• 9 Marzo 2026
Letteratura

Intraprendo un viaggio nel mondo letterario, ci permette di venire a conoscenza della vita ingarbugliata e complessa di una scrittrice, saggista britannica, ovvero Virgina Woolf.

<<Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?>>, poi, <<Una donna deve avere denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi>>: passi tratti da “Una stanza tutta per sé”(1929). Virginia Woolf nata nel 1882, iniziò la sua attività letteraria nel 1905, ottenendo un grande successo acclamato dal pubblico e dalla critica. Scrittrice modernista e un’ eminente romanziera del XX secolo che, attraverso le sue opere letterarie, ha lasciato traccia di sé nella sua contemporaneità e in questa dei nostri giorni. Fece parte del Bloomsbury Group e lotto’ per la parità dei diritti tra uomo e donna e , soprattutto, fu un’ attivista delle battaglie femministe. Scrisse per la rivista “Times”, poi, iniziò a dedicarsi alla scrittura romanzesca. Nel 1915 fu pubblicato il romanzo “La Crociera” che, in un primo momento, era stato intitolato “Melymbrosia”. Apportò molte modifiche all’ interno di questa opera, tant’è che la studiosa Louise De Salvo ha pensato che molte trasformazioni testuali siano connesse ai continui mutamenti che l’autrice visse nel corso della propria esistenza. Le sua produzione letteraria è costellata da uno sperimentalismo linguistico e stilistico e dall’ uso della tecnica narrativa, utilizzata anche da Joyce, ovvero il flusso di coscienza. Scrisse molte opere, molte delle quali tradotte in svariate lingue. “La signora Dalloway” pubblicato nel 1925, “Orlando” , “Una stanza tutta per sé”. Ma, nella sua produzione , di notevole importanza è il romanzo “Gita al faro” , pubblicato nel 1922. Qui emerge la forte introspezione psicologica. A dominare il racconto è la storia della famiglia Ramsey ,che vive in una casa in Scozia, sulla collina. Woolf mette in evidenza le tensioni familiari e tutto ciò che che accade quotidianamente.

La famiglia Ramsey è in vacanza sull’isola di Skye. A James viene detto dalla madre che all’ indomani andranno al faro. Il padre, però, nega questa affermazione, perché le condizioni climatiche non saranno buone. Ad andare in vacanza sono anche Lily Briscoe -una pittrice- e Charles Tansley. Lily vive di dubbi inerenti la sua vita, la sua professione di artista.  Nel terzo capitolo, invece, si legge che la famiglia Ramsey è stata colpita da molte morti. Alcuni componenti di essa tornano in questa casa estiva. Il padre di James organizza la gita al faro con il figlio e la figlia Camilla; i due hanno un atteggiamento duro nei confronti del padre. Ma, sulla barca James e il padre vivono un momento di profonda empatia. Il libro si chiude con Lily che porta a termine il dipinto iniziato da molti anni.

Woolf ha elaborato il lutto della madre attraverso la scrittura. Quest’ultima spesso ha curato il suo dolore. Infatti, in un suo diario annotò che <<(…)Ma scrissi il libro molto rapidamente e, quando l’ebbi scritto, l’ossessione cessò. Adesso non la sento più la voce di mia madre. Non la vedo. Probabilmente feci da sola quello che gli psicanalisti fanno ai pazienti. Diedi espressione a qualche emozione antica e profonda>>.

Poi, nel diario il 28 novembre 1928 scriveva: <<(…) Compleanno del babbo…avrebbe avuto 96 anni, sì 96 anni oggi… Grazie a Dio non c’è arrivato…La sua vita avrebbe del tutto distrutto la mia… Niente scrittura, niente libri; inconcepibile…prima pensavo a lui e alla mamma ogni giorno, scrivere Al Faro li ha deposti nella mia mente>>. La scrittrice e saggista utilizzò la scrittura come strumento salvifico, di elaborazione del lutto e dei dolori della vita  vivendo, attraverso di essa, una vera e propria catarsi. La sua vita è stata attraversata da molti momenti di depressione e sbalzi d’umore.  Il marito fondò una casa editrice per farla distrarre e allontanarla dai frequenti momenti di crisi depressive. Tentò più volte di suicidarsi, poi, il 28 marzo  1941, riempendo di sassi le tasche dei suoi vestiti, si lanciò nel fiume Ouse, dove annegò. Di seguito, la struggente  e toccante lettera che scrisse al marito: <<Carissimo, sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili  momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci e non riesco a concentrarmi.  Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. (…) Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita l, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco neanche a scrivere come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la mia felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me e incredibilmente buono. Voglio dirlo, tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere felici più di quanto lo siamo stati noi>>.

La scrittrice, con la sua penna, ha scavato nel profondo dell’ inconscio; ha letto i cuori e le anime. Ha traslato in scrittura i suoi sussulti interiori. Ha amato il marito, è stata scoglio contro le frequenti tempeste. Infine, ha lasciato una traccia di sé nell’ ambito della letteratura del XX secolo, che non perirà mai.

Autore

Originaria di San Salvatore Telesino, laureata in Lettere e Filosofia presso l'Università Federico II di Napoli, si è dimostrata sempre attenta allo studio filologico dei testi letterari e all'aspetto storico-linguistico della lingua italiana. A 21 anni ha esordito con il romanzo introspettivo "Scaffali di ricordi". Attualmente, dedica ampia attenzione agli articoli di impronta storico - culturale e, contestualmente, si occupa di cronaca collaborando con "Il Mattino". Durante i suoi studi ha avuto modo di approfondire la figura poligrafa di Matilde Serao, focalizzandosi sul rapporto tra le tematiche letterarie e i meccanismi narratologici insiti nella sua opera narrativa, in particolare, ne "Il paese di Cuccagna".