• 9 Marzo 2026
Editoriale

L’Europa è sgomenta e trema difronte alle elezioni in Romania e si auspica la non elezione del candidato di destra conservatore George Simion, e come dice Oliver Smith, storico e politologo, gli altri candidati non rappresentano la Romania ma nemmeno le loro fasce di settore politico, mentre Simion incarna la neo-destra, e il neoconservatorismo europeo, sdoganato da Giorgia Meloni. E la Romania sembra il sogno delle ideologie, un’illusione già vissuta dalla Weidel in Germania, ma è evidente che le diaspore e le contradizioni che emergono sono molteplici, e sociologicamente la destra rifonda la sua identità incarnandola in George Simion, uomo di Georgescu ma anche nuova identità politica, speculare ad una Nazione che non vuole fare da cuscinetto ad un Europa progressista ma che nemmeno vuole essere valico di confine per il Mar Nero per le velleità belliche di Putin. Ormai la sinistra in Romania è scesa a semplici elucubrazioni mentali, fuorviata da un mancato senso di appartenenza alla Patria, alla Nazione distaccata dalle esigenze reali del popolo, che vuole anch’esso privo di identità, e rinnegando la sua sovranità pensa di resistere a istanze reali percorrendo una politica immaginaria.

L’ascesa politica di George Simion, laureato in Economia, con un master su “I crimini del comunismo”, va ad intercettare il malumore della gente comune, non dell’élite, fondatore nel 2019 del partito Alleanza per l’Unione dei Romeni, costruisce la sua potenziale carriera su posizioni euroscettiche, che abbandona con deterrenza dopo che il suo partito conquista nel 2024 il 18% confutando le posizioni dei leader tradizionali, e si allinea ufficialmente a posizioni trumpiane, ma l’entusiasmo per il calcio sportivo e l’ortodossia religiosa sono le sue basi per una visione concreta e strategica e gli consentono di costruire un forte legame con la parte conservatrice della popolazione.             

Risultati eclatanti dunque scontati per il leader del partito AUR di destra,  George Simion, attestati intorno al 40.5% che si sfiderà al ballottaggio domenica 18 maggio con il sindaco di Bucarest filoeuropeo, moderato come si definisce, e filoccidentale Nicusor Dan indipendente di centro, riformista volto al cambiamento, all’integrazione europea che guarda ad un elettorato giovane ed urbano, distintosi con il 20.9% e che si pone al secondo posto per le preferenze, dopo Crin Antonescu 22.9%, sostenuto dalla coalizione di governo Psd-Pnl-Udmr, elemento di continuità  e forse in linea con una stabilità istituzionale tradizionale ormai messa in discussione.

È evidente che la Romania sceglie un altro candidato sebbene etichettato nazionalista, resta di estrazione conservatrice e lo fa senza incertezze al primo turno delle rinnovate presidenziali, dopo quelle annullate dalla Corte costituzionale nella precedente tornata per supposte irregolarità finanziarie generate da ingerenze russe, banalmente veicolate su social TikTok, successore dunque di Calin Georgescu che è stato escluso dalla possibilità di ricandidarsi, ma proposto a futuro premier da Simion per ristabilire a suo dire la democrazia, minacciata da un golpe. Tuttavia, le azioni di disturbo cibernetico non si sono fatte mancare a sostegno di una narrativa filorussa, rivendicate dal gruppo NoName057(16), minando la sicurezza dei portali in corso, generando episodi hacker e attacchi informatici predisposti e coordinati sui siti dei ministeri degli interni e della Giustizia e specificatamente del candidato Antonescu.

Un clima elettorale difficile, complesso, dove il diritto al voto indipendentemente dai risultati sta per essere inficiato ancora una volta, nonostante ciò, la partecipazione alle urne non è mancata, parliamo di un 53.16% che ha visto in netto aumento il dato delle precedenti elezioni, sfortunatamente annullate. Sebbene, hanno tentato di far fallire anche questa tornata elettorale, la mobilitazione del voto nazionale, e quella del voto estero ha assunto record assoluti, evidenziando una partecipazione civica lodevole, ma fortemente coinvolta al cambiamento e a sedare la diaspora politica e istituzionale che si è creata, causa precedenti elezioni di novembre.

