• 16 Gennaio 2026
Editoriale

Un traguardo agognato e raggiunto, senza precedenti, Sanae Takaichi diviene prima ministra dell’impero nipponico, di una nazione il Giappone, non facile, guidata irreversibilmente da soli uomini, fino a quando non arriva Lei, la prima premier donna della storia, in un momento altamente critico del paese e della storia globale del pianeta.

Ma la sua identità non lascia dubbi ad equivoci, grazie alle sue posizioni ultra conservative e ultranazionaliste e per giunta revisioniste sull’imperialismo nipponico, e la sua ispirazione dichiarata su Margaret Thatcher, sembra contraddistinguerla,  determinata e diretta, troppo univoca per il formalismo nipponico e per la politica di Tokyo, una conquista agognata a fatica in un Partito liberal democratico, centrista , pacifista e di ispirazione buddhista, che appariva oltremodo scontata con la presidenza dello scorso 4 ottobre, ma rompe la coalizione di governo che durava dal 1999: a causa delle sue visioni ultraconservatrici e revisioniste, contro l’immigrazione, e con l’obbiettivo di aumentare le spese militari e compiti di pulizia contro gli scandali sui finanziamenti pubblici.

Non di meno la sua indole da ex batterista heavy metal, motociclista per natura, e subacquea per sport, hanno condizionato la sua passione per la strategia politica al punto tale da abbandonare lidi sicuri per frontiere non note, cercando altri alleati, come il Partito dell’innovazione giapponese, Nippon Ishin no, spostando dunque il PLd verso destra. Una nuova destra.

La sua natura e le sue passioni la collocano fuori dagli steriotipi del clan politico, e si distanzia da una classe dirigenziale retrogradata e appiattita alle grandi dinastie del paese, i suoi studi di scienze politiche, all’Università di Kobe, e la borsa di studi per gli Stati Uniti all’Università della California le danno la spinta giusta per ideare un modello di democrazia moderna e di politica asincrona al passato, stagista di spicco al Congresso Americano e giornalista poi per una emittente  televisiva la spingono alla sua prima candidatura elettiva nel 1993 quando viene eletta nella Camera bassa del parlamento. E oggi la spingono ad una alleanza atlantica tutta in stile trumpiano, con accordi economici di grande portata.

Libera da alleati dinastici e da patroni si allinea alle correnti più vicine alla destra conservatrice, nonché la vicinanza politica a Shinzo Abe, la trasforma in una figura di spicco, fino a navigare negli affari interni, nella sicurezza economica, accreditandosi come immagine importante nell’intellettualismo conservatore nazionalista. Inflessibile e dura nelle posizioni, cresce immacolata per giungere in una sua visione polita indiscutibilmente irreversibile.

Tecnocrate del revisionismo storico, conquista il paese, non come donna ma come premier costruita e strutturata per quel ruolo, percorrendo un ascesa inflessibile verso un potere polarizzante, plasmato al revisionismo nazionalista nipponico, oggi promuove un’agenda internazionale, ben salda con la strategia statunitense, volta al contenimento della Cina, e nel suo scenario economico volge lo sguardo a Taiwan, per ovviare ad un possibile implemento di crisi globale, punta ad un Giappone sovrano e aperto pragmaticamente ad una crescita del Pil, al fine di rivedere le spese militari in concomitanza delle strategie di difesa.

Conservatrice rigida e identitaria, e guarda alla parità di genere inclusiva con i diritti civili, con l’inflessibilità che la contraddistinguono, contraria persino alla successione al trono nei rami femminili, promuovendo l’avanzamento femminile nelle istituzioni solo attraverso la competenza individuale, solo attraverso il merito, elemento che l’accomuna al fenomeno inclusivo della Meloni premier. In altre parole, una dama di ferro, iper identitaria sui temi di storia , famiglia, e memoria, che passando dal ruolo di manager di stato escludendo per formazione l’ideologia confusa, si approccia ora ad un’alleanza con il Partito dell’innovazione per accedere a forti ambizioni espansive della dimensione fiscale ed esterna del Giappone, e la sua disciplina per un forte stacanovismo al lavoro e al servizio dello Stato la includono in una donna di destra indiscutibile, infatti assume un comportamento fortemente pragmatico necessario visto il tumulto politico in corso, capeggiando anche un governo ora di minoranza dopo le dimissioni dell’ex premier Shigeru Ishiba.

