La Cina apparentemente distante dall’attacco in Iran, sostiene che Israele deve essere disarmato per evitare un escalation globale affinché non si degeneri in una Terza Guerra Mondiale, possiamo ritenere questa esternazione, una posizione alquanto pacifista, volta a limitare gli attacchi in Medio Oriente, e a ridurre i colpi bassi che stanno divenendo un vero punto di rottura globale e di confusione per le leadership anche asiatiche.
Un vero e proprio cessate il fuoco per indurre ad un riallineamento globale delle alleanze, a causa degli effetti sprigionati da una delle peggiori crisi energetiche globali, una richiesta di disarmo che si suole pronunciare attraverso una via diplomatica senza forme di pressioni ne tattiche ne strategiche, al fine di influenzare non solo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma l’intera regione Medio Orientale, alla luce di un intervento internazionale, dove tutti si possano rivedere e tirare un sospiro di sollievo.
Una vera interferenza politica e commerciale, pronunciato da una Nazione quale quella cinese , che mai ha sostenuto storicamente posizioni di contrasto con partners frontalieri e che mai ha interferito in azioni belliche oltre la sua giurisdizione, ma in questa circostanza, la chiusura dello Stretto di Hormuz, sta minacciando anche la sua sicurezza energetica, e anche la sua stabilità economica, mettendo in pericolo il mercato globale, la sua esposizione e la sua crescita interna.
La saggezza cinese si rende consapevole che la volatilità diplomatica delle grandi potenze sta divenendo simile a quella dei mercati finanziari, non più in grado di sopravvivere sotto un costante rischio geopolitico di portata globale, dove la battaglia fisica dei Paesi del Golfo può coinvolgere, e intrappolare l’intero sistema, una frattura senza ritorno, e senza precedenti da cui nessuna leadership ne può risorgere senza peccato.
La Russia invece trova una sostanziale via di commercializzazione ha solo da guadagnarci dal conflitto in corso dopo la decisione americana di revocare parzialmente e temporaneamente le sanzioni sul petrolio russo applicate dalla crisi ucraina, sia dirette che indirette, consentendogli, di riprendere a commerciare tutto il petrolio che la Russia deteneva bloccato in mare, un punto di contrasto al blocco di Hormuz. Certamente i soldi in incasso serviranno alla Russia come respiro per continuare il conflitto in Ucraina, liberandosi dalle restrizioni statunitensi applicate alle sue compagnie petrolifere.
Mentre Zalenski offre a fronte di nuovi finanziamenti americani per sostenere la crisi ucraina, la conoscenza tecnica di un sistema di contrasto ai droni iraniani usati dai russi ed ora applicati contro gli Stati Uniti e al contempo decide di usare i robot umanoidi per affiancare e sostituire i soldati in alcune missioni rilevanti. Un sistema tecnologico avanzato statunitense dove l’AI fa da padrone eludendo l’emotività, robot dotati di armi al pari degli umani. Un precedente che segnerà il futuro in maniera irreversibile se non ci poniamo rimedio. I robot imparano la guerra e la riverseranno contro l’umanità in tempi futuribili, e impennano il Trend finanziario.
Il paradosso dell’attacco all’Iran, potrebbe in aggiunta permettere alla Cina di agevolarsi, con la commercializzazione delle navi petroliere che percorrono lo Stretto di Hormuz di commercializzare il petrolio non più in dollari ma in Yuan, una de dollarizzazione spinta e precostituita dove l’Iran in accordo con la Cina indurrebbe alla riduzione del valore del dollaro, e la sottomissione dell’intero sistema globale, cosa che non era ancora accaduta dai tempi dei Brics, per cui il sistema del petrodollaro potrebbe fallire in men che non si dica così la super potenza americana potrebbe indebolirsi in termini reali e finanziari oltre che monetari.
E visto che il sistema del commercio del petrolio potrebbe essere compromesso e con esso il sistema dei fertilizzanti altro commercio implicato nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti si incaricano di compromettere nel conflitto altre potenze, in particolare la Nato che risponde freddamente, non prendendo posizioni. Ma la verità e che siamo difronte ad una crisi non solo regionale ma anche energetica, di trasporti, sanitaria visto la carenza di farmaci oncologici che potrebbe determinarsi per la sospensione di voli a causa di attacchi continui. Una crisi che si sta estendendo con effetto domino in diversi comparti dell’economia e del mercato finanziario globale.
La vera guerra finanziaria cinese si sta evolvendo perché con le sue società finanziarie sta riducendo l’esposizione al debito del Medio Oriente essendo essa una dei maggiori finanziatori del Golfo, infatti sta congelando i prestiti, e ha venduto le partecipazioni nei bond governativi di Arabia Saudita, Emirati Arabi, e Saudi Aramco. Inoltre, ai trader di un’istituzione cinese è stato ordinato di sospendere le operazioni su emittenti del Medio Oriente. E mentre tutto l’occidente guarda il Medio Oriente la Cina circumnaviga minacciosa Tawain, con l’intenzione di appropriarsi in posizione difensiva e definitivamente del mercato dei microchip e porre fine alla sua democrazia senza rimorsi, con effetti dominanti sul sistema digitale mondiale.
Un sistema che sta lanciando controindicazioni, che avranno influenza a livello globale. Le alleanze nei prossimi anni sicuramente cambieranno molto, e la geopolitica finanziaria del Golfo potrebbe già nel breve incidere negativamente, sugli investimenti finora azionati negli Stati Uniti, la perdita enorme di trilioni di dollari non è più un eufemismo, e le ipotesi stanno divenendo realtà, sebbene le relazioni tra Washington e i Paesi del Golfo ancora restano ferree, sia sul piano economico , energetico , e militare mentre incominciano a vacillare sul piano finanziario visto anche lo sfondone basso messo a punto dalla Cina.