Un dato politico, che pone la centralità della politica in Romania in un momento storico europeo così determinante, contrapposto ad una forte deterrenza strategica bellica che vede in prima linea le forze Nato.

L’inattendibilità degli exit poll, assurdamente boicottati dagli stessi elettori, che si sono democraticamente rifiutati di dichiarare palesemente il loro voto, hanno reso nulle le proiezioni, quindi, non resta che attendere l’esito diretto delle urne e in particolare del ballottaggio finale.

È evidente che siamo difronte ad una svolta politica, discutibile ed opinabile, ma forzatamente manovrata, da un’ingerenza russa, per destrutturare l’esito elettorale al fine di creare una forza all’interno dell’Europa non opponibile alle sue volontà.

Simion dunque avanza, è il più votato e il più favorito, anche grazie ad una dinamica sociale, scaturita indirettamente dall’esclusione elettorale romena di Calin Georgescu, che lo sostiene indiscutibilmente e palesemente, presentandosi insieme al seggio, suscitate con inganno malavitoso, e gli elettori mostrano dichiaratamente di non cambiare idea e osannano l’erede, che si distacca dal sovranista Victor Ponta, considerato di fama indubbia, patrocinante nel suo operato una corruzione dilagante, ma ormai fuori dai giochi, favorendo con il suo elettorato una possibile rimonta al ballottaggio di Simion.

Simion dice no all’integrazione europea di stampo progressista e dice no anche agli aiuti Ucraina, perché crede nel sostegno già assunto dall’alleanza Nato, al punto tale che viene paragonato ad una sorta di Orban romeno, e solo di recente prende le distanze da Mosca e si consolida come conservatore riformista, molto apprezzato e molto seguito dai giovani dei centri rurali e degli SPAT romeni, centri sociali dove sono soliti votare contro il sistema imperante.  

Dopo le tensioni sociali, l’affluenza cresce e tutti i tentativi di golpe regalano ancora più voti ad una destra sempre più convinta di una rimonta senza precedenti, con prospettive di ballottaggio blindate e sebbene le spinte definite populiste si contrappongono a quelle europeiste progressiste, in realtà sono definizioni volte a confutare una verità che si esplicita con la vicepresidenza di Simion nei conservatori dell’Ecr, nel gruppo parlamentare europeo, quindi ebbene fare chiarezza con dovizia di intenti.  L’estromissione della Corte costituzionale di Georgescu senza una condanna precisa, senza regolare processo, sulla base di ingerenze estere, ha determinato un boomerang degli esiti elettorali, rafforzando Simion, che è considerato “Pericoloso”, per chi lo sostiene, ostile alle politiche della Nato e quindi all’Ucraina, in realtà è una stigmatizzazione di sinistra, non reale, che vuole le destre, tutte, estremiste e poco realiste.

È evidente il gioco attuato e la Russia è fortemente coinvolta, ancor più in un conflitto senza precedenti con l’Ucraina, dove le implicazioni si estendono anche ai paesi limitrofi, come lo è per la Romania e in particolare per la sua esposizione geografica diretta sul Mar Nero, fonte di interesse Russo, dove i diversi stretti turchi consentono l’accesso al Mediterraneo e quindi uno sbarco agevole in caso di prolungamento della crisi. Inoltre, la Romania confina con l’Ucraina e la Moldavia direttamente coinvolte nel conflitto in corso, per una deterrenza europea di integralità territoriale geopolitica, interessi che spingono la Russia, inevitabilmente a destabilizzare i governi e la sicurezza politica di questi territori, sbilanciando le relazioni bilaterali e inficiando le elezioni politiche presidenziali.

In sintesi, essendo la Russia membro anche dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, ha indirettamente il potere di influenzare le relazioni con i paesi coinvolti o limitrofi, con possibili aree di interesse rivolte verso il conflitto russo-ucraino, dove le ingerenze geopolitiche si allargano come maglie di una stessa matrice.