Intelligentemente Lei non si sta opponendo al sistema monetario giapponese, pensando ad una governabilità sostenibile e ad una sua possibile longevità politica, al contrario degli esempi della storia, emulando la Thatcher e assumendo posture e decisioni innovative vicino alla Merkel, funge da primo ministro in maniera esemplare, e la sua postura nazionalista conservatrice la rendono invulnerabile, da possibili cadute, economiche e difensive, il fulcro di un’identità e posizione ultra conservatrice.

Punta alla sicurezza dello Stato e alla disciplina economico fiscale, non di stampo monetario, ma di spesa aggressiva e responsabile, un connubio finanziario mirato alla spesa militare e alla difesa sovrana del Giappone, ma il tutto scevro da misure antinflazionistiche come la sovratassa sul carburante, per proteggere i prezzi e il potere di acquisto. Inoltre, la sua innovazione punta all’efficienza amministrativa per tagliare sprechi e ridurre il numero dei parlamentari, spostando il potere da Tokyo, spinge per una seconda capitale, decentrando la centralità dell’élite.

Una sperequazione tra revisionismo istituzionale, e conservatorismo sociale, per espandere la sua politica oltre la credibilità nazionalista.

Si comporta come l’Europa che pensa alla cyber sicurezza difensiva, in connessione con gli Usa e in clima anticinese, suscitando non poche ilarità, ma la vera novità è l’apertura al dibattito sulla condivisione del nucleare, che ancor più la indispone verso Pechino e si avvantaggia grazie ad una polarizzazione verso gli Stati Uniti d’America. La sua scelta di innovazione la predispone ad una apertura totale verso Trump e le sue politiche, divenendo la Meloni asiatica, prefigurando un’identità di leadership di destra non lontana da una figura pragmatica quale è il primo ministro italiano.

Un effetto polarizzante che fa paura all’Europa della sinistra, perché è sempre più evidente che si sta formando “Un nuovo ordine, una nuova età dell’oro, dell’alleanza nippo-americana”, una lode che Takaichi fa elogiando Trump e proponendolo per il Premio Nobel della Pace, definendolo ”Un uomo di pace” sia per il cessate il fuoco richiesto da Trump tra Cambogia e Thailandia e per la mediazione dell’accordo di pace nella Striscia di Gaza, definendoli “Risultati lodevoli”, in altre parole la premier nipponica crea un apertura senza precedenti verso l’America e verso Trump, tale che questi la emula come un “Delle più grandi prime ministre” ribadendo che ha dato luogo ad un alleato “Del più alto livello” per Washington.

La resilienza delle catene di approvvigionamento di minerali critici e terre rare, con il Giappone consentiranno ed hanno abbassate le pretese cinesi, foriere di un accordo asiatico per Trump che si è rivelato vantaggioso.

E sebbene la prossima crisi finanziaria fa paura all’asset globale, preannunciata come una nuova tempesta finanziaria, il Giappone con un debito pubblico che supera il 250%  del Pil , potrebbe essere travolto, ma grazie alla nuova prudenza fiscale di Takaichi ed una politica di tassi di interessi quasi nulli, con una domanda interna stabile, ed una politica estera espansiva potrebbe reggere ed essere meno vulnerabile, un punto di stabilizzazione differente rispetto al passato ed inferiore rispetto alla Cina che sfiora il 290% del Pil.

Le banche centrali, invece, in particolare la Bce dopo anni di politiche espansive dal punto di vista monetario si trova ora in un cul-de-sac, perché aumentando i tassi per contenere l’inflazione espansiva dal punto di vista energetico e del debito, rischia di inginocchiare i bilanci pubblici degli stati membri, ma se i tassi sono troppo bassi implementano bolle speculative nei mercati immobiliari e finanziari.

Le alleanze con il mondo asiatico e in particolare con la Cina e il Giappone per la Fed, sono indispensabili, e Takaichi allarga le maglie degli investitori stranieri.

I premier mondiali consapevoli di essere nell’era del “Debito permanente” con un rischio recessione notevole, anche da domanda, con la necessità di combattere l’inflazione, che suole spingere verso la stagnazione nel lungo periodo, comprendono che le nuove alleanze asiatiche con nuove politiche concordate da Trump possono essere rivoluzionarie e tattiche per la Fed ma non per il resto dell’Occidente.

Siamo ad un punto che il debito sovrano europeo resta ed è una minaccia geopolitica di portata finanziaria e se per gli Stati Uniti, favoriti dall’acquisto di investitori cinesi e nipponici e anche di paesi dell’America Latina e dell’Africa, ridurranno il rischio di default, l’Europa invece sarà inversamente un cane che si morde la coda, e precipiterà sotto un nuovo shock finanziario traumatizzante.

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".