L’articolo parte dal libro intitolato “Pilatismo”, basato su una ricerca personale dell’autore, che sostiene che Ponzio Pilato vivesse a Venafro al tempo di Giulia, figlia dell’imperatore Ottaviano Augusto e del marito Agrippa. Secondo la leggenda infatti, Ponzio Pilato era di origini sannite, quindi è possibile considerarlo il personaggio storico più importante ed eminente del Sannio sin fino ai giorni nostri.
Ponzio Pilato è stato un funzionario e militare romano, che fu prefetto della Giudea per circa un decennio durante il regno di Tiberio, negli anni intorno al 30. È ricordato principalmente per il ruolo che le fonti cristiane e Tacito gli attribuiscono nel processo di Gesù e per le leggende fiorite nei secoli successivi, che arrivano a considerarlo santo e un martire: per tale motivo è ricordato come martire dalla Chiesa copta e come santo dalla Chiesa etiope.
Le fonti antiche che parlano di lui sono due autori giudei del I secolo, Flavio Giuseppe e Filone di Alessandria, e un autore romano del II secolo, Cornelio Tacito. Flavio Giuseppe ne parla nelle opere “Guerra giudaica” e “Antichità giudaiche”, in cui lo descrive come un governatore crudele e sanguinario, che provocò diverse rivolte e massacri tra gli ebrei. Filone di Alessandria ne parla ne “L’ambasceria a Gaio”, in cui lo accusa di aver introdotto degli scudi con l’immagine dell’imperatore nel tempio di Gerusalemme, suscitando lo sdegno dei giudei. Tacito ne parla negli Annali, in cui lo cita come colui che condannò a morte Gesù, definito il fondatore di una superstizione che si diffuse in Giudea e poi a Roma.
L’unico reperto archeologico che attesta l’esistenza di Ponzio Pilato è un’iscrizione in latino trovata a Cesarea di Giudea nel 1961, che riporta il suo nome e il suo titolo di prefetto. L’iscrizione fa parte di una stele dedicata all’imperatore Tiberio, probabilmente in occasione della costruzione di un edificio pubblico.
Le origini di Ponzio Pilato sono incerte e oggetto di diverse ipotesi e leggende. Alcuni studiosi ritengono che fosse di origine sannita, basandosi sul suo cognome, che potrebbe derivare da pilum, un giavellotto usato dai guerrieri sanniti. Altri lo collegano alla famiglia dei Pontii, una gens romana di rango equestre.
Secondo gli studiosi Graziano Paolone e Angelo Panzone nel loro libro “Io, Ponzio Pilato di Bisenti” con molta probabilità Pilato nacque proprio a Bisenti, in provincia di Teramo, come sostiene anche l’omonima leggenda e dunque era abruzzese di nascita. La leggenda di Bisenti narra infatti che Pilato provenisse dalla famiglia Sannita dei Ponzi, ed in particolar modo fosse un discendente di un certo Ponzio Aquila, responsabile a sua volta di essere tra i complottisti che organizzarono l’uccisione di Giulio Cesare.
Conseguentemente al cesaricidio, Ponzio Aquila fu mandato poi in esilio proprio a Bisenti, ove già a quel tempo vi viveva una comunità di genti semite, che quindi si tramandava tradizioni tipiche semite, dunque anche giudaiche e parlavano lingue collegate al ceppo linguistico semitico, come nel caso di arabi, ebrei e cananeo-fenici.
Più in particolare, Bisenti faceva parte di quel territorio noto appunto col nome di Palestina Picena, ove veniva parlato anche l’aramaico. La Palestina Picena era infatti il nome dato ad una zona dell’Italia centrale, lungo la costa adriatica, che era abitata da popolazioni di origine semitica, provenienti dalla terra di Canaan, che si erano stabilite lì dopo la distruzione del primo tempio di Gerusalemme nel 586 a.C.
Bisenti faceva parte quindi della Palestina Picena e sempre secondo la leggenda locale non solo era il luogo di nascita di Ponzio Pilato, ma anche il luogo ove Pilato imparò l’aramaico e le usanze semitiche durante la sua giovinezza. Questa sua conoscenza gli avrebbe permesso poi di ottenere la carica di governatore della Giudea sotto Tiberio.
