• 10 Maggio 2026
Itinerari

In una tiepida giornata invernale, un po’ uggiosa e soleggiata, è “ad hoc” una passeggiata tra i vicoli di San Marco dei Cavoti, per osservare la bellezza del borgo che, apparentemente, nasconde tanta storia e cultura. Allora, ci incamminiamo, accompagnati dalla “curiositas”. Stiamo quasi per giungere nel paese del torrone, quando volgendo lo sguardo verso l’alto, sulle pendici di un monte, si scorgono alberi e case colorate, come se fossero un mosaico di tanti tasselli di storia incisa tra le chiese e le alture; dunque, un piccolo borgo costituito da 2911 abitanti, in provincia di Benevento che è lì, per affascinare i nostri occhi. Lo spettatore- visitatore, quindi , è lì come se stesse guardando un dipinto di un artista famoso o meglio una piccola scultura che costellata di colori, storia, tradizioni va scrutata con la luce dell’ anima e trasferita ai posteri attraverso la memoria storica; perché è proprio nel borgo, nei suoi meandri nascosti, segreti, all’ apparenza invisibili, che risiede la sua autentica bellezza. A tale proposito, è bene ricordare la sua funzione storica: i luoghi vicini al borgo erano già popolati in età preromana e il punto di riferimento era Cenna che, come sostiene lo storico Diodoro Siculo, fu alleata dei Romani. Poi, in seguito alla battaglia di Lautulae, fu accerchiata dai Sanniti. Alla distruzione di Cenna, forse causata da un terremoto, nacque il borgo denominato San Severo, che assunse il nome di Toppo di Santa Barbara. Ad oggi, infatti, si possono ammirare sul Toppo i resti dell’ antica San Severo. In anni recenti (1980), in contrada Calisi, presso dei terreni di proprietà, sono stati effettuati dei ritrovamenti archeologici, come le tombe: la Soprintendenza trasferì il materiale in musei e depositi di Benevento.

Nel 1349, a causa del terremoto, i cittadini di San Severo fondarono un nuovo paese. Il feudatario di questa zona era Guglielmo Shabran, anche conte di Ariano e Apice. Il figlio di quest’ ultimo,  facendo delle concessioni, permise che il nuovo insediamento si popolasse. Accadde che nel luogo mise le sue radici una colonia Provenzale di Gap: queste genti, seguendo Carlo I d’Angiò, giunsero in Italia Meridionale. Sorse, così, il centro originario nei pressi della chiesa di San Marco e l’abitato assunse il nome di San Marco; poi, alla denominazione fu accostato “Gavoti” trasformato poi in “Cavoti”, per simboleggiare gli abitanti di Gap, che tra l’altro, ricordano la presenza Provenzale su quel territorio.  In seguito, il feudo dai Shabran passò ai Cavaniglia, insigniti del titolo di marchesi di San Marco dal viceré di Napoli nel 1560. Nel 1656 circa iniziò a  dilagare la peste, con cruda la conseguenza: la popolazione dimezzò e i pochi sopravvissuti si stanziarono fuori dall’ abitato, edificando la chiesa di San Rocco da cui si sviluppò il paese. Molto importante fu ,in loco, l’impegno della comunità monastica dei Domenicani che rimasero fino al XIX secolo. Oggigiorno, non ci resta che ammirare le tracce storiche di quest’ ultimi: due costruzioni , di cui una più a valle e l’altra, invece, adiacente la chiesa di San Carmine. Nel 1800 i Caracciolo ereditarono il feudo dei Cavaniglia e , poi, abolirono il feudalesimo, cedendo molti beni ai Jelardi. Nel 1920 San Marco conobbe una estensione e un importante sviluppo: fu istituita la Pretura e furono condotte svariate operazioni di ristrutturazione dell’ abitato. Nel 1962 il terremoto distrusse il centro storico e , di seguito, attorno ad esso si svilupparono dei quartieri.

In questo borgo scolpito e ammantato da un paesaggio affascinante e verdeggiante, spiccano i luoghi di culto. La Chiesa di SS. Maria del Carmine si trova nella piazza che nell’ antichità era intitolata alla SS.Annunziata e non alla Madonna del Carmine. Nel 1709 i frati domenicani la cedettero alla Congregazione di S. Maria del Carmine. La Chiesa è ricca di affreschi del Settecento.

Nella Chiesa di San Rocco, invece, echeggia una creazione lignea, precisamente, il busto di San Domenico realizzato dallo scultore Tommaso Bucciano. È possibile, inoltre, ammirare architetture storiche come la Torre Provenzale a pianta circolare e in pietra, originariamente adibita a carcere e , poi, come campanile della chiesa di San Marco. Camminando tra i vicoli, si scorge la Porta Palazzo, che consente di accedere alla Piazzetta Vicidomini. Insieme a Porta Palazzo, ci sono altre Porte come Grande e di Rosa che, “illo tempore”, consentivano di accedere al paese. Attualmente, un palazzo nel centro storico ospita il museo degli orologi da torre. L’economia del borgo è in prevalenza agricola, ma si registra una crescita nel settore dedicato al turismo.  Il prodotto tipico locale è il torrone per il quale, in anni recenti, è stata istituita la Festa del torrone. In realtà è anche conosciuto come “croccantino di San Marco dei Cavoti” , croccante e ricoperto di cioccolato fondente. È un impasto di miele, zucchero, vaniglia, mandorle. Insomma, questo borgo consente di vivere uva giornata all’ insegna della cultura, della bellezza architettonica, assaporando la bontà tipica, ovvero un dolce dal sapore unico.

Autore

Originaria di San Salvatore Telesino, laureata in Lettere e Filosofia presso l'Università Federico II di Napoli, si è dimostrata sempre attenta allo studio filologico dei testi letterari e all'aspetto storico-linguistico della lingua italiana. A 21 anni ha esordito con il romanzo introspettivo "Scaffali di ricordi". Attualmente, dedica ampia attenzione agli articoli di impronta storico - culturale e, contestualmente, si occupa di cronaca collaborando con "Il Mattino". Durante i suoi studi ha avuto modo di approfondire la figura poligrafa di Matilde Serao, focalizzandosi sul rapporto tra le tematiche letterarie e i meccanismi narratologici insiti nella sua opera narrativa, in particolare, ne "Il paese di Cuccagna".