• 22 Luglio 2024
Note d'Autore

“Io ero in sul cesso quando arrivò il vostro messo et appunto pensavo alle stravaganze di questo mondo”. L’incipit della lettera che Niccolò Machiavelli indirizzò in data 17 maggio 1521 da Carpi al «Domino Francisco de Guicciardinis », che in quello stesso periodo risiedeva nella vicina Modena come governatore, la dice lunga sui rapporti che intercorrevano fra i due.

A distanza di pochi giorni, in un’altra lettera Niccolò avrebbe esordito così: “Cazzus! Bisogna andar lesto con costui, perché egli è trincato come trentamila diavoli!”

A Carpi, Machiavelli era stato inviato dalle Autorità fiorentine per sistemare una bega insorta coi frati minori del locale convento. Volle dunque mettere al corrente della cosa l’amico, che in quelle zone rappresentava l’Autorità civile. Quest’ultimo gli rispose manifestando meraviglia che, per un’incombenza di così poco peso, avessero scomodato un uomo del suo valore.

Oltre a scherzi, battute salaci e doppi sensi, il nutrito scambio epistolare fra i due spaziò fino ad includere riflessioni di carattere filosofico-politico, confidenze familiari e apprezzamenti sui rispettivi testi, così andando a formare una delle pagine più belle della nostra epistolografia moderna.

Di particolare interesse sono pure le lettere inviate al fratello Luigi da Valladolid, dove Guicciardini si recò nel 1511 in qualità di ambasciatore della Repubblica Fiorentina presso la corte dei Rejes Catolicos. Vi si tessono le lodi dei prodotti del Nuovo Mondo, quali il mais (da lui chiamato “macis”), i chiodi di garofano (“gherofani”) il rabarbaro (“riobarbero”), lo zenzero (“gengovi”) ed il legno aloè.

La lettura delle epistole di Francesco Guicciardini (Firenze, 6 marzo 1483 – Arcetri, 22 maggio 1540) consente di apprezzare la “discrezione” di cui sempre fece uso questo prolifico scrittore, noto per la capacità di discernere i casi della vita e le cose dell’uomo.

Aristocratico di nascita, uomo di fiducia di Casa Medici, il nostro ricevette da Papa Leone X (Medici pure lui) il governatorato di Modena, città turbolenta ed anticlericale da poco strappata al Duca di Ferrara.

Con la sua fama da duro, Guicciardini fece passare la città al setaccio, imprigionando i sospetti di sedizione e facendo decapitare i più esagitati, così riportando presto Modena all’ordine.

Il Pontefice fu tanto soddisfatto del risultato che lo spedì in Romagna a fare il bis, per il disappunto del nostro che se ne lamentò con l’amico Machiavelli scrivendogli: “Non vi potrò dire quanto malvolentieri io vada in Romagna, provincia avviluppata, dove bisognerà mettere mano al sangue”.

Un altro Medici, Clemente VII, lo nominò governatore di Bologna, ma quando la Signoria medicea fu ristabilita a Firenze con la nomina di Alessandro a primo Duca, quest’ultimo volle al suo fianco Guicciardini come consigliere particolare.

Il successivo avvento al potere di Cosimo I gli fece maturare la decisione di ritirarsi a vita privata nella quiete di Arcetri, dove scrisse una per monumentale “Storia d’Italia” improntata a diffuso pessimismo e generale sfiducia nelle capacità degli uomini.

“Guardate quanto gli uomini ingannano loro medesimi: ciascun reputa brutti e’ peccati che lui non fa, leggieri quegli che fa; e con questa regola si misura spesso el male ed el bene piú che col considerare e’ gradi e qualitá delle cose.” (Francesco Guicciardini).

Autore

Docente, scrittrice, autrice di opere teatrali, saggistiche, fondatrice della casa editrice 2000diciassette. Ha ricevuto svariati premi letterari. Nel 2012 edita il romanzo “Ai Templari il Settimo Libro” che pubblica con il gruppo Publiedi-Raieri-Panorama-Si di Giuseppe Angelica. Intanto inizia la stesura del romanzo “Le Padrone di Casa”. Nel 2014 entra a far parte di un progetto europeo che la vede impegnata con il teatro attraverso le opere “Hamida” rappresentata in Belgio e Francia; ancora nel 2016 la seconda opera drammaturgica “Kariclea” messa in scena a Viterbo, Firenze, Grecia, Spagna e Bruxelles.