Per quanto concerne le origini sannite dei Ponzi, la prima traccia scritta che li riguarda nella storia Romana la si rinviene in Tito Livio, a proposito della seconda Guerra Sannitica. Livio cita esplicitamente Erennio e Gaio Ponzio quali condottieri Sanniti, annoverando Bovianum come città più forte del Sannio. È molto probabile quindi che Ponzio Aquila, menzionato nella leggenda di Bisenti quale antenato di Ponzio Pilato, ed appartenente al rango militare possa essere stato a sua volta un discendente di Erennio e Gaio.
Potrebbe benissimo darsi infatti che la stirpe dei Ponzi, avendo già guidato le Guerre Sannitiche, avesse poi ricoperto un ruolo simile anche nella più tarda Guerra Sociale, ed in ultimo nel cesaricidio, come vuole proprio la leggenda di Bisenti. Ai primordi dell’espansione Romana nella penisola italica infatti, i Sanniti si mostrano sin da subito i più acerrimi nemici dei Romani, che però ottennero la meglio su di loro proprio nella seconda Guerra Sannitica, capeggiata appunto dai sanniti Erennio e Gaio.
È doveroso ipotizzare che i Ponzi acquisirono la cittadinanza Romana proprio a seguito della Guerra Sociale e poi successivamente complottarono contro Cesare, per restaurare la Repubblica, ed infine furono mandati in esilio a Bisenti, come sostiene appunto l’omonima leggenda.
Ciò sarebbe ulteriormente comprovato dalla partecipazione ancora una volta di un certo Ponzio Telesino quale condottiero dell’esercito Sannita durante la Guerra Civile romana che seguì la Guerra Sociale, per paura da parte delle popolazioni italiche di perdere i diritti di cittadinanza appena acquisiti al termine proprio della Guerra Sociale.
Nonostante tutto ciò però, è difficile stabilire con certezza che Ponzio Pilato fosse effettivamente un discendente di Erennio e Gaio Ponzio, anche per via di un altro illustre Ponzio, Cominio. Il nome di Ponzio Cominio compare infatti nella cronistoria Romana di Tito Livio addirittura prima ancora delle Guerre Sannitiche, ossia antecedentemente a quando i Romani si incontreranno e scontreranno per la prima volta contro gli stessi Sanniti.
Ponzio Cominio combattette infatti al fianco del tribuno consolare Marco Furio Camillo contro i Galli, ben prima dunque delle Guerre Sannitiche, liberando Roma dall’assedio nemico e pertanto non poteva che essere egli stesso un patrizio, alla pari di Camillo o un equestre. La guerra contro i Galli di Camillo e Cominio fu di tale e vitale importanza per Roma che Camillo, a seguito della vittoria Romana, fu onorato col titolo di Pater Patriae, ossia il secondo Romolo, quindi secondo fondatore di Roma.
Dunque, nota l’importanza di un simile Ponzio per la storia Romana, contrapposto ai Ponzi nemici Sanniti, come è possibile concludere con certezza che Pilato fosse un discendente Sannita di Erennio e Gaio anziché Romano, discendente di Cominio? Temo a questa domanda non vi sarà mai una risposta definitiva. È solo possibile speculare che quantunque Ponzio Cominio non fosse stato un patrizio o un equites, è probabile che egli possa essere stato un esule Sannita e abbia trovato poi asilo presso Roma, prestando in seguito il suo servizio militare al fianco di Camillo.
Non da meno comunque ancora oggi, ad Isernia, in Molise in una piazzetta del centro storico, nei pressi di altre rovine Romane è possibile ammirare una graziosa fontana urbana, composta da blocchi in pietra scolpiti e riciclati sempre di epoca Romana. Si tratta della fontana Fraterna o fontana delle Sette Cannelle, in cui è possibile rinvenire un blocco di pietra con l’iscrizione Pontius chiaramente leggibile. Appare assai evidente come possa trattarsi di un sarcofago funerario di epoca Romana, come tanti altri conservati nel museo archeologico in loco.
