“A tutti i giovani raccomando:/aprite i libri con religione,/non guardateli superficialmente,/perché in essi è racchiuso/ il coraggio dei nostri padri./ E richiudeteli con dignità/quando dovete occuparvi di altre cose./Ma soprattutto amate i poeti./ Essi hanno vangato per voi la terra/ per tanti anni, non per costruirvi tombe,/o simulacri, ma altari./ Pensare che potete camminare su di noi/come su dei grandi tappeti/ e volare oltre questa triste realtà/ quotidiana.” (A tutti i giovani raccomando, da- La vita facile- Bompiani, 2001).
Così, Alda Merini si presenta ai giovani, con un messaggio volto ad evidenziare l’importanza dello studio <<nei libri è racchiuso il coraggio dei nostri padri>>, e dell’amore per i poeti che hanno <<costruito altari>>, affinché si possa andare oltre <<questa triste realtà>>, sottolinea la scrittrice.
Nel leggere la biografia di Alda Merini vengono i brividi: fonte di coraggio, soprattutto, per i giovani. La pelle si increspa, l’anima si apre al mondo delle parole incise su carta, la mente comprende il suo essere paradigma, in virtù della sua vita gremita di sofferenza morale, di alti e bassi, di entrate e uscite continui dal manicomio, di instabilità emotiva, di silenzi laceranti. Ma, anche di grandi soddisfazioni professionali.
Una scrittrice è in grado di leggere i substrati della realtà; una scrittrice non si ferma al “superficiale”, ma va alla ricerca di ciò che, apparentemente, potrebbe sembrare “superfluo”, l’eccedenza. Perché è nel “fluo” -dal latino “fluere”- cioè scorrere, che ferma il momento.
Scrivere è raccontare, ma prima di tutto è guardare, osservare la luce e il buio, la nebulosa, l’arcobaleno colorato che sorge dopo una tempesta.
Alda Merini, con la sua penna, è stata tutto ciò. Ci ha offerto costantemente una “lectio magistralis”, attraverso il suo vissuto e i suoi versi.
Celebre poetessa e scrittrice italiana, è nata a Milano il 21 marzo 1931 ed è morta il 1° novembre 2009. Il padre, Nemo Merini, era un impiegato di assicurazioni; la madre, Emilia Painelli, si dedicava alle faccende domestiche e alla famiglia.
Ella era secondogenita di tre figli. Le poche notizie riguardo la fase della sua infanzia le appuriamo, principalmente, in note autobiografiche da lei scritte. <<Ragazza sensibile e dal carattere malinconico, piuttosto isolata e poco compresa dai suoi genitori ma molto brava ai corsi elementari: … perché lo studio fu sempre una mia parte vitale>>, asserì la poetessa.
In questo breve racconto autobiografico, Alda cita i genitori: il padre fu un uomo affettuoso, colto, amorevole nei suoi confronti; le regalò un vocabolario, spiegandole le parole, in quanto attento alla sua formazione intellettuale. La madre, invece, audace, pratica, cercò di allontanarla dai libri, affinché Alda intraprendesse la strada di moglie e madre.
Dopo aver frequentato le elementari, il padre le indusse a intraprendere il percorso basato sui tre anni di avviamento al lavoro presso l’Istituto Professionale Femminile Mantegazza.
In seguito, Alda trascinata dall’ambizione, provò ad accedere al liceo ginnasio Alessandro Manzoni: un tentativo vano, in quanto non supero’ la prova di italiano.
Si dedicò allo studio della musica, in particolare del pianoforte.
A quindici anni, una sua insegnante , Silvana Rovelli, la fece conoscere ad Angelo Romano’. Quest’ ultimo ne apprezzò il talento e, a sua volta, la mise in contatto con Giacinto Spagnoletti.
Così, l’adolescente Alda Merini esordì come autrice a quindici anni.
