Fare letteratura significa, a mio avviso, calarsi con occhio acuto ed empatico, sia nei dissidi interiori che attraversano l’animo umano, sia nella disgregazione sociale , culturale che vivono o hanno vissuto gli individui dando voce , così, alle loro problematicità, a ciò che ad essi non è riconosciuto in modo equo. La letteratura è, dunque,specchio dello status morale e sociale dell’ uomo: Volponi è stato uno scrittore attento al lavoro degli operai nell’ambito della realtà industriale del suo tempo; ci ha offerto un’analisi compiuta dell’architettura industriale nel quale l’operaio era impiegato.
Prima di calarmi nell’ argomento, vorrei focalizzarmi sul fatto che, oggigiorno, si discute e si scrive poco circa Volponi. Nei programmi scolastici , a volte, si sorvolano gli autori degli anni ’50-’60 del Novecento, in quanto si ritengono, erroneamente, “minori” o, forse, non si ha il tempo giusto per affrontare analiticamente il ‘900 letterario. È bene osservare che,anche attraverso la letteratura si forma il pensiero di un individuo e, di conseguenza, la criticità è figlia di un pensiero filosofico, letterario, storico-culturale.
Infatti, da una lettura attenta, possiamo scoprire che ,con Volponi, siamo di fronte a un tipo di intellettuale diverso, o meglio “nuovo” , che si rapporta con la realtà industriale e produttiva della società del tempo; egli, dunque, inaugura un filone letterario che fa i conti con codesta realtà.
Paolo Volponi nacque ad Urbino nel 1924, frequentò il Liceo Classico “Raffaello Sanzio”e, poi, si laureò in Giurisprudenza presso l’Università della città natale. Nel 1950 incontra Adriano Olivetti e, infatti, lo scrittore, nel 1956, in veste di direttore dei Servizi Sociali,entrò nella Olivetti di Ivrea; in seguito, nel 1972, passò alla Fiat. Nel 1975 aderì al Partito Comunista Italiano diventando , poi, senatore nel 1983. Ad oggi, lo riverberiamo in qualità di scrittore- in virtù della sua illustre importanza nell’ ambito della letteratura del Novecento- ma, anche per essere stato un importante poeta e senatore della Repubblica nel 1983 e nel 1992.
Nel 1948 viene pubblicato “Il ramarro” , una raccolta di poesie calate tra Ermetismo e Neorealismo; in seguito, fu pubblicata l’opera intitolata “Le porte dell’Appennino”,grazie alla quale ricevette il premio Viareggio.
Nel 1975 a causa di un conflitto ideologico con l’azienda- Volponi assunse , esplicitamente, posizioni di sinistra-dovette abbandonarla. Così, entrò a far parte del gruppo di Rifondazione Comunista.
Lo scrittore tra il 1948 e il 1960 esordisce come poeta e, in seguito, giunge alla narrativa con il romanzo “Memoriale”, un’opera che riflette sul rapporto tra operai e imprenditori in un sistema capitalistico opprimente: tempestivamente si coglie l’originalità del romanzo, vale a dire il fatto che la voce narrante non è un intellettuale,ma un operaio che vive il mondo dell’industria.
Lo scrittore rappresenta la condizione del mondo operaio: è ormai lontano dal populismo del Neorealismo, volto ad evidenziare gli aspetti positivi del proletariato.
Da sottolineare che, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, in Italia la letteratura vive delle trasformazioni e lo scrittore appare sempre più coinvolto in esse. Nella penisola assistiamo a un cambiamento che riguarda il ruolo sociale dell’intellettuale; quest’ ultimo diventa un salariato dell’Industria culturale (editoria, giornali ,cinema), perdendo ,de facto, la sua libertà di pensiero- prerogativa importante in altre epoche. Colui che tiene presente il rapporto tra letteratura e realtà industriale è, ad esempio , Elio Vittorini , il quale si rivela essere molto sensibile nel percepire i cambiamenti del momento storico-culturale e attento a individuare i problemi della società dell’epoca; infatti ,egli fonda e dirige ,con Italo Calvino, la rivista “Il menabò”, il cui numero 4 è interamente dedicato al legame letteratura -industria.
Come già accennato poc’anzi, nella seconda metà del Novecento, la letteratura diventa uno strumento atto a cogliere i mutamenti antropologici provocati dal sistema industriale. Nel 1961 sulla rivista “Il menabò” comprare un articolo in cui sono esposte le tesi di Vittorini: si apre, così , un dibattito sui rapporti tra cultura e industria. Da ciò si profila una produzione letteraria che è propensa a rappresentare il mondo delle fabbriche da parte di scrittori vicini alle tematiche sociali, molti dei quali impegnati presso l’Olivetti. Presidente di questa azienda è Adriano Olivetti,che dà vita a un programma che tende a inserire gli intellettuali nella realtà dell’Industria, per favorire un nuovo modo di impostare il rapporto tra cultura e lavoro.
Il “Memoriale” di Volponi fu pubblicato nel 1962; protagonista del romanzo “Memoriale” è Albino Saluggia: si tratta del suo protagonista-narratore, ovvero un contadino del Canavese assunto a lavorare in una grande industria meccanica di Ivrea ,che si rivela essere un folle, perché soffre di mania di persecuzione, ma anche un inconsapevole della sua malattia. Egli, attraverso questa ottica, ci rappresenta tutta la vita della fabbrica mettendo in evidenza la condizione oppressiva, alienante che si nasconde nel contesto industriale.