Ciò nonostante, non è ovviamente possibile far risalire a quale dei Ponzi possa effettivamente appartenere il sarcofago, in virtù di quanto detto sino ad ora, benché agli isernini piaccia pensare che si tratti proprio di un chiaro richiamo a Ponzio Pilato. Dopotutto, se fosse vero che Ponzio Pilato era di origini sannite, conoscendo l’astio ed il disprezzo dei Sanniti per il dominio Romano, nonché la conseguente presa di posizione a favore della restaurazione della Repubblica col cesaricidio da parte dei Ponzi, anche l’operato di Pilato in Giudea dovrebbe risultare più chiaro.
Ancora oggigiorno a Venafro, cittadina del Moli-Sannio in provincia di Isernia, è possibile osservare le mura ciclopiche sannite, tipiche proprio di quell’era delle prime colonizzazioni da parte di popoli provenienti dal Medio Oriente e che giunsero nella penisola italica a mezzo navigazione. Successivamente alle Guerre Sannitiche, Venafro sarà inglobata nei possedimenti Romani a tal punto che l’imperatore Ottaviano Augusto vi invierà la figlia Giulia ed il marito Agrippa avendo ordinato la fondazione proprio a Venafro della cosiddetta Colonia Giulia.
Ancora oggi e sempre a Venafro infatti è possibile osservare l’epigrafe originale Romana con cui Ottaviano Augusto ordina la fondazione della Colonia Giulia, assieme ad altri importanti documenti come la tavola delle leggi dell’acqua conservati presso il locale museo archeologico. Dopo il cesaricidio infatti a Roma scoppierà un’accesa lotta per la successione di Cesare, ed in particolare tra Ottaviano Augusto, nipote di Giulio Cesare e Marco Antonio, il generale con cui Cleopatra si era risposata e avuto anche dei figli proprio a seguito dell’assassinio di Cesare.
Ottaviano Augusto sconfiggerà Marco Antonio in Egitto e Cleopatra si toglierà la vita, ma solo grazie al supporto e l’aiuto del suo fidatissimo generale e leale amico d’infanzia Agrippa, cui in segno di riconoscimento darà in sposa la sua unica figlia, Giulia per l’appunto, benché fosse di quasi venticinque anni più giovane e i due si trasferiranno per a Venafro, nella neo-proclamata Colonia.
Vi sono a Venafro infatti notevoli testimonianze del passaggio proprio di Agrippa e Giulia, oltre ovviamente all’epigrafe che istituisce ufficialmente la Colonia da parte dello stesso Ottaviano Augusto. Eppure, contemporaneamente a Giulia e Agrippa è molto probabile che a Venafro vivessero anche Ponzio Pilato e la moglie Claudia.
Nel contesto urbano Romano della Venafro del I secolo d.C. infatti è palese come la domus rinvenuta con i caratteristici mosaici pavimentali intatti e raffiguranti la stella di David non possa che essere appartenuta a Pilato. Tale ipotesi è anche rafforzata da alcune tracce nella cronistoria Romana che confermerebbero tale attribuzione di proprietà di Villa Pilato ai coniugi Ponzi, come diremmo oggigiorno.
Sia da Nicola di Damasco che Giuseppe Flavio si apprende infatti l’incidente di Giulia nel quale perse quasi la vita cadendo da cavallo mentre si accingeva a raggiungere il marito Agrippa stanziato ad Ilio, un altro nome per indicare l’antica città di Troia. Giulia ed Agrippa visitarono infatti assieme le province orientali dell’impero, facendo visita di persona ad Erode il Grande, l’allora re di Giudea, proprio solo pochi anni prima che Ponzio Pilato fosse nominato prefetto di Giudea.
Dovrebbe quindi apparire a questo punto quasi del tutto impossibile come Agrippa, Giulia e Ponzio Pilato non si conoscessero e non fossero addirittura vicini di casa proprio a Venafro, come affermato poc’anzi. Inoltre, è possibile rinvenire ulteriori testimonianze della diffusione della cultura ebraica sempre nel Sannio antico e proprio al tempo di Pilato, grazie al rinvenimento di un frammento scritto in lingua ebraica ed attualmente esposto presso il museo del Sannio a Benevento.
Leggende a parte infatti, ormai è certo però che Pilato risiedesse a Venafro, a pochi chilometri da Isernia, in pieno territorio Sannita e proprio al tempo di Giulia e Agrippa, quindi sotto Augusto e Tiberio, dunque quando era già un uomo maturo e non più un ragazzino nato e cresciuto a Bisenti.
