• 10 Maggio 2026
La mente, il corpo

I confusi tempi che ci troviamo a vivere trasmettono un’ideologia secondo la quale l’essere liberi significhi semplicemente “poter fare”, riducendo l’umana volontà a una sorta di muscolo da esercitare senza un reale scopo se non il soddisfacimento vuoto della stessa. Potremmo parlare forse a quel punto di “libertinismo”, intendibile come l’illusione di agire secondo libertà assecondando però solo gli impulsi del momento, spesso anche imposti dall’esterno, non fondati su basi etiche personali solide. L’esercizio della libertà è infatti un utilizzo strettamente autonomo e personale della stessa, è “autonoma” per dirla nuovamente attraverso termini kantiani; d’altro canto il libertinismo presenta una concezione fortemente “eteronoma”, in quanto dipendente dall’immediato impulso derivante dalle contingenze che ci troviamo a vivere. O, ancora, è forse la contrapposizione antica, già nota ai Greci, del conflitto fra l’agire razionale e quello impulsivo. La libertà autentica emerge solo quando il nostro agire si ancora a una struttura solida, una bussola etica capace di trasformare il movimento erratico e impulsivo in un cammino di senso. Questa bussola si poggia su tre punti cardinali, che conducono a un orizzonte di beatitudine.

LA BUSSOLA ETICA

Tutto comincia dalla Verità, virtù che mi sento di identificare come l’onestà fondamentale verso se stessi nel nostro rapporto con gli altri e la realtà che ci circonda. Dunque, orientarsi secondo verità significa avere il coraggio di guardare i fatti senza i filtri dell’autoinganno o delle aspettative altrui. Seguire la verità dunque, consente di fare scelte lucide: una scelta vera è l’atto di chi non si nasconde dietro scuse, ma riconosce la propria reale vocazione. Dal perseguimento della verità scaturisce naturalmente la tensione verso il Bene. Si è conseguita la libertà attraverso il difficile confronto con la Verità. Tuttavia, una libertà che non cerca il bene è destinata a implodere nell’autoreferenzialità. Scegliere il bene significa riconoscere che non siamo isole: ogni nostra decisione ha un peso morale e un impatto sul mondo. Il Bene è la forza che ci spinge a preferire ciò che costruisce rispetto a ciò che distrugge, ciò che eleva l’altro rispetto a ciò che lo strumentalizza. Questa tensione verso il bene si traduce concretamente nella Responsabilità, il giudice finale che indica l’opportunità di trasferire l’intenzione in azione. Essere responsabili significa accettare che ogni atto trascini con sé delle conseguenze. La libertà autentica è una libertà che sa rispondere alle chiamate della realtà, alle necessità dei vicini, provando a migliorare realmente la società. Senza responsabilità, la libertà è un gioco infantile e potenzialmente pericoloso, con questa diventa la forma più alta di dignità umana. Sembrerebbe dunque che la libertà di scelta si riduca sostanzialmente all’esecuzione di un insieme di doveri utili piuttosto a chi ci circonda che a noi stessi. Tuttavia, per permettere la maturazione di questa visione limitata, la nostra libertà ha bisogno di un orientamento, che credo possa essere ritrovato nella beatitudine: “Beati gli operatori di pace”. Questa promessa trasforma il nostro agire da semplice sforzo etico personale a missione

feconda prima per gli altri, e poi alla fine anche per sé. Scegliere di essere operatori di pace significa orientare la propria libertà non al dominio o alla vittoria personale, ma alla riconciliazione e all’armonia. Al fine di conferire concretezza a un discorso fortemente astratto, sarà utile presentare un esempio di difficile scelta e l’utilizzo della nostra bussola etica; ci si immagini dunque un giovane lavoratore a cui viene offerta una promozione prestigiosa. Il ruolo, però, gli richiede di gestire un progetto che prevede il taglio indiscriminato di fondi per il compenso per massimizzare il profitto aziendale. Qui la libertà del lavoratore è a un bivio: cedere all’impulso del vantaggio immediato (libertinismo) o agire con libertà autentica. Ambedue le scelte sono, almeno legalmente, legittime. Si ricorra dunque alla consultazione della bussola etica. Il primo punto è la Verità: l’onestà intellettuale dissipa la nebbia dell’ambizione cieca,e rende il giovane edotto degli effetti concreti che la sua azione causerà sui lavoratori. Subito dopo subentra il Bene: il giovane comprenderà che un guadagno personale costruito sul danno altrui non è un bene, ma un debito morale che lo renderebbe schiavo del rimorso invece che libero. Infine, la Responsabilità lo richiama al fatto che lui è l’autore delle proprie decisioni: il giovane lavoratore si rende consapevole che dovrà pagare il prezzo della sua scelta: ancora, la Responsabilità è il garante ultimo dell’opportunità di eseguire o meno un’azione. Dopo una attenta e guidata riflessione, il giovane rifiuterà la promozione o tutt’al più proporrà un piano alternativo etico. La sua non è una rinuncia subita, ma un atto di libertà autentica:il libertino avrebbe seguito l’ambizione del successo restando vuoto dentro, il nostro giovane ha usato la sua bussola per costruire un’identità integra e una pace che nessun aumento di stipendio avrebbe potuto comprare. Si orienta, dunque, verso la beatitudine degli Operatori di Pace: capisce che la vera serenità non verrà dal nuovo ufficio, ma dal promuovere un ambiente di lavoro sicuro e armonioso. Concludo con queste mie considerazioni: la libertà autentica non è il fare ciò che si vuole, ma sapere rinunciare agli elementi che potrebbero viziare negativamente il libero agire. In questo senso, mi senso di citare la concezione dantesca della libertà: prima di credere di essere liberi di potere fare ciò che vogliamo, dobbiamo essere liberi da ciò che condiziona le nostre scelte. Se nella concezione dantesca era necessario essere liberi dal peccato, nelle nostre esistenze, certo meno spirituali, ci sarà necessario essere liberi dal condizionamento, dalla vuota aspettativa, dalle illusioni di un successo effimero e dannoso. L’illusione insomma del potere, il quale, nella convinzione di sovrastare l’altro, ci rende spesso strumenti malevoli di intenzioni che crediamo essere nostre ma che in realtà non lo sono. Quando invece ci guidano Verità, Bene, Responsabilità ci radica e la prospettiva della Pace ci guida, allora diventeremo protagonisti consapevoli del nostro destino. Scegliere, in questo senso, non è un peso, ma il privilegio più significativo della nostra umanità.

Autore

Alessandro Ebreo è nato ad Avellino il 30 agosto del 2007. Frequenta il Liceo Classico "Rinaldo d'Aquino" di Montella e il corso di pianoforte al conservatorio "Domenico Cimarosa" di Avellino, esibendosi, in varie occasioni, in ambito accademico. Nel 2023, esordisce come cantante nell'opera lirica "Il barbiere di Siviglia" con l' Orchestra Filarmonica di Benevento. In ambito letterario, un suo componimento poetico, dal titolo "Sacrificio", è stato pubblicato, nel 2023, dalla casa editrice "Delta 3 edizioni", nella raccolta "Parole di legalità". Nel 2024, è risultato secondo classificato al "Premio Ginestra" con un elaborato sul tema della violenza di genere, dal titolo "Il posto che mi spetta".