Il disperato grido di Diana, la bimba di diciotto mesi, morta di stenti in una settimana, abbandonata a se stessa, condannata dalla propria madre a morire nella solitaria esistenza, confinata in una stanza, nel suo lettino da campeggio senza amore, senza protezione, senza cibo, senza dignità, e’ arrivato a toccare i cuori di tutto il mondo per l’ incredibile malvagità di una madre ignobile.
Un’ atroce condanna che ha costretto una piccola innocente a scandire gli attimi della lunga agonia inflitta dalla voglia di libertà di una donna che aveva messo al mondo sua figlia senza nessuna emozione, priva di quel naturale istinto materno che porta a difendere la propria creatura, ma che in lei ha solo fatto scaturire l’esigenza di liberarsi di quella zavorra ingombrante che le impediva di nutrirsi dei piaceri di relazioni sentimentali e di serate di gran gala fra abiti da sera e limousine!
Intanto la piccola Diana diverse volte era rimasta per i weekend da sola con accanto due mini biberon uno con latte e l’altro con il the’ .
Ogni volta colei che era la mamma biologica, Alessia Pifferi, dopo il fine settimana trascorso con il maschio del momento, ritornava a casa e ritrovava la piccola spossata e affamata, con il pannolino sporco e con le lacrime agli occhi, ma viva. Così dopo averla messa alla prova tante volte,un giorno la signora Alessia ha deciso di allontanarsi per una settimana, le ha lasciato come sempre i due biberon di latte e di the’ ed e’ uscita portando con lei ben trenta vestiti da sera per trascorrere una pausa di relax per staccare dalla stanchezza da “ madre sola” separandosi volutamente dalla figlia .
L’uomo con il quale si intratteneva più volte aveva chiesto della piccola ma Alessia raccontava di una baby Sitter che aveva in custodia la bimba. Tante bugie e tante versioni,tante storie raccontate e mentre lei le raccontava, la piccola Diana piangeva disperata perché era sola, aveva fame, il pannolino era pieno di escrementi e sentiva un fastidio che faceva male e bruciava alla pelle. I biberon non avevano più nulla da farle ciucciare, tanto che dalla fame aveva provato a mangiare lo stesso pannolino. Immaginare come poteva sentirsi quella bimba, sicuramente impaurita, e’ impossibile, la notte che si alterna al giorno, in una culla ormai troppo sporca, troppo calda in una stanza dove la calura dell’estate segnava quaranta gradi all’ombra. Cosa avrà sentito Diana? Cosa avrà provato? A diciotto mesi cosa si può capire? Di certo non la malvagità che volutamente ti ha dato colei che ti ha portata alla luce! Luce? Quale luce? Per Diana nascere non è stato venire alla luce ma cadere nelle tenebre. Le stesse tenebre che l’hanno inghiottita divorando il suo esile corpicino privo di amore materno.
Ed e’ morta così, fra l’attesa di salvezza, di consolazione, di aiuto. E’ morta addormentandosi, priva di forze, senza più respiro, senza più lacrime, disidratata, affamata, con il pannolino pieno di pipì e di cacca, senza più luce negli occhi, senza speranza, senza nessuna colpa.
Diana, la bambina mai realmente vissuta come bambina.
Diana la piccola illusione che non ha mai incontrato il sorriso di una madre.
Una madre che impazzisce e perde totalmente il senno uccide i figli come una belva che sbrana i suoi cuccioli, Alessia Pifferi, con tutta la sua lucidità, ha lasciato morire lentamente sua figlia consapevole del fatto che non poteva sopravvivere una settimana senza cure, consapevole che avrebbe dovuto inventarsi delle bugie per giustificare l’assenza della piccolina, facendo credere a tutti che l’aveva lasciata in buone mani. E questa prontezza nel creare delle scuse, la freddezza nel raccontare menzogne, il non lasciare trapelare la più piccola preoccupazione per la piccina non può che appartenere ad una donna che sa bene cio’ che vuole dalla vita; la libertà nella ricerca di un grande amore. E quale amore potrebbe sostituirsi ad un amore materno?
Inaccettabile tutto! Ma inaccettabile e’ ancora più la sentenza che annulla l’ergastolo alla Pifferi e le da solo 24 anni da scontare in galera.
E’ questa la giustizia? Questa è la sentenza che merita la piccola Diana? Questa la giustizia per Diana?
Non possiamo sindacare la decisione del giudizio dato, ma possiamo non condividerlo. Un atto quotidiano la protezione verso una bimba così piccina, un atto d’amore senza compromessi, un bisogno di chiedere il rispetto verso la vita, l’esigenza di potersi fidare ancora della Giustizia.
Non permettiamo che questa storia maledetta e unica nel genere possa cadere nel silenzio di 24 anni di pena. Non permettiamo che sia finzione come la semi infermità mentale. La giustizia riconfermi giustizia! Per la piccola Diana, per l’essere persone civili e rispettose del concetto e del valore della vita.