Resta evidente, che i Paesi del Golfo valutano di ritirare 6trilioni di dollari di investimenti dagli Usa e bloccare di fatto gli accordi di difesa per 250miliardi di dollari, determinando un’oscillazione reale del sistema azionario del petrodollaro. Mentre l’Europa fredda, senza una leadership prepara uno scudo energetico, anche contro il caro bollette, senza rendersi dimissionaria dalla transizione energetica e dal quadro verde preventivato.
Ma la vera saggezza oltre a quella cinese intenzionata ad un disarmo di Israele è sperare in un controllo finanziario degli Stati Uniti, ormai sotto il dominio della geopolitica mondiale di Trump, dove non si capisce quale sia il nuovo ordine politico, economico e finanziario che intende ricostruire dopo aver disfatto il sistema globale e dire che era ben partito con la sua vittoria elettorale, ma ora anche la presa di Cuba comunista sembra minare la volontà di tutti i suoi alleati a volerlo supportare, a liberalizzare lo Stretto di Hormuz. Certamente Kissinger non avrebbe approvato tanto disfattismo, non avrebbe permesso che l’America distruggesse il suo sogno americano nel breve giro di un anno con il combattimento di sette conflitti propedeutici ad un premio Nobel che non arriverà mai.
Trump si è inserito in un conflitto, che non gli appartiene, quantomeno non appartiene all’America, si rischia un nuovo Vietnam, o un nuovo Iraq, per essere più appropiati, perché di già le motivazioni che hanno innescato l’attacco, non si riscontrano nel conflitto.
Il ribaltone trumpiano per l’opinione pubblica e per i leaders mondiali sa di Regime Change al contrario, è evidente che molti Stati subiscono un totalitarismo o un autocrazia, o sono stati sottoposti a un regime di stampo comunista, di quel comunismo che intese far naufragare il marxismo, e che è doveroso sovvertirli, ma è anche vero che i metodi imperialistici di Israele e quelli convulsivi commerciali di Trump non promettono una distensione nemmeno temporanea nel breve, e ciò è deleterio per l’economia reale e finanziaria.
Siamo al punto tale che l’Iran islamico si difende con ritorsioni pericolose, in quanto adotta cyberattacchi contro obiettivi occidentali, parliamo di veri e propri criminali informatici iraniani, volte a formare un nuovo inizio di una nuova era di guerra informatica, con attacchi alle reti anche israeliane per contrastare così il potere americano. La cyber -ritorsione del regime iraniano è la conseguenza di una difesa disarmante, che porterà a termine, finite strategie e obiettivi configurati come importanti nel sistema occidentale, un’arma che colpisce nel cuore del sistema che può diventare un’arma psicologica perché casuale, e imprevedibile, volta a depotenziare la tecnologia digitale tanto israeliana quanto statunitense.
La vulnerabilità occidentale è dunque messa a dura prova non solo nel digitale, in piattaforme informatiche essenziali per l’AI, e point di sorveglianza per attaccare con droni di nuova generazione iraniana implementati a basso costo. Si sta cercando si seminare il maggior caos possibile, destabilizzando ancor più il sistema sionista americano.
Quindi parlare di disarmo da parte della Cina mi sembra opportuno, ma la distopia della Cina stessa è già in corso a Taiwan e l’occidente sano, ovvero l’Europa dovrebbe prendere posizione in merito, perché essere miope sminuisce l’itero sistema globale e le conseguenze non saranno prevedibili.
La Merkel di recente in un suo discorso alla Matthiae-MAHLZEIT di Amburgo ricorda all’Europa di non sprecare la sua occasione di autonomia e di tornare a relazionarsi con la Russia pur continuando a sostenere militarmente l’Ucraina. Partecipando ai principali negoziati internazionali su un piano di parità con Washington cercando di non delegare la sua autonomia. Ma ora il mondo intero guarda al conflitto iraniano e non si possono prendere posizioni politiche di governance, i bombardamenti israeliani, creano nuovi profughi, come quelli libanesi, oltre un milione di sfollati e la chiusura dello Stretto di Hormuz, anche, perché ci sono profughi energetici e gli attacchi americani alle centrali energetiche iraniane non fanno sperare in una soluzione immediata.
Siamo così concentrati sui conflitti mondiali più esposti, Ucraina, Gaza, e Iran, che non si pone attenzione a quello che succede in estremo Oriente, ovvero a Taiwan, accerchiata dalla Cina, militarmente, dove la tensione nasce sempre più forte silente e dove un tentativo di conflitto potrebbe spegnere ogni azione digitale planetaria. Visto che Taiwan è il regno mondiale dei microchip, le memorie intelligenti, di ogni software, rischiamo l’oscuramento digitale, o comunque un nuovo Regime cinese con un nuovo monopolio digitale.
L’incontro primaverile di Trump con XI Jinping se avverrà, è il più atteso del nuovo ordine mondiale, foriero di spiegazioni commerciali e di accordi non controvertibili tra petrolio e terre rare, al fine di derimere la tensione tra le due super potenze, per un braccio di forze dispiegate, a danno del sistema finanziario globale. Il Medio Oriente non è dunque il fine, ma il mezzo, perché il dragone rosso, non si faccia sottoporre all’aquila americana, che spinge verso un dominio estremo del potere energetico globale.
