• 16 Gennaio 2026

Il Sacro, il Bello, l’Eterno, sintetizzati nella Natività, vista nella sua dimensione insieme metafisica ed artistica: è il senso più immediato di un Santo Natale, finalmente “ritrovato” oltre la sua dimensione consumistica e laicista.  In tempi di facile (e volgare) relativismo “ritrovare” la maternità nella sua essenza universale significa infatti andare oltre l’immediatezza della creazione artistica, per cogliere  il senso della Vita, del suo significato più profondo.

“La Natività – ha scritto Vittorio Sgarbi (Natività. Madre e Figlio nell’arte, La nave di Teseo, 2024) –  è il principio di tutto. La sua sintesi è nella immagine della Madre che tiene in braccio il Bambino: essa non mostra il potere di Dio ma la semplicità degli affetti, in Giotto come in Pietro Lorenzetti, come in Vitale da Bologna, come in Giovanni Bellini, come in Bronzino, come in Caravaggio. Maria nell’atto della maternità non è una maestà lontana, in trono, che tiene in braccio un bambino che è già divino: è semplicemente, nella maggior parte delle rappresentazioni, una mamma con il figlio. Per questo la maternità di Maria non è un tema religioso ma un tema umano. Il soggetto è semplicemente la vita”.

La Natività, finalmente “risacralizzata”,  supera i confini della “semplice” (ma universalmente riconosciuta) bellezza di un capolavoro per diventare qualcosa di diverso, di più profondo, di più umano. Come accade per l’Annunciazione e i Santi Ansano e Massima di Simone Martini (1333). O come, dall’altra parte del tempo e degli stili, nel caso delle “Due madri” (1889)  di Giovanni Segantini che non mette solo a confronto, sulla tela, la maternità dell’animale e quella di una giovane contadina, ma  racconta la naturalezza e la verginità di sentimento che il mondo moderno ha perduto.

In questo itinerario sulla Natività, scandito dall’Arte,  ci si offre una sorta di bussola,  in grado di attraversare le epoche ed insieme  i sentimenti, le passioni e le paure di una Madre, colta nella sua complessità: dolce, fisica e vulnerabile nell’atto di porgere il seno al figlio in grembo (come la mostra Ambrogio Lorenzetti, nella “Madonna del latte, 1325 ca), timida ed impaurita nell’Annunciazione di  Lorenzo Lotto (1534 ca), fiera del simbolo della maternità come appare nella “Madonna del parto” (1450-1465)  di Pier della Francesca, nell’intimità della Notte Santa con l’Adorazione dei pastori (1608) di Rubens, per arrivare all’Ottocento e al Novecento, con le opere di Previati, Segantini, Pietro Gaudenzi. Di quest’ultimo la  “Mamma con il bambino” (1920 ca), caratterizzata da un’intensa partecipazione affettiva, che ammorbidisce e umanizza,  in un’umanità semplice eppure avvolgente.

E’ un processo di analisi/integrazione affascinante, laddove laicità e sacralità si fondono, ben oltre gli stili  e le epoche.  Nel dipingere la sua “Virgo lactans”, Ambrogio Lorenzetti aveva ripreso la tradizione bizantina della Vergine Galaktotrophousa, con il risultato di esprimere la sacralità di un atto umanissimo per se stesso sacro, mentre  Michael Mallory aveva intuito che lo stesso  Lorenzetti “ha fatto a meno di quasi tutti i dispositivi simbolici e ha concepito l’immagine esclusivamente in termini di gesti e azioni umane. La Vergine, che guarda teneramente al suo figlio, diventa in questo dipinto l’incarnazione dalla maternità, sia umana che divina, mentre il Bambino, che scalcia e si dimena, afferma l’elemento umano della doppia natura di Cristo”.

Su questi percorsi ci aiuta una ricca tradizione poetica, impegnata, nel corso degli anni, a cogliere la magia del Natale.

I Re Magi

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.

(Gabriele D’Annunzio)

Prologo di Natale 

Eco degli Angeli che cantano Exultasti
Nasce il silenzio da molte quiete
Così la luce delle stelle si tesse in corde
Con cui le Potenze di pace fanno dolce armonia.
Rallegrati, o Terra, il tuo Signore
Ha scelto il suo santo luogo di riposo.
Ecco, il segno alato
Si libra sopra quella crisalide santa.
L’invisibile Spirito della Stella risponde loro:
Inchinatevi nel vostro canto, potenze benigne.
Prostratevi sui vostri archi di avorio e oro!
Ciò che conoscete solo indistintamente è stato fatto
Su nelle corti luminose e azzurre vie:
Inchinatevi nella vostra lode;
Perché se il vostro sottile pensiero
Non vede che in parte la sorgente di misteri
Pure nei vostri canti, siete ordinati di cantare:
“Gloria! Gloria in excelsis
Pax in terra nunc natast”.
Angeli, che proseguono con il loro canto:
Pastori e re, con agnelli e incenso
Andate ed espiate l’ignoranza dell’umanità:
Con la vostra mirra rossa fate sapore dolce.
Ecco, che il figlio di Dio diventa l’elemosiniere di Dio.
Date questo poco
Prima che egli vi dia tutto.

(Ezra Pound) 

Natale

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.

Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

(Salvatore Quasimodo)

Sono le poesie e le creazioni artistiche  il  segno di un’aspettativa che si rinnova. E sono  – in fondo – il grande dono del Santo Natale. Un dono  che va ben oltre le contingenze mondane e gli auguri d’occasione, invitandoci a vedere la Natività come il principio di tutto e  a viverla ogni giorno dell’anno. Stupiti di fronte ad un’opera d’arte. Avendo nel cuore l’emozione di una poesia. Con la semplicità di un bambino.

Autore

Giornalista e scrittore, a partire dalla seconda metà degli Anni Settanta ha collaborato alle principali pubblicazioni dell’area anticonformista. Dal 1990 al 2000 ha fatto parte della redazione del mensile “Pagine Libere”, specializzandosi in tematiche economiche e sociali, con particolare attenzione alla dottrina partecipativa. Scrittore “eclettico” ha al suo attivo diversi saggi dedicati al sindacalismo rivoluzionario e al moderno movimento delle idee. Tra gli ultimi libri: L’Idea partecipativa dalla A alla Z. Principi, norme, protagonisti (2020), La Rivoluzione 4.0 (2022). E’ direttore responsabile del trimestrale “Partecipazione”. Dal 2017 al 2022 è stato componente del CdA della Fondazione Palazzo Ducale di Genova. Dal marzo 2023 fa parte del CdA del MEI (Museo dell’ Emigrazione Italiana).