consapevolezza che non basta una riforma per essere riformisti, ma dobbiamo portare a soluzione programmatica l’economia dei consensi, quell’economia reale e sociale che vuole semplicemente mandare i figli a scuola e non pagare i libri, non pagare le tasse universitarie e perché no avere un reddito mensile universitario che consenta di studiare in un Paese dove il potere di acquisto è eroso dal costo del carburante e dall’energia, dove ancora abbiamo un assegno sociale minimo esiguo per soli poveri e barboni?
Certamente la vittoria delle prossime politiche è tutta da combattere, a discapito delle aspettative della sinistra, quella storica che da democratici si trasformeranno in giustizialisti islamici, applicando in maniera anticostituzionale la Shaira pur di comprendere un’integrazione europea a vantaggio del consenso elettorale.
Fare il capo di governo in un Italia pervasa dal sistema trasversale non è facile, nonostante l’autorevolezza internazionale e le conquiste quotidiane esplicitate nel modello Meloni sul Piano Mattei e sulla remigrazione clandestina, e dalla approvazione del Modello Albania, ora conclamato dall’intera Europa con maggioranza di centro destra. Certamente il garantismo politico per una leadership di governo è propedeutico all’applicazione delle regole tanto giuridiche quanto economiche, e pertanto le dimissioni, non sono anacronistiche ai tempi, e nemmeno una resa etica e morale, infatti i magistrati dovrebbero al pari essere lindi deontologicamente ma anche apparire lindi, nella vita sociale e privata, e ci auspichiamo un intervento punitivo non tanto del Ministro della Giustizia, Nordio, per ovviare ad una sorta di vendetta referendaria, ma del Procuratore della Repubblica dello Stato, Gaeta, sarebbe opportuno come da legge vigente o dal Presidente del CSM, senza attendere e senza indugio.
Il pubblico decoro ha una funzione trasversale e gerarchica, è complice di una tenuta politica quanto di una morale giuridica, pertanto, governare in un sistema che presenta delle malattie, queste vanno curate tanto nell’ambito politico quando nel chi scende in tribunale per giudicarci. La credibilità nasce e si diffonde nel sistema in maniera integrata, vale per un ministro, o sottosegretario, per un giudice quanto un magistrato.
Naturalmente si può pagare il costo della credibilità ma non divenire attaccabili o meno invincibili, e quando il modo e i tempi lo richiedono bisogna sganciare le zavorre per volare verso un sistema senza macchie, volare verso i cittadini che chiedono chiarezza e attenzione alle loro esigenze ed un palazzo del potere trasparente.
Certamente gli elettori del No stanno a guardare, un bilateralismo politico che deve liberarsi di corruzioni o comunque di politici non credibili, perché chi ha votato No è sceso in difesa della propria paura del cambiamento, allora il cambiamento deve partire dalla credibilità e da una politica nell’immediato senza bonus inventati dai pentastellati, deriva di un sistema assistenzialista, ma una politica che sostiene per realmente i giovani studenti universitari al di là del merito, con assegni diretti, il nostro futuro demografico sono loro, e sono loro le risorse intelligenti, non gli immigrati, e non facciamoli andare in fuga, tratteniamoli. Il 61 % di giovani votanti hanno inteso votare per un’idea, non per politici in cui non credono.
Perché la sinistra vuol governare, ma con l’Islam, ma non sa dove prendere le coperture, una destra riformista deve riformare il sistema, partendo dal sostegno all’istruzione, le famiglie non sono in grado più di fare studiare i figli, come non sono in grado più di fargli fare sport, musica o altro, prendiamo ad esempio il Modello di sport, Assessorato Palazzo della Regione Lazio ed esportiamolo in tutta Italia, per lo sport quanto per la scuola, per la cultura, l’arte ed altro, tutti i giovani devono accedere senza sforzi economici, bravi e meno bravi.
La destra ha il dovere di orientare i giovani verso il futuro, mentre gli estremisti rossi sostenuti dalla sinistra parlamentare gli strumentalizza, per alimentare odio superando ogni limite, e le scene inquietanti che pongono in scena ad ogni manifestazione non possono più essere sottovalutate.
Perché per risolvere i problemi del welfare non è l’immigrazione la soluzione, i cui effetti paventano costi sociali altissimi, pertanto dobbiamo sostenere i nostri giovani, bandendo e risolvendo il problema migratorio così come lo stiamo affrontando senza scontri, come il Giappone e come Paesi del Nord Europa che guardano al modello Albania, e stanno riformulando i propri modelli di approccio all’economia sociale e reale, con inclusività verso i giovani.