Nel dettaglio, Albino Saluggia ,nel ’45 ,dopo la seconda guerra mondiale, nel tornare in Italia emergono tutti i suoi “mali”. Si nota, però, che questo male ha origini remote, deriva dal legame con la madre, odiata e ,contestualmente, amata. È affetto del complesso edipico che scatena anche l’impossibilità di concretizzare un rapporto con il sesso femminile.
Pasolini giudicò ciò come una omosessualità inconscia del protagonista.
Insomma, ci sono tanti strati di verità alla base della sua nevrosi:
Albino, dunque, in Italia svolge il lavoro di operaio; è malato di tubercolosi e dai medici della fabbrica sovente è mandato in sanatorio; nonostante ciò la fabbrica ,quando non lavora ,gli passa un sussidio. Con gli altri operai ci sono relazioni fredde e distanti, tranne con Grosset, abbastanza comprensivo nei suoi confronti. Grosset gli consiglia di non fare del lavoro, della fabbrica, la sua ragione di vita e di non considerarsi un perseguitato. Nel momento in cui partecipa a una rivolta sindacale, viene licenziato.
In sanatorio Albino incontra donne impure: egli, dunque, non accetta di avere un rapporto intimo senza amare. Le donne in sanatorio, invece, lo deridono perché egli cerca un amore vero, autentico.
Secondo Moravia “le donne sono buone con l’uomo di cui si innamorano e cattive con l’uomo di cui non sono innamorate”.
E,quindi, tenendo anche conto della citazione di Moravia, queste donne non possono amare Albino, al quale mancano gli strumenti culturali- conoscenza della psicanalisi -per portare alla luce il suo incoscio.
Inconsapevole dei suoi mali, della sua nevrosi, dunque, si punisce autonomamente con la tubercolosi.
Ma , nel romanzo, conosciamo anche un Albino superstizioso: parla , a un certo punto, di un medico- mago a cui si è rivolto.
Il Memoriale, infine, si chiude così:” A quel punto ho capito che nessuno può arrivare in mio aiuto”.
Citazione amara, come se per Volponi il male morale non si potesse estirpare dal mondo e come se non ci fosse motivo di rigenerazione, affinché il male venga messo da parte.
Albino, dunque, è un “diverso” : è ,e, sta in un mondo: mi viene in mente un filosofo che ho tanto adorato durante gli studi liceali e universitari: Heidegger,infatti,discute sull’essere-nel-mondo, focalizzandosi sulla “Geworfenheit” -gettatezza. Cioè, Heidegger ci spiega che l’essere è gettato( una comune condizione esistenziale dell’ uomo): Albino, quindi , è gettato in un mondo che lo opprime, ovvero il mondo della fabbrica.
Un’ altra lente per esaminare il romanzo è offerta dal complesso Edipico e dalla psicanalisi che ci rimandano al legame con la madre e all’ omosessualità inconscia(Pasolini): la sua incapacità di costituire relazioni con il sesso femminile è alla base delle teorie di Freud sul complesso epidico.
Una visione della realtà industriale è presente anche nelle opere di autori non facenti parte dell’ambiente dell’Olivetti .
A tale proposito ricordiamo Goffredo Parise, i cui romanzi mettono in evidenza ,in chiave allegorica, la condizione dell’uomo moderno, oppresso dalla violenza del potere economico. Egli, infatti, al centro della sua opera “Padrone”, rappresenta un individuo abbrutito dal sistema capitalistico.
Volponi sa analizzare bene il mondo che lo circonda e, in questo senso, fa letteratura; una letteratura che diventa una specie di satira sociale, che osserva e non abbandona “diversi” che, poi, sono i più autentici, come Albino.
Volponi abbraccia, ideologicamente, il comunismo, unico spiraglio di luce delle masse per affrancarsi dal capitalismo.
Da notare che, Volponi, nonostante ciò, sostenne che fosse positivo il boom economico e la connessa industrializzazione che l’Italia si trovava a vivere tra anni Cinquanta e Sessanta, motivo per il quale lo portò a contrastare sovente con Pasolini. Ciò che voleva Volponi era l’esigenza di un mondo giusto, razionale, in cui gli operai non fossero un complemento della macchina. Volponi osserva il mondo industriale e l’Olivetti gli permette di “far entrare” la letteratura nella fabbrica.
Nel “Memoriale” Volponi tocca una rosa di tematiche universali quali, i conflitti psichici , l’ alienazione degli operai, il contesto sociale in cui vivono; traccia un ritratto della condizione umana in un determinato contesto. Ancora oggi, questo romanzo è molto attuale, offre vasti spunti di riflessione importanti, permettendo – a quanti si imbattono nello studio di esso-di creare analogie e differenze tra passato e presente.
L’uomo è ancora un “Albino”, cioè gettato nel mondo (alla Heidegger)e oggetto di alienazione del suo lavoro ? L’umanità – ad oggi in possesso di maggiori strumenti culturali per comprendere la psicanalisi e i processi ad essa connessi-è riuscita a diventare specchio del suo inconscio e a superare dissidi interiori o è , al contrario, ancora vittima di essi? Credo che qualche passo in avanti sia stato compiuto e sono fiduciosa che l’uomo- grazie all’informazione e a un livello culturale che il mondo chiede- non sia più un “essere-gettato-nel-mondo”.
