• 10 Maggio 2026
La mente, il corpo

Negli ultimi anni, parole come “ansia” e “burnout” sono entrate sempre più spesso nel linguaggio quotidiano. Non si tratta solo di percezioni: i numeri confermano che siamo di fronte a un fenomeno diffuso e in crescita, una vera e propria epidemia silenziosa.

Secondo i dati più recenti, in Italia il problema è ormai strutturale. Il 31,8% dei lavoratori sperimenta forme di burnout, mentre oltre il 73% dichiara di aver vissuto ansia o stress legati al lavoro. Tra i giovani tra i 18 e i 34 anni, quasi 1 su 2 (47,7%) riferisce sintomi riconducibili al burnout.

A livello globale, la situazione è altrettanto preoccupante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che oltre un miliardo di persone nel mondo viva con disturbi mentali, tra cui ansia e depressione. Non a caso, il burnout è stato ufficialmente riconosciuto come fenomeno legato al contesto lavorativo.

“Il burnout è una sindrome derivante da stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo”, spiega proprio l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolineando come non si tratti di una debolezza individuale, ma di una condizione sistemica.

Anche esperti italiani evidenziano la gravità del fenomeno. Lo psichiatra Vittorino Andreoli osserva: “Viviamo in una società della prestazione, dove il valore di una persona è spesso misurato in base a ciò che produce. Questo genera una pressione continua che può sfociare in ansia e burnout”.

Sulla stessa linea, lo psicologo Matteo Lancini evidenzia il peso che grava soprattutto sui più giovani: “I ragazzi crescono con l’idea di dover essere sempre all’altezza. L’ansia nasce anche dalla paura di non riuscire a soddisfare aspettative spesso irrealistiche”.

Il mondo del lavoro contribuisce in modo significativo a questa crisi. Il 44% dei lavoratori si sente stressato, il 31% è emotivamente esaurito e circa 1 su 5 è a rischio burnout completo. La difficoltà di separare vita privata e professionale, accentuata dalla connessione continua e dallo smart working, rende sempre più difficile “staccare”.

Le conseguenze non sono solo psicologiche. Ansia e burnout si manifestano anche con sintomi fisici: insonnia, mal di testa, disturbi gastrointestinali e calo delle difese immunitarie. Eppure, nonostante questi segnali, solo una piccola parte delle persone chiede aiuto.

“La salute mentale è una componente essenziale della salute generale e non può essere trascurata”, ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, invitando governi e istituzioni a investire in prevenzione e supporto psicologico.

Affrontare questa emergenza richiede un cambiamento culturale profondo. Servono ambienti di lavoro più sostenibili, maggiore educazione emotiva e una riduzione dello stigma legato alla richiesta di aiuto.

Ansia e burnout non sono segni di debolezza, ma segnali di un sistema sotto pressione. Come sottolineano gli esperti, ascoltarli e intervenire è il primo passo per uscire dal silenzio.