I dubbi affiorano contro la democraticità dell’intero processo elettorale, sia per le elezioni di novembre sia per quelle del 4 maggio e sono dubbi legittimi, allora la democrazia deve sempre rispettare il risultato elettorale? Ovvero il voto elettorale è sacro nella sua integrità democratica?

Ma la vera contraddizione, emergente dai dati politici, e dai dati delle urne e che quanto sta avvenendo è per bloccare anche ulteriormente il ballottaggio del 18 maggio, al fine di impedire che gli estremi, populisti e sovranisti, non arrivano insieme, per evitare derive autoritarie, inclusive, nella democrazia messa in discussione da un golpe marcatamente di stampo tradizionalista.    

La democrazia romena si trova ad un bivio tra sovranismo, neoconservatorismo e progressismo in un Europa ignara, una svolta determinante sull’elezioni del presidente, si rafforza il fronte della destra, che si sta avvicinando a un risultato eccezionale, e sta trionfando la democrazia e il popolo ha finalmente votato in liberà, libertà che vuole essere soppressa, visto che il risultato ha confermato l’erede di Georgescu, sommando i suoi voti a quelli di Ponta, consensi che volano oltre il 54%, ma i brogli di diversa origine anche filoeuropei, non sono finiti,  con incursioni non ancora patrocinate ed esattamente palesate.

Mentre l’Europa, si prepara ad essere di destra, incamminandosi verso un conservatorismo riformista, libero da estremismi autoritari, da imposizioni esterne, per essere un Europa di destra. Ovvero, l’Europa o è di destra o non è.

Il clima resta fortemente teso e circondato da una sfiducia istituzionale che fa presagire una probabile astensione del 50% al ballottaggio del 18 maggio, ma sicuramente non per la frangia di destra, disposta a ribaltare la democrazia, con una controrivoluzione, permeata da un messaggio contrario all’establishment non riformista nei confronti dell’Unione europea. Il paese è in forte fermento, specialmente fra i giovani e nelle aree rurali, dove si avverte la precarietà del futuro e la sudditanza ad un progressismo ecologista, sfuggente alle istanze reali.

Tuttavia le derive autoritarie simboleggiate da una forte contrarietà ai diritti sociali, potrebbero frenare l’entrata del candidato Simion contrario all’aborto e ai diritti Lgbtq+, ma solo nelle città dove lo scontro tra retorica e realtà supera l’avanzata della destra, dove l’immaginario politico di sinistra attecchisce, e forza i dubbi,  ovvero che la Romania che rappresenta il fronte orientale Nato sta rallentando il processo sull’alleanza strategica atlantica, e ritorna il tema della difesa Occidentale e le limitazioni in corso sul Mar Nero, mettendo in discussione l’impegno Usa nella difesa collettiva Nato.

Le variabili che possono inficiare le risultanze del voto e della sua reale riuscita verso la destra sono di carattere preminentemente geopolitico, e il relativo successo di Simion sarà misurato complessivamente anche oltre la spinta populista.

E i romeni si sono svegliati, come annuncia il candidato Simion “oggi il popolo ha parlato. E’ ora di farsi sentire, nonostante gli ostacoli, nonostante le manipolazioni, i romeni si sono sollevati.”

Nel rispetto dei diritti delle minoranze, Simion , vincitore al primo turno delle presidenziali con un dato inconfutabile, come fu a novembre per Georgescu, comunque non si discosta da una politica di alleanza alla Nato, che egli stesso ritiene forte elemento di unione con l’amministrazione Trump, una alleanza necessaria e pragmatica per la Romania, per la Polonia e per tutti gli stati baltici, sebbene una certa retorica filorussa pone la Nato come invisibile aggressore dei confini russi, in un tempo dilatato tanto da allargare le maglie di ingresso nella sua alleanza.

Siamo quindi difronte, se vincerà, Simion, ad una deterrenza filorussa neoconservatrice, fatta di molti membri europei, che oggi riconoscono nella Nato una deterrenza antitotalitaria, e in particolare i Romeni non vogliono più sottostare all’ordine putiniano, forti di una leadership pragmatica.       

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".