Nel 1950, sarà proprio Giacinto Spagnoletti a pubblicare, nell’Antologia della poesia italiana contemporanea (1909-1949), alcune liriche, come “Il gobbo”, “Luce”. Apprezzata anche da Eugenio Montale, l’editore Giovanni Scheiwiller pubblicherà due poesie inedite della Merini, in “Poetesse del Novecento”.
In seguito, per alcuni anni, in virtù del lavoro, ebbe relazioni professionali con Salvatore Quasimodo.
Nel 1953 fu pubblicato dall’editore Schwarz il volume in versi intitolato “La presenza di Orfeo”, a cui seguirono le raccolte di versi, “Paura di Dio” e “Nozze romane”.
Dopo una difficile relazione con Giorgio Manganelli ,nel 1953 si celebrò il matrimonio con Ettore Carniti , sindacalista, operaio e ,poi, proprietario di svariate panetterie di Milano. Nel 1955 nacque la figlia Emanuela; al pediatra di quest’ ultima, Pietro De Pascale, dedicò “Tu sei Pietro”, una raccolta di versi. In seguito, nacque la secondogenita.
A tale altezza cronologica, iniziò per Alda Merini, dal 1962 al 1974, un periodo difficile, di silenzi costanti, vissuto all’interno del nosocomio psichiatrico “Paolo Pino”. Un periodo buio, durante il quale la scrittrice ritornerà spesso in famiglia: nasceranno Barbara e Simona, che saranno tolte alla scrittrice e affidate a delle famiglie. La sua vita, costellata dalla scrittura, dalla poeticità e dal talento fervido, fu caratterizzata anche da periodi altalenanti di salute e malattia, a causa del disturbo bipolare.
Del neuropsichiatra Enzo Gabricci, figura importante che incontrò in manicomio, ne esplicherà nel libro “Diario di una diversa” e in “Lettere al dottor G.”
Vivrà molti momenti grigi anche nell’ambito professionale, in cui si sentirà isolata e sconosciuta. Nel 2000 pubblicò per Enaudi “Superba è la notte”.
Nel 2007 grazie ad “Alda e Io, Favole”, stilato a quattro mani insieme a Sabatino Scia, favolista, ottenne il premio “Elsa Morante Ragazzi”.
Nel 2007 presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Messina, ricevette la laurea honoris causa in “Teorie della comunicazione e dei linguaggi”. In tale occasione, ella parlò del suo vissuto, così tormentato e poco lineare: una vera e proprio “lectio magistralis”.
Si faceva fotografare in tal modo: con la penna tra le dita, un quaderno sotto i gomiti e una sigaretta accesa.
Tante sono le foto di Alda, conservate e rese note al pubblico: quella che rappresenta Alda con Aldo Busi; poi un’ altra con il trio comico di attori e sceneggiatori, Aldo, Giovanni e Giacomo; con l’artista Giovanni Bonaldi.
<<Ho la sensazione di durare troppo- scrisse Alda- di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.>> (La Pazza della porta accanto).
Il 1° novembre 2009, all’età di 78 anni, la scrittrice si spense presso l’Ospedale San Paolo, lasciando una luce di vitalità tra le pagine dei suoi scritti e nell’ambito letterario. Il suo nome è inciso nella memoria dei posteri e mai potrà spegnersi il ricordo del suo vissuto tormentato, delle sue parole, del suo essere stata un’esimina poetessa e scrittrice italiana.
Quella sera, un gruppo di artisti, tra cui Ezio Pedroni, sotto l’Ospedale si unirono nel dolore per la sua scomparsa, rendendoLe omaggio. I funerali di Stato furono celebrati nel pomeriggio del 4 novembre nel Duomo di Milano.
Alda Merini, infine, ci fa incantare ed emozionare attraverso le sue meravigliose poesie e il suo esempio di donna forte e coraggiosa.
Ha fatto del dolore la sua sorgente di ispirazione; ha donato all’umanità il suo talento, la sua maternità poetica che, con grande cura, preserviamo e teniamo in vita attraverso la lettura e il ricordo.
